La Basilica dei SS.Quattro Coronati

I SS. Quattro Coronati

Ci troviamo sulle pendici del piccolo Celio (Caeliolus) a pochissima distanza dalla Basilica di San Clemente sul percorso dell’antica via Tusculana.

Da via dei Querceti, toponimo derivante dal bosco di querce che anticamente ricoprivano il Celio, da cui anche la Porta Querquetulana (non più esistente) che all’altezza delle mura della Basilica, si apriva sulla cinta muraria delle Mura Serviane, oltrepassato l’antichissimo sacello della Vergine Maria (leggi: sulle tracce della Papessa Giovanna), giriamo per via dei SS.Quattro e, dopo una ripida salita raggiungiamo l’ingresso dell’antica Basilica dei SS.Quattro Coronati.

Via dei Querceti: Sacello della Vergine

Sacello della Vergine e sullo sfondo a destra le mura del Monastero

La Basilica è dedicata ad un gruppo di martiri cristiani che cingevano la Corona e la Palma del martirio.

Per la verità ci si riferisce a due distinti gruppi di martiri, uccisi a due anni di distanza tra loro ma nello stesso giorno, l’ 8 novembre, giorno in cui vengono venerati.

Un primo gruppo composto da Sinforiano, Claudio,Nicostrato  e Castorio, detti i Santi Quattro coronati,quattro scalpellini cristiani originari della Pannonia (Dalmazia) che subirono il martirio sotto l’impero di Diocleziano: sono venerati come santi dalla Chiesa cattolica che insieme a loro ricorda anche san Simplicio, che ne ricompose le spoglie e fu per questo giustiziato.

Infatti questi scalpellini si erano rifiutati di scolpire una statua di Esculapio, a loro commissionata dall’Imperatore Diocleziano, in quanto sarebbe stata oggetto di venerazione pagana che la loro religione non poteva consentire.

A questo punto gli scalpellini ribelli vennero fatti flagellare dal tribuno militare Lampedio perché abiurassero la loro fede ma, di fronte al loro rifiuto, vennero rinchiusi in casse di piombo e gettati nelle acque di un fiume. Simplicio, un loro compagno di lavoro e correligionario, recuperò e ricompose i loro corpi ma, a sua volta colto sul fatto, fu condannato anche egli a morte.

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Le loro salme erano state tumulate nel cimitero dei Santi Pietro e Marcellino sulla via Labicana.

Un altro gruppo di quattro martiri cui ci si riferisce con lo stesso titolo sono i santi Secondo, Carpoforo, Vittorino e Severiano, un gruppo di quattro soldati romani di scorta a Diocleziano che affrontarono il martirio in quanto si sarebbero a loro volta rifiutati di martirizzare gli scalpellini ribelli (o secondo un’altra versione, di adorare la statua di Esculapio) e i cui corpi sarebbero stati raccolti da S.Sebastiano
Basilica dei SS.Quattro Coronati: il Monastero

Monastero annesso alla Basilica

Da via dei Querceti si alzano imponenti le strutture del Monastero con l’abside della Chiesa primitiva del IV secolo e le mura altissime delle navate laterali .

Le prime notizie della Basilica dei SS. Quattro coronati si hanno sulla fine del V secolo sull’esistenza di un titulus Aemilianae che probabilmente coincide con il titulus SS. Quattuor Coronatorum ricordato a partire dall’anno 595.

La Chiesa,edificata su strutture romane del II secolo, fu dedicata ai martiri da Onorio I, fu in seguito restaurata da Adriano I e successivamente da Leone IV (847-855) che ne sistemò la cripta e la restaurò a fondo.

La Chiesa venne saccheggiata e gravemente danneggiata dalle truppe di Roberto il Guiscardo nel 1084.

Successivamente Pasquale II restaurò nuovamente la Chiesa riducendone le proporzioni e affidandola ad una comunità monastica di benedettini finchè nel 1560 la struttura venne affidata alle Suore Agostiniane che tutt’ora la custodiscono.

Durante la conduzione dei benedettini, vennero costruiti il Chiostro e il Monastero con la Cappella di San Silvestro.

Dalla facciata intonacata dominata da una tozza torre campanaria del IX secolo (il più antico di Roma) con dei pilastrini ed archi, si entra in un primo cortile porticato preceduto da una porta con lunetta dipinta con i Santi titolari e la scritta: Monasterium SS. Martyr. Quattuor Coronatorum.

A destra c’è la porta di accesso (del 1570) alla cappella di San Silvestro, con sopra una pittura dei SS. Quattro Coronati.

