Insula dell’Aracoeli

Insula dell’Aracoeli: sullo sfondo il Vittoriano

Ci troviamo a pochi passi dalla Piazza Venezia a fianco delle scale di S.Maria in Aracoeli e a quelle che portano al Campidoglio.

Piazza Venezia è una piazza costruita nei primi anni del secolo scorso, ottenuta abbattendo alcuni palazzi medioevali e allargando quello che era un modesto largo dominato dal Palazzo Venezia, per dare spazio e risalto al monumento del Vittoriano.

Il Palazzo Venezia fu costruito tra il 1455 e 1467 ad opera del Card. Pietro Barbo, in seguito Papa Paolo II (1464-1471), di provenienza veneta ed adibito a residenza papale.

Piazza Venezia, era un punto di arrivo della Via del Corso (tratto urbano dell’antica Via Flaminia, conosciuto anticamente come Via Lata) che partiva dalla Piazza del Popolo.

Durante il Fascismo, Piazza Venezia diventò anche il punto di partenza di due importanti strade: la Via dell’Impero e la Via del Mare.

Via dell’Impero (ora Via dei Fori Imperiali), è un grande rettilineo che, distruggendo un intero quartiere medioevale e rinascimentale, il Quartiere Alessandrino, portava da Piazza Venezia al Colosseo tra gli imponenti resti della Roma Imperiale, rendendo finalmente visibili al mondo i Fori Imperiali, da Traiano, ad Augusto, da Cesare a Nerva.

S.Maria in Aracoeli

Via dell’Impero, oltre a mettere in comunicazione la parte nord di Roma con il quartiere S.Giovanni, apriva anche un ideale collegamento diretto tra il simbolo per antonomasia dell’Impero Romano,  il Colosseo ed il simbolo del potere fascista, quel Palazzo Venezia da dove il Duce arringava le folle.

L’altra grande via che partiva da Piazza Venezia era la Via del Mare (il cui primo tratto si chiama ora Via del Teatro Marcello) che come si capisce dal nome, arrivava idealmente fino al mare di Ostia.

Queste due strade furono pertanto costruite in chiave, per così dire, ideologica, liberando la rocca del Campidoglio da tutte le costruzioni medievali che vi si erano addossate nei secoli tutte intorno ed evidentemente non meritevoli di conservazione, per poter così valorizzare in modo adeguato le grandi vestigia della Roma Imperiale e luogo dove celebrare la gloria del nuovo regime e ripristinare la Roma caput mundi.

In questa ottica sembrò un male minore l’eliminazione di ogni traccia di costruzioni medioevali e barocche di cui conseguentemente a Roma oggi non esistono se non pochissime tracce, come ad esempio la vicina Casa dei Crescenzi al Foro Boario.

Casa dei Crescenzi

La furia iconoclasta non risparmiò neanche la casa di Giulio Romano (importante architetto e pittore, allievo di Raffaello Sanzio) nell’omonima via (ora scomparsa) e la settecentesca Chiesa di S.Rita in Campitelli, smontata fino alle fondamenta e rimontata nel 1940, per le proteste popolari, a circa duecento metri di distanza, in Via Montanara, coprendo parzialmente i resti dell’antico Tempio di Bellona di fronte al Teatro di Marcello.

La Chiesa è oggi sconsacrata e usata dal Comune di Roma per convegni e cerimonie pubbliche.

Chiesa di S.Rita in Campitelli con l’iscrizione che ricorda lo spostamento e la ricostruzione nel 1940

La distruzione del quartiere addossato alla scalinata di S.Maria in Aracoeli, portò alla scoperta di questa notevole costruzione romana che risale al I secolo d.C., conosciuta come l’Insula dell’Aracoeli.

Durante gli scavi per la rimozione della Chiesa di S.Rita in Campitelli venne alla luce il campanile e l’abside affrescato (un arcosolio raffigura la deposizione di Gesù tra la Madonna e S.Giovanni) di una Chiesa più antica risalente all’XI secolo, dedicata a S.Biagio de Mercatello innestata su questa costruzione molto più antica risalente al periodo imperiale di Roma.

