Chi ride del Dio Redicolo?

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Ovviamente nessuno, spero! Stiamo pur sempre parlando di un Dio Romano anche se non tra i più importanti e con quel nome che a noi sembra così buffo. I Redicoli (dal verbo “redire”= ritornare) erano i Romani che, costretti a partire e a stare lontani dalla Patria per motivi vari, facevano poi ritorno a Roma: il buon Dio Redicolo vegliava su di loro e proteggeva i ritorni.

Infatti, i viandanti che si allontanavano da Roma lungo la via Appia quando si trovavano all’altezza del secondo miglio da Porta Capena, lanciavano un ultimo sguardo alle mura della città all’altezza del Tempio del Dio Redicolo o del Campo del Dio Redicolo sperando un giorno di farvi ritorno.

Ugualmente al ritorno uno sguardo di riconoscenza al Dio Redicolo che aveva propiziato il ritorno a casa.

Un passo di un libro di Plinio attesta dell’esistenza di un campo del Dio Redicolo sull’Appia.

Anche il Dio Redicolo ebbe una piccola  ma importante parte nella storia romana: costrinse Annibale ed il suo esercito arrivati a soli due miglia da Roma a desistere e ritornare indietro mandandogli in sogno una visione terrificante.

In realtà secondo Tito LivioAnnibale ed il suo esercito si accamparono a nord a tre miglia da Roma sulle rive del fiume Aniene, mentre fu il Console Quinto Fulvio Flacco, che, provenendo dall’assedio di  Capua , entrò a Roma dalla Porta Capena per disporre le sue truppe tra la Porta Esquilina e la Porta Collina per difendere la città dalle truppe di Annibale.

Comunque, ovviamente il Dio Redicolo proteggeva tutti i Romani in viaggio e non solo quelli che uscivano da Porta Capena prendendo la Via Appia.

Il c.d. Tempio del Dio Redicolo si trova nella valle della Caffarella attraversata dal fiume Almone, sacro ai Romani.

Chi ride del Dio Redicolo: il fiume Almone

Il Fiume Almone

La valle della Caffarella fa parte del grande Parco della Caffarella che insieme al Parco degli Acquedotti e al Parco di Torre del Fiscale, formano il Parco Regionale dell’Appia Antica, il più grande polmone verde di Roma.

Nel ‘700 il Tempio del Dio Redicolo era invece conosciuto come Tempio delle Camene, come vediamo nell’incisione di Piranesi.

Piranesi-Tempio delle Camene

Piranesi – Tempio delle Camene

Le Camene erano quattro ninfe legate alle sorgenti : Egeria, Carmenta, Antevorta, Postvorta alle quali era stato consacrato un bosco sacro presso la Fonte Egeria, da Numa Pompilio.

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La Ninfa Egeria in particolare era stata dapprima amante e consigliera ed infine moglie del Re Numa Pompilio che, alla morte del Re, si era sciolta in lacrime dando origine alla Fonte Egeria.

Carmenta era la Ninfa che proteggeva i neonati, mentre Antevorta e Postvorta, proteggevano le partorienti favorendo la corretta posizione del feto durante il parto.

Chi ride del Dio Redicolo: il Ninfeo di Egeria

Ninfeo di Egeria

Queste Ninfe erano festeggiate nel giorno 15 del mese di gennaio, nelle feste Carmentali e alla loro fonte venivano anche le Vestali a prendere l’acqua da usare per i loro riti sacri.

La Fonte Egeria si trova nel Parco della Caffarella a poca distanza dal nostro monumento.

Secondo alcune interpretazioni, la vera Fonte Egeria si troverebbe nella Valle delle Camene, dove si trova anche una grotta.

La Valle delle Camene si trova poco fuori Porta Capena, alle pendici del Monte Celio, di fronte alle Terme di Caracalla.

In seguito il c.d. Tempio del Dio Redicolo, che non è un tempio ma un grande monumento (m.8,3 x 12) funerario è stato attribuito più correttamente ad Appia Annia Regilla, una ricca nobildonna romana moglie di Erode Attico, e indicato come Tomba di Annia Regilla, ma si tratterebbe in questo caso di un Cenotafio , come lo era anche il Mausoleo di Alessandro Severo (Mausoleo Monte del Grano) in quanto la donna morì probabilmente di parto mentre si trovava ad Atene o secondo la sua famiglia fu uccisa (o fatta uccidere dal liberto Alcimedonte) a causa di aborto procurato dalle percosse, nel 160 dal marito Erode Attico, e lì furono celebrati i funerali.

Erode Attico era un cittadino romano, figlio di Vibullia Alcia Agrippina e di Tiberio Claudio Attico, un ricchissimo banchiere usuraio ateniese.

Erode Attico , che era un famoso letterato e filosofo, insegnò ad Atene, e fu scelto dall’imperatore Antonino Pio come precettore dei suoi due figli adottivi, Marco Aurelio e Lucio Vero.

Erode Attico visse quindi a Roma, fu creato console da Antonino Pio nel 143, e venne incaricato di governare la Grecia e una parte dell’Asia. Costruì e restaurò numerosi monumenti ad Atene, quali il famoso teatro detto Odéion , dedicato alla moglie scomparsa Annia Regilla.

