Porta Tiburtina o S.Lorenzo

Porta Tiburtina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Porta Tiburtina o Porta San Lorenzo è una delle Porte inserite nella cinta delle Mura Aureliane di Roma nel Rione Esquilino.

Le Mura Aureliane

Mura Aureliane

Mura Aureliane

Le Mura Aureliane furono costruite in pochi anni dall’Imperatore Aureliano negli anni 271-275 e poi, alla morte dell’Imperatore, terminati da Probo negli anni 276-82, per la difesa della città dalle possibili invasioni barbariche. Esse presero il posto delle ormai inadeguate antiche Mura Serviane, inglobando nei circa 19 Km di circonferenza, degli edifici imponenti che, se lasciati fuori dalle Mura, avrebbero potuto essere utilizzate dal nemico per bersagliare la città, come, per rimanere nel Rione Esquilino, la Porta Maggiore e l’Anfiteatro Castrense.

Bisogna dire che queste Mura, pur con interventi manutentivi nei secoli, svolsero egregiamente il loro compito fino al 20 settembre 1870 (Breccia di Porta Pia) e, le invasioni, che pure ci furono,tra cui  Alarico (410),  i Vandali (455), Racimero (472), Vitige con il taglio degli acquedotti (538), Totila (549), Roberto il Guiscardo (1084) e altri, furono dovute a tradimenti interni che aprirono le porte ai nemici.

Paradossalmente il periodo peggiore per le Mura Aureliane avvenne dopo l’Unità d’Italia con la distruzione di Porte (ad es. la Porta Salaria) e ampie parti di Mura per motivi di viabilità.

Il tratto di Mura dalla Porta Tiburtina alla Porta Maggiore (in antichità: Porta Praenestina) è uno dei tratti meglio conservati di tutto il circuito.

Le Mura Aureliane erano in origine alte circa 6m e larghe 3,5m ma con il tempo si rese necessario rafforzarle pesantemente e negli anni 401-02 gli Imperatori Arcadio e Onorio con la supervisione del generale Stilicone (come è ricordato da un’iscrizione sulla Porta Tiburtina, ed anche sulla Porta Prenestina e Portuense) si raddoppiò l’altezza coprendo il preesistente camminamento di ronda e creando un nuovo camminamento superiore con merli.

Ogni circa 30m c’erano delle alte torri quadrate con la camera superiore adibita alla sistemazione delle baliste (o balliste, armi in legno che gettavano pietre o dardi). La distanza delle torri era determinata in modo da non lasciare spazi non coperti dal tiro tra una torre e l’altra.

Ninfeo inglobato nelle Mura

Ninfeo inglobato nelle Mura

Percorrendo le Mura sul lato esterno tra la Porta Tiburtina e la Porta Maggiore, notiamo che tra la quinta e la sesta torre, manca una torre alla consueta distanza di circa 30m e si notano sul muro le tracce di quella che sembrava essere una domus romana di tre piani con delle mensole che avrebbero dovuto sostenere un balcone e delle finestre ad arco murate insieme ad una porta.

Mensole per le probabili canalizzazioni dell’acqua

Così almeno era stata ritenuta fino a pochi anni fa, quando alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, facendo degli scavi dalla parte interna delle Mura in un’area non accessibile al pubblico in quanto occupata dall’Acea (Azienda elettrica di Roma), si è capito

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che la supposta Domus era in realtà un grande Ninfeo con le relative condotte per l’acqua, inglobato nelle Mura all’atto della costruzione delle stesse.

Da notare che in corrispondenza di questo Ninfeo si trova all’interno delle Mura il c.d. Tempio della Minerva Medica (vedi il post su Piazza Vittorio) inserito nei vasti Horti Liciniani dell’Imperatore Gallieno.

 Porta Tiburtina

La Porta aveva questo nome in quanto da qui usciva la via consolare che portava alla città di Tibur (odierna Tivoli).

In origine la Porta era un arco dell’Acquedotto che sosteneva le condutture dell’Acqua Marcia, Tepula e Julia e che fu monumentalizzato da Augusto (5 a.C.). Allo stesso modo si fece con l’Acquedotto Claudio a Porta Maggiore.

L’Acquedotto dell’Acqua Marcia fu in ordine di tempo, il terzo acquedotto costruito a Roma nel 144 a.C,  dal Pretore Quinto Marcio Re. Esso captava le acque, ritenute le migliori di Roma, nell’alto bacino dell’Aniene e con un lungo percorso in parte sopraelevato, in parte sotterraneo, arrivava nella zona di Capannelle (vedi il post sul Parco degli Acquedotti) per poi giungere a Porta Maggiore (Ad Spem Veterem).