S.Biagio de Mercatello

Il nome di questa  antica Chiesa, sul fianco destro del Vittoriano, edificata dall’antica e nobile famiglia romana dei Boccabella, ci indica come nei suoi paraggi si svolgesse il mercato di Roma, quello che anticamente si teneva sul colle del Campidoglio, fino all’XI secolo e che poi venne spostato ai piedi della scalinata da dove si dipanava fino al Foro Boario (mercato del bestiame), passando per il Foro Olitorio (mercato delle verdure e dei legumi) e il mercato del pesce, nei pressi del Teatro di Marcello. Successivamente questo mercato venne nuovamente spostato a Piazza Navona (dove si trovava anticamente lo Stadio di Domiziano), prima della  monumentalizzazione della piazza ad opera di Papa Innocenzo X.

Arcosolio affrescato dell’Abside

La Chiesa venne concessa dal Papa Alessandro VII alla Confraternita della Corona di Spine guidata da Mons. Cruciano da Cascia che volle dedicarla anche a S.Rita da Cascia aggiungendo nuove strutture che inglobarono l’antica Chiesa di S.Biagio de Mercatello.

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Insula dell’Aracoeli

L’Insula dell’Aracoeli è un raro esempio di casa d’affitto ritrovata a Roma nella sua completezza, simile a quelle, ben conservate ritrovate ad Ostia Antica, ma di cui, per fortuna, si sono conservati quasi intatti ben quattro piani e le tracce di altri due.

Il termine insula veniva all’inizio usato dai Romani per indicare un’abitazione con degli spazi intorno che la separavano da altre abitazioni.

Arcosolio, particolare dei dipinti

Questi spazi tra le case vennero in seguito eliminati vista la crescente fame di spazi per costruire le abitazione al centro di una Roma dalla crescita demografica impetuosa e la parola insula passò così ad indicare i caseggiati intensivi da affittare, sviluppati in altezza, spesso con i muri perimetrali in comune, in contrapposizione alle domus di proprietà dei ricchi romani che invece si potevano all’occorrenza, ovvero per cresciute esigenze familiari, sviluppare in orizzontale attorno a vasti cortili con giardini e fontane e peristili oltre a terme private, protetti da alte mura.

Ancora oggi usiamo il termine isolato per indicare un blocco di abitazioni tra due vie.

Queste insule erano destinate alla plebe e venivano conosciute con il nome del proprietario che quasi sempre vi abitava.

A differenza di oggi in cui i piani superiori dei palazzi, vista la comodità dell’ascensore, presentano un valore maggiore per via della vista panoramica e la luminosità che offrono, anticamente il criterio del pregio era esattamente l’opposto.

Tra i grandi svantaggi dei piani elevati si deve anche considerare che  a quell’epoca non c’era la disponibilità dell’acqua potabile direttamente a casa ed era quindi necessario recarsi alle fontanelle pubbliche per rifornirsi del prezioso liquido con dei secchi da riportare poi nella propria abitazione con sempre maggiore fatica per ogni piano da affrontare e questo valeva ovviamente anche per qualsiasi altro tipo di peso da portare.

Parco degli Acquedotti

Roma era una città ricchissima di acqua come ben si può vedere ad esempio nel Parco degli Acquedotti a Cinecittà ma l’acqua dell’acquedotto era rigidamente ripartita negli usi e solo un terzo della portata dell’acquedotto era disponibile per le utenze private, solitamente persone appartenenti alla classe senatoria o degli equites che potevano permettersi pagando somme elevatissime di farsi destinare una condotta privata dal castellum aquae più vicino alla propria domus.

Gli acquedotti romani infatti, provenienti dalle valli dell’Aniene o dai Castelli romani, prima di entrare in città confluivano in uno o più castellum aquae, un edificio in muratura in cui delle vasche di decantazione e opportuni divisori  frenavano l’impetuosità della acque e le ripartivano per le varie zone della città dove, a cascata incontravano altri castella aquae che a volte potevano anche assumere la forma di Ninfei.

