Mitreo del Casino De Rossi alla Lungara

 

 

Il Mitreo del Casino De Rossi si trova sotto le fondamenta dell’omonimo seicentesco palazzo (in particolare sotto il c.d. corpo lungo) che è posto alle spalle del Carcere di Regina Coeli, sulle falde del Gianicolo.

Quel Gianicolo che rappresentava, come si intuisce anche dal nome verosimilmente derivante da ianua, la porta d’ingresso da nord a Roma.

Quel Gianicolo i cui sentieri erano stati percorsi su un carro da Lucumone e la moglie Tanaquil che da Tarquinia emigravano a Roma in cerca di fortuna.

Sul Gianicolo avvenne un episodio foriero di buoni presagi per la coppia: un’aquila in volo, era scesa per rubare il cappello di Lucumone, per poi lasciarglielo ricadere sulla testa.

Tanaquil, la moglie etrusca di Lucumone, esperta di vaticini, interpretò l’episodio come un fausto messaggio degli Dei che faceva intravvedere un futuro ricco di grandezze per il marito.

Lucumone, figlio di un ricco mercante greco emigrato tra gli etruschi di Tarquinia, era stato costretto ad emigrare a Roma per sfuggire alla poca considerazione tenuta dai suoi concittadini nei suoi confronti a causa delle sue origini straniere.

In seguito, Lucumone diventato Lucio Tarquinio, passò sotto l’ala protettrice del Re Anco Marzio che colpito dalle sue molteplici qualità, lo adottò. Alla morte di Anco Marzio, Lucumone divenne il quinto Re di Roma con il nome di Tarquinio detto Prisco (per non confonderlo con Tarquinio il Superbo.

Anco Marcio e la statua equestre sull’acquedotto omonimo

Il Gianicolo era anche il territorio dominato dai Veienti che permetteva di controllare la navigazione verso da e verso il mare e i commerci fluviali che vi si svolgevano e che, attraverso la Via Campana-Portuensis, lungo la riva destra del fiume, importavano  il sale che si trovava nelle saline alla foce del Tevere (poi conosciute come “Campus Salinarum Romanorum”). Il dominio dei Veienti fu causa di numerose guerre da parte dei Romani che videro alti e bassi, con episodi cruenti come lo sterminio della Gens Fabia (da parte dei Veienti) che si era mossa da sola contro il nemico.

Figura maschile avvolta dalle spire di un serpente (dal Santuario Siriaco)

Le guerre finirono nel 396 a.C., con la definitiva sconfitta degli Etruschi e il dominio di Roma.

Sul punto più alto del Gianicolo veniva esposta una bandiera per segnalare la mancanza di pericolo per la gente radunata per i comizi a Campo Marzio, sull’altra sponda del Tevere, che trovandosi fuori dal pomerio non era molto sicura in caso di attacchi nemici.

Il Gianicolo era popolato da numerose comunità straniere, principalmente ebrei, siriani, arabi che avevano importato qui anche i loro culti, come si vede da numerose scoperte archeologiche degli anni passati , con varie epigrafi che si riferiscono a divinità orientali e come il Santuario Siriaco (scoperto nel 1906) nei pressi di Villa Sciarra, nel bosco sacro dove precedentemente si trovava il Santuario di Furrina, ed anche da questo Mitreo, il primo dei Mitrei di Roma scoperto a Trastevere.

Carcere di Regina Coeli visto da Via delle Mantellate

D’altronde tutta Roma, con la tolleranza ed il sincretismo religioso tipico di quei tempi, era piena di templi dedicati a divinità orientali come il Tempio di Iside al Campo MarzioIseo Campense , il Tempio del Sol Invictus (sulle pendici del Quirinale), il Tempio di Iside (sulla Via Labicana), il Phrygianum vaticano per il culto a Cibele, il Santuario di Giove Dolicheno sull’Aventino e i numerosi Mitrei sparsi per la città.

Carcere di Regina Coeli

Il Casino De Rossi si trova alla fine di una strada in salita  che parte dal Lungotevere (via S.Francesco di Sales) e costeggia a destra il Carcere di Regina Coeli.