All’altezza di Porta Furba, l’Acqua Marcia si diramava in un altro Acquedotto detto Antoniniano che, dopo aver scavalcato la Via Appia Antica con l’Arco di Druso, andava ad alimentare le Terme di Caracalla.

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L’acqua Tepula (17* alle sorgenti, ritenuta la peggiore delle acque, quasi imbevibile) nasceva dalle sorgenti situate nei Colli Albani e, insieme all’Acqua Julia che aveva le sue sorgenti nella vicina Grottaferrata, giungevano anch’esse nella zona delle Capannelle e sfruttavano un percorso comune all’acqua Marcia fino a Roma passando appunto sulla Porta Tiburtina.

Arco augusteo con la testa di toro sull'arco di volta

Arco augusteo con la testa di toro sull’arco di volta

L’arco della Porta Tiburtina è in travertino su pilastri tuscanici e con le chiavi di volta ornate da teste di toro (bucrani) che fecero assumere alla Porta anche il nome di Porta Taurina e sorge ad un livello di suolo più basso di quello attuale.

A questo ingresso venne aggiunta una controporta nella parte interna delle mura che veniva a formare un ampio cortile dove contenere e attaccare più facilmente i nemici che fossero riusciti a penetrare nella prima porta, così come vediamo anche nella Porta Asinaria o nella Porta Ostiense.

E’ ancora visibile uno sperone in travertino che costituiva parte di questo ingresso interno alla mura.

Questa Porta interna venne demolita sotto Pio IX nel 1869.

L’attico a due piani della Porta Tiburtina è attraversato dagli spechi degli Acquedotti su citati, visibili sui lati.

La Porta Tiburtina venne inserita all’interno delle Mura Aureliane in quanto in questo modo si cercava di proteggere gli Acquedotti dai possibili danneggiamenti da parte di nemici assedianti, come avvenne più tardi con il taglio degli Acquedotti da parte di Vitige accampato all’esterno della città nel Campo Barbarico (spazio trapezioidale creato dal doppio incrocio degli Acquedotti) nella zona dell’attuale Parco di Torre del Fiscale.

Porta Tiburtina: Stemmi cardinalizi sulla torre di sinistra

Stemmi cardinalizi sulla torre di sinistra

All’esterno della Porta c’erano le consuete due torri semicilindriche, non più esistenti che vennero poi sostituite da torri rettangolari commissionate dai Cardinali Antonio Carafa e Alessandro Farnese nel 1586, che vi apposero i loro stemmi.

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Durante il restauro di Onofrio (403 d.C.), venne aggiunta nelle Mura una nuova Porta più alta dell’Arco augusteo, con paramento in travertino.

L’attico della nuova porta presenta cinque finestre ad arco e la sua inconsueta altezza serviva a nascondere i tre acquedotti che passavano dietro sull’Arco augusteo.

Tra il fornice e le finestre si vede l’iscrizione che inneggia a Stilicone (in seguito abrasa per la damnatio memoriae in cui lo stesso era incorso) e ricorda le due statue in bronzo di Arcadio e Onofrio poste originariamente sull’attico ad opera del curatore Flavio Macrobio Longiniano, Prefetto di Roma nel 402.

L’iscrizione recita: “Victoribus ac triumphatoribus ab instauratos urbis aeternae muros portas ac turres

(Ai vincitori e trionfatori per aver restaurato le mura, le porte, e le torri della città eterna)

La torre sud è rivestita in basso da marmi di reimpiego come si vede da una scritta capovolta.

In epoca medioevale la Porta Tiburtina era conosciuta anche come Porta S.Lorenzo, nome poi invalso fino ai tempi attuali, in quanto da essa tramite la via Tiburtina si arrivava alla Basilica di San Lorenzo così come ad esempio, la Porta Ostiense venne poi detta Porta S.Paolo in quanto da essa la via Ostiense conduceva alla Basilica di San Paolo fuori le Mura.

Il tutto è ben conservato anche se la visita riguarda solo le parti esterne e non è contemplata al momento una visita all’interno della camera di manovra e nelle torri adiacenti per motivi di sicurezza.

Dalla parte esterna si intravvede un’apertura sotto la sede stradale dove fu rinvenuta una tomba di epoca repubblicana.

Lello

Note:

La visita (gratuita) con l’assistenza di un archeologo della Soprintendenza, si è svolta nell’ambito del programma “Archeologia in Comune” per il 2018 e sarà ripetuta nei prossimi mesi.

Bibliografia:

Filippo Coarelli: Guida Archeologica di Roma – Mondadori 2000

Guide Rionali di Roma “Esquilino” F.lli Palombi 1978

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