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Egli aveva ereditato le sue grandi ricchezze dal padre che si chiamava anch’egli Erode Attico, un ateniese che vantava fra i suoi antenati  il famoso Achille.

Il padre Erode Attico, ridotto in miseria da speculazioni sbagliate, scoprì casualmente nella sua casa di Atene una cavità dove era nascosto un tesoro immenso, probabilmente occultato da qualche avo (dal nonno) per non pagare le tasse.

Questa immensa fortuna fu usata principalmente dal figlio diventato potentissimo per la sua vicinanza all’Imperatore Antonino Pio.

La moglie Annia Regilla dell’antica famiglia degli Annii, discendenti dai  Regoli (avevano tra gli antenati il famoso Attilio Regolo, morto durante la Prima Guerra Punica), era imparentata con Annia Faustina moglie dell’Imperatore Antonino Pio e l’omonima figlia moglie di Marco Aurelio.

Annia Regilla aveva portato in dote al marito parte dei vasti possedimenti agricoli ed una grande villa che la famiglia possedeva tra il II ed il III miglio della Via Appia (il Pago Triopio).

In seguito alla morte della moglie Annia Regilla, Erode Attico, entrato nel possesso dei possedimenti, fu accusato dal cognato per l’omicidio della sorella in Grecia e pertanto messo sotto processo, da cui peraltro riuscì ad essere assolto grazie alle sue conoscenze e immense ricchezze: un caso O.J. Simpson dell’antichità.

Poichè le chiacchiere intorno al presunto omicidio continuavano, egli, forse per sviarle, cominciò ad esternare grandi manifestazioni di lutto con la costruzione, tra l’altro, di questo grande edificio funebre a perenne memoria della moglie defunta, oltre a dipingere le pareti della casa di nero ed altro ancora.

Negli ultimi anni della sua vita Erode Attico fece ritorno nella sua città natale, a Maratona, dove morì, a 76 anni, tra il 176 e il 179 d.C. e venne sepolto nell’Odeion.

Il Tempio del Dio Redicolo o Sepolcro di Annia Regilla

L’edificio risalente alla seconda metà del II secolo d.C. , si presenta come un sepolcro a tempietto a due piani, di pianta rettangolare, in laterizio di mattoni gialli,con i mattoni rossi a marcare le lesene con capitelli. Ha la particolarità di avere i quattro lati tutti diversi tra loro.

Sepolcro di Annia Regilla: lato est

Sepolcro lato est

Il sepolcro, a colombario, è coperto da un tetto a doppio spiovente  su una volta a crociera; il piano superiore, con delle finestre rettangolari, era, come al solito, dedicato ai riti funebri, mentre nel piano inferiore, che prende luce dalle piccole finestre a feritoia, era prevista la camera per le sepolture; il pavimento tra i due piani è crollati nel tempo anche se ne restano tracce agli angoli. L’ingresso all’ambiente per i riti funebri è sul lato verso il fiume Almone con all’origine una gradinata che conduceva al piano superiore, formando davanti alla porta un podio largo tre metri dove c’era inizialmente un portico con quattro colonne.

Sepolcro di Annia Regilla: fascia decorativa sulle pareti esterne

Fascia decorativa sulle pareti

Le pareti esterne sono divise a metà da un’ampia fascia con motivi geometrici, realizzata con mattoni.

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Si entrava nella camera funeraria da una porticina posta sul lato sud del monumento.

La tipologia di questo monumento funebre è molto simile ad altre costruzioni dello stesso periodo come il c.d. Tempio della Salute allo Statuario o il Mausoleo di Elio Callisto alla Sedia del Diavolo sulla via Nomentana, o anche il c.d. Colombario di Largo Preneste o infine la c.d. Torre dell’Angelo sulla Via Latina appena dopo la Piazza Galeria..

Sepolcro di Annia Regilla

Sepolcro lati nord-ovest

Il monumento fu usato durante il medioevo come fienile, cosa che in un certo qual modo lo protesse dalla distruzione, richiedendo per l’uso prolungato, un minimo di manutenzione. ed è rimasto ben conservato fino ai nostri giorni.

Vicino al monumento si trova un casale , ora trasformato in museo, che era adibito a mulino con una torre di guardia, non più esistente, (impianto detto “valca”) adibito al lavaggio dei panni.

Parco della Caffarella: Casale ex Mulino

Casale ex Mulino

Nel Parco della Caffarella ci sono molta altre interessanti costruzioni da visitare come il Casale Vaccareccia, il Colombario Costantiniano, la Chiesa di S.Urbano, la Cisterna Romana, il Palazzo di Massenzio, la Tomba di Cecilia Metella ed altre ancora.

Ovviamente vista la grande estensione del Parco c’è da camminare (o pedalare se in bicicletta) molto e la visita non si esaurisce in una sola giornata ma comunque ne vale la pena a mio avviso.

Materiale illustrativo e mappe si trovano presso la Direzione del Parco, a Via Appia Antica, 42, presso la ex Cartiera Latina.

Lello

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Info:

Sede del Parco e centro visite:

Via Appia Antica, 42 – Tel.: 065126314

www.parcoappiaantica.it

 

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