Arco di Giano al Foro Boario

Arco di Giano al Foro Boario

Arco di Giano

Nell’ambito del programma “Watch Days” che dal 26 maggio al 3 giugno 2017, ha mostrato lo stato dei restauri dell’Arco di Giano insieme all’apertura straordinaria del Tempio di Ercole Olivario (primo monumento in marmo di Roma) e del Tempio di Portuno, (il più antico luogo di culto repubblicano, arrivato ai nostri tempi in ottimo stato)  a cura della Soprintendenza Speciale di Roma, è stato possibile visitare questi importanti monumenti solitamente chiusi al pubblico.

L'Arco di Giano al Foro Boario: Programma dei Watch Days

Programma dei Watch Days

L'Arco di Giano al Foro Boario: Tempio di Ercole Olivario

Tempio di Ercole Olivario

La visita era totalmente gratuita ed era garantita la presenza di un Archeologo.

L’Arco di Giano è ancora in restauro ed è parzialmente ricoperto da ponteggi dove (anche durante la nostra visita) il personale giornalmente continua a lavorare per riportarlo allo stato ottimale, sistemando le infiltrazioni dall’attico, le grappe metalliche che reggevano i marmi, sottratte nei secoli, etc.

L’Arco di Giano infatti  è tuttora chiuso ed in restauro dal lontano 1993, epoca dell’attentato dinamitardo alla vicina Chiesa di  San Giorgio in Velabro.

S.Giorgio in Velabro

S.Giorgio in Velabro

L’area del Velabro, era in antichità una bassa zona paludosa e soggetta ai frequenti straripamenti del Tevere (i muraglioni attuali a protezione del Tevere erano di là da venire), abitata prevalentemente da pastori e dove la tradizione vuole che si sia arenata la cesta con i due gemelli Romolo e Remo, ritrovati dal pastore Faustolo sotto il fico ruminale mentre venivano allattatti da una lupa.

L'Arco di Giano al Foro Boario: Tempio di Portuno

Tempio di Portuno

In questa zona s’istallò già prima della fondazione di Roma una colonia di mercanti greci che importarono anche i loro culti, in particolare la devozione al mito di Ercole invincibile tanto da dedicare ad esso un luogo sacro (L’Ara Maxima di Ercole) i cui resti si trovano nella cripta sotto la Chiesa di Santa Maria in Cosmedin.

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L’Area Massima era l’altare dove Ercole sacrificò i buoi riconquistati dal gigante Caco.

La zona, vicinissima all’approdo sul Tevere dove venne creato un porto fluviale per le merci da e per il Porto di Ostia, diventò un grande mercato per il bestiame, il Foro Boario.

Qui, secondo la tradizione, il gigante Caco, un orrido personaggio antropofago dall’aspetto scimmiesco e con tre teste, che abitava in una caverna in un bosco nel vicino Colle Aventino, rubò alcuni buoi dalla mandria di Ercole, momentaneamente addormentatosi per la stanchezza derivata dal compimento della decima fatica.

Appena sveglio Ercole si mise alla ricerca dei buoi spariti che furbescamente Caco aveva trascinato nella sua grotta per la coda in modo da confondere le tracce, ma un muggito di risposta dei buoi al richiamo di Ercole consentì a costui di ritrovare la grotta rifugio di Caco, con il pavimento reso scivolosa per il sangue e piena di ossa delle sventurate vittime, e uccidere il gigante.

Piranesi: Arco di Giano

Per altri, la caverna di Caco si trovava invece nell’altrettanto vicino Colle Palatino, dove si trovano le Scale di Caco, che mettevano anticamente in comunicazione il Palatino con il Foro Boario e nelle cui vicinanze si trovava la capanna di Romolo). Questo prima che il Palatino divenisse sede dei palazzi Imperiali.

Arco di Giano

Il c.d. Arco di Giano è una grossa costruzione quadrifonte di 12 metri per lato e 16 metri di altezza e si trova a qualche metro dall’Arco degli Argentari.