Il Carcere di Regina Coeli era nato come Convento delle suore Carmelitane qualche anno prima dell’edificazione del Casino De Rossi.

Alla fine della salita di Via S.Francesco di Sales, troviamo l’ingresso al :

Il Casino De Rossi alla Lungara

Il Casino si chiama De Rossi in quanto appartenne dopo la metà del XVII secolo, allo Stampatore Giovanni Giacomo De Rossi che divenne il più importante editore di Roma.

Egli acquistò un terreno con una casa all’interno che costituì il nucleo originario del futuro edificio. che è passato nei secoli attraverso alcune  ristrutturazioni e ampliamenti.

Riproduzione di G.B.Falda

Il primo assetto passa dalla progettazione affidata all’architetto Giovanni Maria Baratta (per la verità non molto conosciuto ai nostri tempi) originario di Sarzana da una famiglia di scalpellini e scultori che operarono fino al XIX secolo.

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Lui preferì venire a Roma insieme ad un fratello a fare l’architetto e si ritrovò a collaborare con Bernini al S.Andrea della Valle e soprattutto con Alessandro Algardi (famoso scultore del periodo barocco) che era il principale concorrente di Bernini.

Algardi aveva a quell’epoca come  committente Camillo Pamphili per la sua villa al Gianicolo che aveva progettato.

Camillo Pamphili era nipote del Papa Innocenzo X  e figlio della famosa Olimpia Maidalchini (la ” Pimpaccia”)

Camillo Pamphili prese in simpatia il Baratta e gli commissionò una serie di lavori tra cui il restauro della Chiesa San Niccolò da Tolentino. Pertanto Baratta si fece le ossa con i più grandi architetti dell’epoca e lavorò anche per De Rossi progettandogli il Casino De Rossi.

Nelle vicinanze della proprietà De Rossi, c’erano le proprietà dei Riario, dei Massimo ed anche dei Salviati.

Casino De Rossi: panorama dal giardino superiore

Panorama dal giardino superiore

Una parte della futura proprietà del De Rossi, apparteneva alla famiglia Salviati, la parte del cosiddetto “corpo lungo“, all’origine, almeno due case medioevali con rifacimenti anche rinascimentali, poi saldate e ampliate in un unico corpo, che i Salviati avevano ricevuto in eredità e che fu acquistata dal De Rossi.

Casino De Rossi: facciata posteriore

Casino De Rossi: facciata posteriore

Oggi la facciata barocca del Casino De Rossi che conosciamo da una incisione di Giovanni Battista Falda, collaboratore del De Rossi, è in gran parte coperta da questo “corpo lungo” che con scelta non felice va ad incunearsi in essa, eliminando la parte superiore di una antica strada che scendeva al Lungotevere.

Ci sono differenze notevoli tra la facciata illustrata dal Falda e la facciata odierna, dalla mancanza dei medaglioni sulle finestre del pianterreno, allo stemma sulla porta finestra del balcone, all’alzata con i vasi di fiori sul tetto, tanto che viene il dubbio che l’incisione rappresentasse il progetto originario del villino non più realizzato in tal modo per motivi economici.

Comunque questa incisione ha permesso, insieme alla visione della parte posteriore con la fontana nel giardino, ad individuare nel Casino De Rossi, questo palazzetto ridotto in cattive condizioni prima del restauro.

Il Casino De Rossi si trova in posizione elevata ma di poco appena sotto al possente muro di contenimento del soprastante giardino della “Quercia del Tasso” nei pressi dell’Ospedale Bambino Gesù.

Casino De Rossi: Giardino superiore

Il villino ha un giardino superiore da cui si gode una magnifica visione di Roma e le montagne che la incoronano, e un giardino cortile dove si trova una fontana monumentale “dei leoni” una sorta di ninfeo addossato al monte, che si intravvede dal portone d’ingresso sull’incisione del Falda.

Casino De Rossi: fontana dei leoni

Fontana dei leoni

In tempi relativamente recenti (1930) venne costruita una Cappella adiacente al corpo principale del Casino De Rossi da cui vi si può accedere, dotata anche di un ingresso principale che apre sul giardino posteriore.