Porta magica: Trofei di Mario

Trofei di Mario

Un esempio del funzionamento di un castellum aquae lo possiamo vedere sul retro del Ninfeo di Alessandro Severo meglio conosciuto come i Trofei di Mario a Piazza Vittorio Emanuele II.

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Un castellum aquae  dell’Acquedotto Vergine lo possiamo ammirare nel Vicus Caprarius a poca distanza dalla Fontana di Trevi.

Altro grande problema negli stretti vicoli della città era la vulnerabilità agli incendi e la difficoltà di mettersi in salvo per gli abitanti dei piani elevati.

Gli ultimi piani infatti erano parzialmente costruiti in legno e comunque i divisori interni degli ambienti,  che potevano essere disposti secondo le esigenze dell’affittuario (con una concezione degli spazi sorprendentemente moderna che si è tramandata fino ad oggi), erano in legno, così come anche le scale per gli ultimi piani.

Ogni fuoco acceso, nonostante i severi divieti, per cuocere il cibo, per riscaldarsi d’inverno, per fare luce negli ambienti più lontani dalle finestre era un potenziale pericolo per gli abitanti dello stabile e dell’intero quartiere.

Insula dell’Aracoeli: lato nord

Racconta il poeta Marziale, un po’ esagerando, che quando abitava al quartiere della Suburra, poteva vedere gli abitanti degli ultimi piani di due insule separate dalla stretta strada che sporgendosi dalle finestre potevano stringersi le mani vicendevolmente.

Infatti proprio per proteggere l’area dei Fori Imperiali dai numerosi incendi che avvenivano nel popoloso quartiere della Suburra fu necessario costruire un poderoso muro in tufo in funzione tagliafuoco.

Muro della Suburra e Arco dei Pantani

L’Insula dell’Aracoeli sviluppa un’altezza di circa 40 metri dal piano di calpestio antico che si trova a circa nove metri di profondità da quello odierno.

Un ambiente interno. Sullo sfondo il campanile di S.Biagio

Esisteva in proposito una legge promulgata da Augusto che proibiva per motivi di sicurezza di oltrepassare i 21 metri di altezza, ridotti poi a m.16 da Traiano, ma a quanto sembra, i “palazzinari” dell’epoca trovavano il modo di aggirare queste prescrizioni, costruendo ad esempio i piani superiori arretrati rispetto alla facciata.

Infatti, man mano che si sale ai piani superiori gli spazi si fanno più ristretti.

Noi oggi entriamo nell’Insula dell’Aracoeli da quella che era una finestra del caseggiato al II piano. Dalla balaustra di protezione possiamo vedere benissimo ai nostri piedi le botteghe con sopra un mezzanino che si trovavano al piano terra.

Tabernae al pianterreno con porticato anteriore e mezzanino superiore

Infatti il piano di calpestio moderno è molto elevato rispetto a quello antico per tutta una serie di motivi che potevano andare dai numerosi straripamenti del Tevere che scorre a non molta distanza, a terremoti, incendi, devastazioni barbariche, reinterri per le costruzioni medioevali, etc.

Dalle tabernae del pian terreno, si sviluppavano le scale per salire ai mezzanini, il cui primo tratto era fatto in muratura e addossato al muro e a cui si appoggiava una scala in legno per proseguire per il piano superiore. Sembra, da alcune fonti antiche, a volerle prendere sul serio, che il proprietario dell’Insula, usasse togliere talvolta le scale dal muro per impedire l’accesso agli inquilini morosi e convincerli a pagare l’affitto dovuto.

Taberna e mezzanino

Il fabbricato dell’Insula è in muratura con la parte posteriore in opus reticulatum e la facciata anteriore in cortina a vista.

