La battaglia di Little Big Horn

 

Poiché il sito parla di John Martin, sarebbe strano non  parlare dell’episodio che connotò per sempre la sua vita: la Battaglia di Little Big Horn , o, più familiarmente,  LBH.

Esistono decine di siti americani e italiani che parlano della battaglia di Little Big Horn in maniera molto approfondita, alcuni addirittura si dilungano in descrizioni di stupefacente meticolosità (conteggiando anche i minuti tra le varie fasi).

Io non tratterò di strategia militare, del resto ampiamente trattata dagli esperti militari e non approfondirò più di tanto l’analisi ma cercherò di basarmi sulla particolareggiata testimonianza che rese Martin al processo di Chicago del 1879.



 Little Big Horn

. Dopo che era scaduto l’ultimatum (31 gen 1876) ,che il governo federale aveva intimato alle tribù indiane Sioux  che popolavano il territorio delle Black Hills (SD), affinché si traferissero in altre zone loro assegnate, venne incaricato il Gen. Philip Sheridan di obbligarle con la forza al trasloco coatto nei nuovi territori.

Sembra che proprio il Lt. Col. George Custer perlustrando il territorio delle Black Hills si accorgesse della presenza di pagliuzze d’oro sui zoccoli del proprio cavallo.

Comunque sia la notizia del ritrovamento dell’oro in quel territorio scatenò una pressione fortissima sul governo del Gen. Grant affichè la zona fosse liberata dalle tribù indiane che le occupavano, per permettere l’avanzata dei coloni.

Il governo si offrì di acquistare tali territori ma le tribù che reputavano la zona sacra, si rifiutarono di vendere a più riprese.

Il Gen. Sheridan, comandante la Divisione Militare del Missouri,convocò i Gen. George Crook, comandante del dipartimento del Platte e il Gen.Terry, comandante del dipartimento del Dakota, che avrebbero dovuto formare tre colonne per stringere d’assedio le tribù indiane mentre svernavano nella zona del Powder river.

La colonna del Gen. Crook forte di 800 uomini venne sconfitta in un paio di battaglie preliminari con i Sioux di Cavallo Pazzo aiutato dai Cheyenne di Due Lune lungo il Little Powder River e sul Rosebud Creek e con la cavalleria rimase bloccato per oltre un mese in attesa di rinforzi.

A fine maggio si mosse dal Forte A. Lincoln in Dakota la colonna del Gen. Terry con 12 compagnie del 7° Cavalry al comando del Ten. Col. Custer e 2 compagnie di fanteria che dovevano risalire lo Yellowstone ed incontrarsi con una terza colonna per spingere gli indiani verso la posizione di Crook.

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Gli uomini del 7° Cavalry erano tutti giovanissimi in quanto le 12 compagnie erano state allestite per quest’occasione, per la prima volta  dalla fondazione del Corpo (1866).

Ogni soldato della spedizione era armato con una carabina modello 1873 a colpo singolo e 100 proiettili in dotazione ed inoltre un revolver calibro .45 con 24 proiettili.

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Le guide Crow, che conoscevano bene la zona, trovarono le tracce di un grosso gruppo di Indiani che si dirigevano verso il Little Big Horn nello stato del Montana .

Il Gen. Terry allora comandò il Ten.Col. Custer di seguire le tracce degli Indiani senza impegnarsi in un combattimento (a meno che non fosse assolutamente necessario) in attesa di essere raggiunto dal grosso delle forze, più lente in quanto costituite dalla fanteria e dai carri che trasportavano le salmerie, le mitragliatrici, etc.

Lt. Col. George A. Custer

Lt. Col. George A. Custer

Cap. Thomas M. McDougall

Cap. Thomas M. McDougall

Dopo tre giorni dalla partenza, nel giorno 25 giugno 1876, il Ten. Col. Custer giunse in prossimità di un grosso accampamento di Indiani. A quel punto divise le forze in quattro gruppi al comando rispettivamente del Cap. Benteen, del Mag. Reno,  al suo comando (240 uomini), ed infine, il gruppo con le salmerie al comando del Cap. McDougall .

I gruppi si divisero per seguire il corso del torrente Little Big Horn sulle due sponde. John Martin nel frattempo era stato assegnato al gruppo di Custer per fare il trombettiere di giornata ed accompagnarlo nelle sue perlustrazioni.

Dopo un paio d’ore incontrarono un piccolo gruppo di Indiani che, alla loro vista , scapparono. Custer comandò il Mag. Marcus Reno 

Mag. Marcus A. Reno

Mag. Marcus A. Reno

di inseguirli ed attaccarli. Il Mag.Reno cominciò l’inseguimento ma all’improvviso si trovò circondato da migliaia di Indiani a cavallo. Non potendo comandare la ritirata per non essere sopraffatto, fece disporre gli uomini a piedi sul greto del fiume, cercando di resistere agli attacchi dei Sioux.

Nel frattempo venivano attaccati anche alle spalle dai Cheyenne nel frattempo sopraggiunti sull’altra sponda del fiume.

A quel punto Reno comandò la ritirata ed i soldati, subendo molte perdite, riuscirono a riguadare il fiume ed attestarsi su una collinetta (poi soprannominata Reno Hill) continuando a resistere.