Abside della cappella a fianco del Casino De Rossi

Il Casino De Rossi , che prima dell’acquisto da parte del CUIR (Collegio Universitario Internazionale di Roma) nel 1998 , era sede dell’Istituto delle Suore del Divino Amore, è oggi, dal 2004, sede del Collegio Sacerdotale Tiberino, una struttura che accoglie numerosi giovani sacerdoti da tutto il mondo che vengono a Roma per seguire dei corsi universitari di specializzazione di due o tre anni.

Papa Pio IX

Portale d’ingresso

Il complesso era stato già sede dell’Opera Piatti ma era caduto in semi abbandono con grave deterioramento delle strutture.

I lavori di recupero ristrutturazione del Casino De Rossi sono partiti nel 2001 per concludersi nel 2003 portando alla scoperta di una Domus romana e il suo Mitreo.

Dal cancello d’ingresso sulla strada, si percorre un viale decorato sulla sinistra da alberi di aranci con sulla destra il c.d. corpo lungo e si arriva al portone d’ingresso del Casino.

Entrando nel villino troviamo un lungo e ampio corridoio che finisce con una vetrata

Casino De Rossi: Lapide commemorativa della visita di Papa Pio IX

Lapide commemorativa della visita di Papa Pio IX

che dà nel cortile posteriore.

In questo corridoio ci sono murate nelle pareti le lapidi che ricordano le visite pastorali di quattro pontefici, da Papa Pio VII (1819) a Papa Leone XII (1827) a Papa Gregorio XVI (1835) per finire con quella relativa a Papa Pio IX (1853) che ricorda le violenze perpetrate durante gli scontri tra i rivoluzionari e e le truppe francesi che coinvolsero anche la zona del Gianicolo.

Casino De Rossi: anfora della Domus

Anfora della Domus

Troviamo esposta anche un’anfora ed una vetrinetta con dei reperti archeologici trovati durante i restauri, comprese alcune monete relative a Domiziano, Caracalla, Filippo l’Arabo e Severo Alessandro, che dimostrano un uso della Domus almeno fino al III secolo d.C.

Alessandro Severo

Nel corso di questi ampi restauri svoltesi a partire dall’anno 2001, è venuta alla luce un edificio romano di età imperiale molto più vasto dell’area su cui è costruito il Casino De Rossi, sicuramente parte di una più grande villa romana costruita a terrazzamenti, per rispettare l’orografia del terreno, con una magnifica vista sul Tevere e sul Campo Marzio.

Centrale Montemartini: Sarcofagi dei Creperei

Sarcofagi dei Creperei

Il Gianicolo era una zona di numerose ville extraurbane, ancorchè non protette dalle Mura Aureliane, ma anche di sepolcri vista la caratteristica di trovarsi al di fuori da queste.

Agrippa

 

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In basso, le rive del Tevere, erano terreni alluvionali di infimo valore appartenenti a privati che le utilizzavano per sepolture (in genere di poveri) come nel caso del ritrovamento nel 1889 nel corso degli scavi per la costruzione del Palazzo di Giustizia, in una zona non lontana da qui, dei sarcofagi della giovane promessa sposa  Crepereia Tryphaena e un suo congiunto, ora conservati alla Centrale Montemartini.

I sepolcri, vista la vicinanza del Tevere, erano pieni d’acqua tanto che la testa della fanciulla sembrava avere ancora i capelli che fluttuavano sotto il cristallo che copriva il sarcofago, mentre si trattava di alghe che erano attecchite all’interno.

Casino De Rossi: monete ritrovate durante gli scavi

Monete trovate durante gli scavi

In questa zona si trovavano i vasti possedimenti di Marco Vipsanio Agrippa, Generale e genero di Augusto che alla sua morte lasciò alla figlia Agrippina maggiore. Alla sua morte la proprietà passò al figlio di costei Caligola e poi a Nerone.

Un ponte sul Tevere, il Pons Agrippae univa i possedimenti di Agrippa sulla due sponde, la grande villa sul Gianicolo e le sue Terme, le prime a carattere pubblico a Roma, nel sottostante al Campo Marzio.

Geta

Altra estesa proprietà nella zona erano gli horti Getae acquistati da Settimio Severo per il figlio in seguito fatto uccidere dal fratello Caracalla che non voleva spartire il potere con lui.