Tra la vacca e il toro...: Arco degli Argentari

Arco degli Argentari

L’Arco di Giano era una porta di ingresso al Foro Boario per chi proveniva dal Vico Jugario, (così nominato forse per le botteghe artigiane dove si costruivano gioghi per i buoi del vicino mercato) che univa il Foro Romano al Foro Olitorio e insieme svolgeva il ruolo di area coperta dove si svolgevano le contrattazioni del vicino mercato di bestiame durante il cattivo tempo e vi operavano i cambiavalute (argentari).

Mitreo del Circo Massimo: la tauroctonia

Mitreo del Circo Massimo: la tauroctonia

Durante la visita al vicino Mitreo del Circo Massimo, abbiamo visto dei locali (stabula) che servivano da stalle o ricoveri per le bestie che venivano commerciate nel vicino mercato.

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Un Arco simile (quadrifonte o tetrapilo) a Roma è quello di Malborghetto al XIX Km della Via Flaminia che in epoca medioevale fu trasformato in un casale fortificato.

Il c.d. Arco di Giano, è un Arco quadrifonte con la volta a crociera sovrastata da un attico in mattoni rivestito in marmo, ora non più presente in quanto fu demolito nel 1830 nel corso di un restauro (l’Arco era parzialmente interrato), in quanto ritenuto (erroneamente) posto in epoca medievale e pertanto estraneo all’Arco stesso.

L’Arco di Giano era costruito con opera a sacco e rivestito da marmi di reimpiego. Infatti si notano delle fratture agli angoli dei marmi provocate dalla rimozione delle grappe per strapparle da vecchi monumenti in disuso.

Arco di Giano

Arco di Giano

La volta a crociera venne alleggerita con l’impiego di anfore di reimpiego come si può vedere anche nel Mausoleo di Elena (madre di Costantino) sulla Via Casilina, nella zona chiamata appunto Torpignattara (da pignatta), o nella Villa delle Vignacce nel Parco degli Acquedotti  o nel c.d. Tempio della Minerva Medica.

Sulle quattro chiavi di volta ci sono le decorazioni di Giunone, Roma, Minerva e Cerere.

Arco di Giano: particolare delle nicchie

Arco di Giano: particolare delle nicchie

Sulle facciate esterne ci sono una serie di 12 grandi nicchie per pilone (in totale 48 nicchie) con una volta semicircolare a forma di conchiglia rigata al’interno, una cornice con due colonnine su mensole che probabilmente contenevano delle statue.

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La denominazione Giano è del tutto estranea e deriva dalla corruzione del termine janua (porta) fatta in epoca medioevale quando l’Arco venne fortificato e trasformato in torre difensiva, murandone gli accessi e costruendo sopra l’attico una fortificazione in laterizio merlata con feritoie.

Arco di Giano : l'interno

Arco di Giano: l’interno

Questo riutilizzo dell’Arco di Giano in epoca medioevale fu effettuato dalla famiglia Frangipane proprietaria di tutta l’Area, compreso il Circo Massimo e, per un certo periodo, anche del Colosseo (entrato poi nella disponibilità degli Annibaldi).

Secondo un frammento dedicatorio (con la scritta COS) custodito nella vicina Chiesa di S.Giorgio in Velabro, l’Arco di Giano si riferisce o all’Imperatore Costantino o a Costanzo II (figlio di Costantino) per la vittoria sull’usurpatore Magnenzio.

Costanzo II

Probabilmente questo Arco di Trionfo fu costruito da Costanzo II in onore del padre Costantino il Grande.

Sui Cataloghi Regionari (redazione dei monumenti di Roma per Regioni risalente al IV secolo) si ricorda un Arcus (Divi) Costantini, nella Regio XI che comprende il Foro Boario.

Arco di Giano

Arco di Giano

Sotto l’Arco di Giano passa un ramo della Cloaca Massima, la fogna principale di Roma che sbocca nel Tevere in corrispondenza del Tempio di Ercole Olivario.

Da un cancello nelle vicinanze, si può entrare in alcuni cunicoli che portano alla vista dello scarico fognario di grandi dimensioni e dalle acque relativamente limpide in quanto sembra che ci sia a monte un’immissione da una fonte detta di Aqua Argentina o anche di Mercurio che nasce vicino Porta Capena.

Lello

Bibliografia:

F.Coarelli – Guida Archeologica di Roma – Mondadori 2000

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