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Si passa nel secondo cortile che costituiva la

Abside

Abside

navata centrale della primitiva basilica paleocristiana.

Da una porta sormontata da un affresco dei santi titolari si entra nella Chiesa vera e propria, ricavata dalla navata centrale della Chiesa Carolingia. All’interno ci sono le tracce di un pavimento di origine romana e la Chiesa è suddivisa in tre navate con l’abside originario che occupa tutta la larghezza di quella che era la navata centrale della Chiesa primitiva.

Soffitto ligneo della navata centrale

Soffitto ligneo della navata centrale

Il soffitto  fatto in legno scuro che copre la navata centrale e il transetto, porta lo stemma del cardinale Enrico del Portogallo (poi Re del Portogallo) che lo commissionò nel 1580.

Basilica dei SS. Quattro : il Chiostro

Il Chiostro

Il Chiostro

A metà della navata sinistra c’è l’ingresso al Chiostro che risale al secolo XIII. Un lato è ricavato dalla navata sinistra dell’antica basilica paleocristiana come si nota dalle colonne incorporate nel muro.

I portici girano intorno ad un giardino di m. 10 x m. 15, al cui centro è collocata una fontana del sec. XII collocata qui da Antonio Muñoz che restaurò la Chiesa negli anni 1912-1914.

Cappella di Santa Barbara

Cappella di Santa Barbara

I loggiati,intorno al giardino sono costituiti da colonnine binate con archi a tutto sesto e sulle pareti ci sono numerose iscrizioni romane, epigrafi, elementi architettonici paleocristiani, rocchi di colonne, capitelli.

Chiostro: epigrafi e resti romani

Epigrafi e resti romani

Sul lato orientale del Chiostro si apre la Cappella di Santa Barbara che, in origine aveva l’ingresso dalla navata sinistra della Chiesa primitiva.

La Cappella che risale al tempo di Leone IV, ha tre absidi su tre lati e l’ingresso sul quarto. Delle mensole decorate sostengono la volta a crociera e finestre rettangolari danno luce alla Cappella.

SS.Quattro Coronati: Fontana del Chiostro

Fontana del Chiostro

Dall’altra parte della Chiesa, sulla navata destra in corrispondenza della Cappella di Santa Barbara, si apre una Cappella simile (non visitabile) dedicata a S.Nicola.

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 Stanza del Calendario 

Dal secondo cortile, sulla destra, si accede alla Stanza del Calendario che, come la vicina Cappella di San Silvestro, faceva parte del palazzo cardinalizio costruito a metà del XIII secolo.

Apertura a botte e finestrella per i colloqui

Questa stanza è l’anticamera del parlatorio delle Monache agostiniane come si vede dalla ruota che permetteva il passaggio degli oggetti senza mostrare il volto della suora e dalla finestrella protetta da una piccola grata per i colloqui.

Stanza del Calendario

Stanza del Calendario

 

Questo ambiente è ricavato da una parte della navata sinistra  della basilica primitiva e prende il nome dall’affresco di un raro calendario liturgico che risale alla seconda metà del XIII secolo.

Il calendario è ordinato a colonne, quattro per ogni parete, mentre la parete dove c’è l’ingresso alla Cappella di San Silvestro aveva un’altra decorazione.

Dal lato est della stanza del calendario si accede alla Cappella di S. Silvestro che rappresentava  l’oratorio del palazzo cardinalizio.

Cappella di San Silvestro

Cappella di San Silvestro

Cappella di San Silvestro

La Cappella fu costruita nel 1246 dal Card. Stefano titolare di S.Maria in Trastevere.

In seguito la Cappella divenne proprietà dell’Università dei Marmorari nel XVI secolo (1570) e da allora ogni anno nella ricorrenza dell’ 8 novembre viene celebrata la Festa dei Santi Patroni della Basilica, protettori dei marmisti e scalpellini.

Affreschi con Costantino e San Silvestro

La Cappella ha una pianta rettangolare con una volta a botte decorata con stelle policrome, il pavimento è in stile cosmatesco.

Pavimento Cosmatesco

Cappella di San Silvestro: pavimento cosmatesco

Gli affreschi alle pareti si riferiscono alla vita dell’Imperatore Costantino con gli episodi desunti dagli Acta Silvestri, la storia di Papa Silvestro (314-335) e la donazione di Costantino alla Chiesa.

Il resto del Monastero, ancora abitato dalle Suore Agostiniane, con la Cappella di San Nicola e l’antico refettorio, non è visitabile.

Lello

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