La zona era (ed é) ricca di acqua che alimentava molti mulini costruiti sulle falde del monte.

L’Imperatore Traiano aveva fatto costruire l’Acquedotto che porta il suo nome, che captava le acque nella zona del lago di Bracciano e portava l’acqua al popoloso rione di Trastevere.

Casino De Rossi: vista sul Gianicolo con la Fontana dell'Acqua Paola

Vista del Gianicolo con sullo sfondo la Fontana dell’Acqua Paola

L’Acquedotto Traiano, dopo aver subito il taglio da parte di Vitige e i suoi Goti (che aveva tagliato anche gli Acquedotti che provenivano dalle valli dell’Aniene e dai Castelli passando per l’odierno Parco degli Acquedotti e il vicino Parco Torre del Fiscale, fu danneggiato anche dai Longobardi in epoca successiva e varie volte fu ripristinato e oggetto di rifacimenti, anche perchè il suo funzionamento era necessario per alimentare i vari mulini della zona ed infine esso fu completamente rifatto da Papa Paolo V (che aveva interesse ad avere un’abbondante quantità d’acqua per alimentare i giardini del Vaticano) e prese da allora il nome di Acqua Paola terminando con l’omonima mostra sul Gianicolo.

La Domus romana e il Mitreo

Questo Mitreo è l’ultimo tra quelli ritrovati nella città di Roma, parte di un ben magro bottino che l’ampia diffusione del Mitraismo a Roma non farebbe supporre facendo un facile raffronto numerico con i Mitrei di Ostia Antica finora ritrovati, tenendo conto di una popolazione che era almeno un ventesimo in una superficie con un’estensione ridotta rispetto a quella di Roma.

Proprio ad Ostia Antica, nel 2014, nel corso di scavi in via della Marciana, vicino a Porta Marina è stato ritrovato un nuovo Mitreo, il Mitreo dei Marmi Colorati, impiantato nel IV secolo, periodo in cui a causa dei Decreti Teodosiani il Culto del Dio Mitra era ormai agli sgoccioli, negli ambienti di un’osteria, la Caupona del Dio Pan.

Casino De Rossi: sala mensa

Sala mensa

Gli ambienti della Domus  sotto il Casino De Rossi , la cui costruzione risale al I secolo d.C., riportati alla luce si trovano sotto un salone attualmente adibito a mensa degli studenti del Collegio Tiberino.

Al Mitreo si accede dal Casino De Rossi percorrendo un lungo corridoio in discesa (che recupera un piano di dislivello) poi scendendo altri due piani.

Casino De Rossi: vetrinetta con reperti archeologici

Vetrinetta con i reperti archeologici frutto degli scavi

Nel salone della mensa con la volta ad arcatelle poggianti su dei peducci, si trova un’altra vetrinetta con altri interessanti reperti venuti alla luce durante gli scavi tra diverse lucerne usate per illuminare la buia aula mitraica.

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Su un lato del pavimento della mensa si apre una botola che nasconde una scala in ferro che porta all’ambiente mitraico sotterraneo.

Il Mitreo è stato ricavato da una stanza adibita precedentemente a triclinio e che nel mutamento d’uso portò alla costruzione di un altare con una copertura semicircolare che raffigurava la volta del cielo stellato. I triclini ricoperti in marmo furono adibiti a podia e in mezzo alla sala una semianfora con i resti dei sacrifici di piccoli animali allo stesso modo visto nel Mitreo di S.Prisca sull’Aventino.

Casino De Rossi: Botola che copre le scale per il Mitreo

Botola che copre le scale per il Mitreo

Sotto l’altare con sopra i resti di una nicchia raffigurante il cielo azzurro con le stelle in oro, si vede al centro un personaggio seminudo  biondo e con la testa radiata (Sol) con un manto rosso che circonda la sua vita,  (che non ha le sembianze tipiche del Dio Mitra, viste negli altri Mitrei) in posizione semisdraiata con la mano sinistra che regge il corvo (corax) che gli porta il messaggio del Sole e, con la mano destra regge una cornucopia e ai suoi lati i due dadofori,  nudi con un mantello allacciato Cautes e Cautopates.