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La facciata dell’Insula si affacciava su un cortile dotato di un porticato parzialmente conservato dove si aprivano cinque tabernae con volta ad arco ed un mezzanino,con il pavimento in legno, dove probabilmente abitava il proprietario con la famiglia o i lavoranti delle botteghe sottostanti.

Insula dell’Aracoeli: 2° e 3° piano

Le tabernae dell’Insula dell’Aracoeli non sono tutte di eguali dimensioni in quanto alcune superfici sono limitate dalla roccia del Campidoglio tagliata verticalmente a cui si appoggia l’Insula.

Plastico di I.Gismondi

Nel Museo della Civiltà Romana all’EUR (al momento chiuso per restauri) esiste un dettagliato plastico dell’Insula dell’Aracoeli fatto dal famoso Arch. Italo Gismondi che realizzò anche il famoso plastico di Roma e quello di Ostia e dei Porti Imperiali.

Come detto, l’Insula dell’Aracoeli era addossata all’Arx del Campidoglio, e dove ora si trova la Chiesa di S.Maria in Aracoeli che fu costruita sulle rovine del Tempio di Giunone Moneta.

Ambiente addossato alla rocca del Campidoglio

Questo appellativo di Moneta, dato alla Dea Giunone, che significa “ammonitrice” risale al IV secolo a.C., all’epoca del tentativo di assedio di Brenno e i suoi Galli, sventato dallo starnazzare delle oche del Campidoglio sacre alla Dea.

In prossimità del Tempio di Giunone fu impiantata la Zecca di Roma, data anche la vicinanza con il Tempio di Saturno (dove era custodito il tesoro di Stato). Da qui l’abitudine di chiamare moneta quello che era il prodotto della Zecca.

Un grosso incendio sotto l’Imperatore Domiziano devastò la Zecca che pertanto venne trasferita presso il vicino Celio, si ritiene  sotto l’attuale Basilica di San Clemente.

Alcuni dei mezzanini posti sopra le tabernae sono collegati tra loro per formare un’unica abitazione, altri sono isolati e non hanno comunicazione col resto degli ambienti dell’Insula ma solo con la sottostante taberna.

Corridoio al II piano

Corridoio al III piano

Al secondo piano (quello da cui ora si entra) c’è un  corridoio parallelo alla facciata dove si affacciano 6 ambienti con volta a botte. Alcuni di questi ambienti hanno sulla parte posteriore, delle aperture verso stanzette scavate nella roccia in epoca medioevale.

Attraverso una scala di origine medioevale (quella antica si trovava addossata al muro posteriore addossato alla roccia) si sale al terzo piano.

Qui si trovano tre gruppi di stanze con volte a botte comunicanti tra loro e affacciate su tre corridoi ortogonali alla facciata che sbucano su un corridoio di raccordo sul fondo posteriore dell’Insula. Gli ambienti posteriori confinanti con il colle e il corridoio di raccordo, erano ovviamente molto bui.

Pavimento in opus spicatum

Queste stanze in origine erano indipendenti tra loro ma poi vennero modificate a costituire un ambiente unico suddiviso da tramezzi in legno.

Da una scala si potrebbe salire al quarto piano che doveva avere una planimetria simile a quella del terzo. Ulteriori piani potevano essere costruiti in legno.

Alcuni ambienti non sono totalmente visitabili per motivi di sicurezza ma le parti visibili rendono bene l’idea di come fossero costruite queste Insulae così diffuse a Roma, città che nella seconda metà del II secolo contava circa 1.500.000 abitanti costituendo all’epoca la città più popolosa del mondo.

E’ stato calcolato che nell’Insula dell’Aracoeli potessero vivere circa 380 persone che potrebbe sembrare una cifra enorme ma tutto sommato realistica per quei tempi, con le conseguenti condizioni igieniche e i disagi procurati dalla promiscuità che a stento possiamo oggi immaginare.

E’ possibile visitare il complesso solo in occasione di visite organizzate dalle varie associazioni che operano a Roma.

Lello

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