Cap. Frederick W. Benteen

Cap. Frederick W. Benteen

All’improvviso gli Indiani smisero di assediarli e si ritirarono in direzione del loro villaggio. Dopo qualche tempo il Mag. Reno e i soldati superstiti furono raggiunti dal gruppo del Cap. Benteen. Costui poco prima aveva ricevuto dal trombettiere Martin il famoso messaggio del Ten. Col. Custer con la richiesta di aiuto e munizioni ma, avendo sentito gli spari dell’assedio ai soldati del Mag. Reno, aveva ritenuto opportuno portare prima a loro il soccorso.

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Il Ten. Col.Custer che si era diretto verso nord fuori vista della valle del Little Big Horn,  ordinata una sosta, si era portato insieme al trombettiere Martin sulla cima di una collinetta dove aveva scorto un grosso accampamento indiano.

A quel punto Custer aveva chiamato Martin e gli aveva affidato un messaggio vocale per il Cap. Benteen chiedendo aiuto e munizioni di riserva.

Lt. W. W. Cooke

Lt. W. W. Cooke

L’aiutante di campo Lt. W. W. Cooke, consapevole della poca dimestichezza con la lingua inglese da parte di Martin, da pochi anni in USA, vergò personalmente il biglietto con le istruzioni di Custer e lo diede a Martin.

Il Cap. Benteen che nel frattempo si era ricongiunto con le salmerie del Cap. McDougall si mosse al galoppo per andare a portare l’aiuto richiesto ma, arrivato sulla cima di una collinetta da dove si poteva vedere il fondovalle, notò un grosso gruppo di Indiani che combattevano contro soldati appiedati e  un gruppetto asserragliato su una altura, i superstiti del gruppo di Reno.

Dopo alcune esitazioni decise di andare ad aiutare questi soldati e, raggiunto Reno, sollecitò quest’ultimo a proseguire insieme a portare il loro aiuto a Custer. Il Mag.Reno, ancora sconvolto per il combattimento, giudicò che i suoi soldati non fossero in grado di continuare a combattere e insieme a Benteen si trincerò sulla collina rimanendovi fino al giorno 27 quando furono raggiunti dalle truppe del Gen. Terry.

Battaglia di Little Big Horn

(25-26 giugno 1876)

Nel frattempo, subito dopo la partenza di Martin, il Ten. Col. Custer (che si era erroneamente   convito che la sorpresa dell’imminente attacco al villaggio indiano fosse sfumata) e i suoi soldati (5 Compagnie) avevano impegnato, andando contro le istruzioni ricevute,   gli Indiani che, con forze soverchianti li avevano costretti a ritirarsi su una collinetta (poi denominata Custer Hill) dove poi erano stati sterminati da una banda di Indiani condotta da Cavallo Pazzo : il tutto era durato meno di un’ora (circa 40 minuti).

Cap. Myles W. Keogh

Cap. Myles W. Keogh

Curiosamente l’unico corpo  non mutilato dagli Indiani fu quello del Cap. Keogh in quanto portava al collo una medaglietta del Papa e pertanto ritenuto portatore di poteri spirituali. Altra stranezza, anche il suo cavallo

Comanche, il cavallo di Keogh

Comanche, il cavallo di Keogh

Comanche fu ritrovato vivo alcuni giorni dopo con in sella un ragazzino indiano. Il cavallo era ferito e fu portato al Forte Lincoln dove fu curato.

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Da quel momento il cavallo non fu più montato ma fu fatto partecipare a tutte le cerimonie del 7 Cavalry addobbato con un manto nero e stivali bianchi.

Dopo la sua morte nel 1891, il cavallo fu imbalsamato e ora  si trova al Museo di Storia Naturale dell’Università del Kansas , mentre all’Accademia di West Point (NY) dove si trova anche l’originale del messaggio portato da Martin ,si trova la salma del Ten. Col. Custer.

I corpi dei soldati morti, raggiunti dalle truppe di Reno dopo 2 giorni dallo svolgimento della battaglia, furono sepolti sul posto in una fossa comune. Dopo alcuni anni sotto la pressione dell’opinione pubblica il governo inviò una nuova spedizione per risistemare le spoglie, e segnare con cippi i luoghi dove i soldati erano caduti in combattimento.

Oggi essi riposano in una fossa comune e i loro nomi (202) sono scolpiti su una lapide all’ingresso del sacrario eretto sulla Custer Hill, il Little Bighorn Battlefield National Monument.

Custer Hill

Custer Hill

Di fatto questa fu l’unica battaglia di una certa importanza vinta dagli Indiani ma ebbe una risonanza enorme nella popolazione americana e diede vita ad una feroce polemica sulla presunta viltà di Reno e Benteen che non erano stati in grado di portare il loro aiuto ai commilitoni assediati.

Processo di Chicago

Queste polemiche poi sfociarono in una commissione d’inchiesta, voluta proprio dal Mag. Reno per scrollarsi di dosso le infamanti accuse.

Questa corte d’inchiesta tenuta a Chicago il 13 gen 1879 chiamò a testimoniare i vari testimoni oculari e i protagonisti dello svolgimento della battaglia  tra cui anche il nostro John Martin,

John Martin nel 1879

John Martin nel 1879

La Corte alla fine assolse dall’accusa di viltà il Mag. Reno e il Cap. Benteen , evidenziando nel contempo una forte responsabilità per l’accaduto nell’avventatezza del Ten.Col. Custer.

Il  tragico epilogo della battaglia ha inspirato nel corso degli        anni decine di ricostruzioni più o meno romanzate, film, fumetti e tuttora

Copertina di Tex n. 492 dedicato a Little Big Horn

La battaglia di Little Big Horn vista da Tex

colpisce l’immaginazione dei cultori della storia americana e degli Indiani d’America.

Lello

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