Casino De Rossi: lucerna

Lucerna

Tutti i tre personaggi guardano a destra a qualcosa oggi non più visibile.

Sono sicuramente delle figure preesistenti nel triclinio e poi modificate e riadattate al culto del Mitra come abbiamo visto anche per la statua del Mitra del Mitreo di S.Prisca.

Si ipotizza che queste figure nella primitiva versione raffigurassero Dioniso nell’atto di prendere il boccale di vino sul tavolino mentre regge nella mano sinistra un grappolo d’uva, mentre i due dadofori potrebbe aver raffigurato i Dioscuri con in mano una lancia.

Sul lato sinistro di questo gruppo di figure si vede la parte rimanente della figura della Luna, di cui si intravede solo il collo, mentre dalla parte opposta non è più visibile quella che doveva essere l’immagine del Sole, mentre è raffigurata la figura del Pater che era il sacerdote che officiava il sacrificio ed era anche il fedele che aveva percorso tutti i sette gradi del percorso iniziatico.

Casino De Rossi: particolare del Mitreo

Al centro l’anfora con i resti dei sacrifici

La figura del Pater è mutila della testa, ma si riesce a vedere la figura seduta con il torso e le gambe nude e con un mantello azzurro che gli copre i fianchi.

Il Mitreo del Casino De Rossi alla Lungara è un Mitreo affrescato come anche il Mitreo Barberini, il Mitreo di Marino e il Mitreo di S.Maria Capua Venere.

Casino De Rossi: Mitreo

Mitreo. Sono visibili l’altare con le figure, i podia laterali, l’anfora per i sacrifici al centro

E’ molto probabile che ci fosse un gruppo marmoreo della tauroctonia poggiato sull’altare e forse tolto insieme ad altri simboli asportabili nel momento della chiusura di questo Mitreo al culto.

Casino De Rossi: altare con figure dipinte

Figure dipinte sotto l’altare con una semivolta che raffigura il cielo

A sinistra poco visibile la figura mutila del Pater e a destra la parete ricoperta di giallo ocra sopra uno spesso zoccolo rosso. Sullo sfondo i muri in opera reticolata

Questo Mitreo infatti venne chiuso volontariamente per salvarlo dalla distruzione violenta dei Cristiani come era già accaduto per esempio nel caso del Mitreo delle Terme del Mitra ad Ostia Antica quando il gruppo della tauroctonia venne fatto a pezzi e gettato nelle fogne, o per impedire l’onta dell’impianto di un tempio cristiano sopra le sue rovine come accaduto al ricordato Mitreo di S.Prisca o il Mitreo di San Clemente in Via Labicana.

La Domus in cui è stato impiantato questo Mitreo risale al I secolo d.C. e, dopo una prima fase augustea, con ambienti anche produttivi, si passa attraverso una serie di trasformazioni che giungono fino al IV secolo d.C. con l’impianto del Mitreo in un aula già precedentemente adibita a triclinio e ad usi cultuali.

Nel corso degli scavi è stata ritrovato un bollo laterizio che riporta un’ iscrizione: con il nome del liberto Nicomachus che gestiva la fornace e riportava alla proprietaria Domizia Lucilla (madre di Marco Aurelio).

Il c.d. corpo lungo che è saldato alla facciata, è una costruzione più antica del Casino De Rossi ed era in origine costituito da delle casette medioevali poste a schiera con andamento parallelo al Tevere.

Casino De Rossi: corpo lungo

Vista parziale del corpo lungo. In corrispondenza del tubo pluviale in primo piano, si trova il Mitreo

Il corpo lungo è perfettamente allineato sopra le strutture della domus romana sottostante che una volta abbandonata conobbe dei crolli dei soffitti dovuti oltre che all’incuria anche alle numerose persistenti (anche oggi) infiltrazioni d’acqua dal monte Gianicolo.

Pertanto è intuibile come le casette medioevali del corpo lungo, furono impiantate sopra le rovine preesistenti ormai crollate della domus romana.

Lello

 

Bibliografia:

A.F.Caiola, P. di Manzano – Il Casino De Rossi alla Lungara – Elio De Rosa Editore

F.Coarelli – Guide Archeologiche: Roma – Mondadori 2000

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