Il Tempio di Ercole Olivario

Il Tempio di Ercole Olivario

Tempio di Ercole Olivario

Sulle rive del Tevere in quella che era una delle zone più depresse di Roma e soggetta agli straripamenti del fiume, chiamata Velabro, al di fuori della Porta Trigemina, venne costruito il Tempio di Ercole Olivario, o di Hercules Victor o Tempio rotondo del Foro Boario.

 

Il Tempio di Ercole Olivario: Tempio di Ercole Olivario

Tempio di Ercole Olivario

Il Tempio di Ercole Olivario si trova in Piazza Bocca della Verità di fronte alla Chiesa di S.Maria in Cosmedin.

La Piazza era anche denominata Piazza della Madonna del Sole almeno fino al 1700 per via del ripescaggio nel Tevere avvenuto nel 1560 di una immagine della Madonna che sembrava sprigionare un raggio di sole.

L'Arco di Giano al Foro Boario: Tempio di Ercole Olivario

Tempio di Ercole olivario visto dall’Arco di Giano

Questo Tempio è stato conosciuto fino dal Rinascimento, come Tempio di Vesta, per via della sua forma circolare simile al tempietto che si trova al Foro Romano vicino alla Casa delle Vestali o a quello di Tivoli.

Vesta era la Dea del focolare domestico e le sue sacerdotesse, le Vestali, risiedevano nella Casa delle Vestali sul Palatino.

Le Vestali erano un gruppo di sei fanciulle, scelte nelle famiglie patrizie romane tra 20 bambine con 6-10 anni di età.

Il corpo delle Vestali venne istituito fin dalla fondazione di Roma, dallo stesso Romolo.

Le bambine prescelte venivano consacrate alla Dea dal Pontefice Massimo.

Esse dovevano occuparsi di tenere sempre acceso il fuoco sacro e compiere tutti gli altri riti connessi, per un periodo di trent’anni conservando la loro verginità.

Le Vestali avevano dei grandi privilegi nelle cerimonie pubbliche, avevano un settore a loro dedicato in occasione di spettacoli circensi e venivano a loro tributati dei grandi onori.

Il Tempio di Ercole Olivario: affresco interno

Il Tempio di Ercole Olivario: affresco interno

Tuttavia alle Vestali che avessero tradito la promessa della verginità, era riservato un castigo atroce: esse venivano portate chiuse in un carro al Campo Scellerato, una prigione semisotterranea (che si trovava nelle vicinanze della Porta Collina, una porta delle Mura Serviane posta in prossimità dell’incrocio tra le odierne Via XX Settembre e Via Goito), dove venivano murate vive con una piccola scorta di cibo.

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Questo in quanto era vietato a tutti di spargere il loro  sangue considerato sacro in quanto esse appartenevano alla Dea Vesta. Sembra che qualche potente di turno, invaghitosi di una di queste fanciulle, al fermo diniego di subire violenza oppostogli, avesse falsamente accusato la malcapitata di aver tradito la solenne promessa di verginità e di conseguenza questa fosse stata condannata ad essere murata viva come previsto dalla legge.

Il Tempio di Ercole Olivario

Il Tempio di Ercole Olivario: interno

Interno del Tempio con finestra sul lato nord

Questo è il più antico edificio in marmo che si sia conservato a Roma, ed era stato eretto fuori della Porta Trigemina in onore di Ercole, protettore dei mercanti di olio e della transumanza delle greggi, da un ricco mercante oleario romano, tale Marcus Octavius Herennus.

Il Tempio di Ercole Olivario venne edificato su un terrapieno costruito nel II sec. per rialzare gli argini del Tevere. nelle immediate vicinanze del suo più antico porto fluviale , il Porto Tiberino ed in una zona come il Velabro dove il culto di questa divinità era molto diffuso per via dell’antica comunità greca stabilitasi in questi luoghi già da prima della stessa fondazione di Roma.

Il Tempio di Ercole Olivario: la base di tufo

Base di tufo all’esterno

Di fronte al Tempio, nella cripta della Chiesa di S.Maria in Cosmedin, ci sono le mura della cosiddetta Ara Massima di Ercole.

Il Velabro era la zona paludosa in riva al Tevere dove la tradizione collocava il rinvenimento della cesta in cui erano stati abbandonati i due gemelli Romolo e Remo e ritrovati dal guardiano di porci Faustolo. I gemelli furono poi accuditi da una lupa sotto il fico ruminale (dove si era arenata la cesta) che, in una possibile razionalizzazione della tradizione, potrebbe trattarsi di una prostituta che frequentava la zona.

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All’interno del Tempio c’era una grande statua di Ercole (come riportato da Plinio) e da un’iscrizione ritrovata,  che probabilmente stava in quella che era la base della statua conosciamo sia il nome del dio (Hercules Olivarius) a cui era dedicato il Tempio, che lo scultore greco che aveva scolpito la statua (Scopas minore) nel II sec. a.C..

Questa statua in bronzo dorato, raffigurante Ercole con la clava nella mano destra e nella sinistra le tre mele del Giardino delle Esperidi. è probabilmente quella ritrovata nei pressi dei resti del Tempio di Ercole, fatti abbattere all’epoca di Papa Sisto IV, alla fine del 1400, e conservata nei Musei Capitolini, conosciuta come l’Ercole del Foro Boario.

Il culto di Ercole era molto radicato in Roma sin dai tempi più antichi, importato dalla comunità greca che popolava questa zona.

Un grande Santuario di Ercole Vincitore costruito nel II secolo A.C. si trovava nella zona di Tivoli.

Un altro Tempio ad Ercole Vincitore si trovava al Celio nella zona dei SS. Quattro Coronati, eretto nel 145 a.C. da Lucio Mummio Acaico, dopo la conquista di Corinto come ricorda la dedica ritrovata nei giardini di Villa Campana (non più esistente) e ora conservata ai Musei Vaticani.

La pianta del Tempio di Ercole Olivario è di forma circolare con intorno 20 colonne scanalate e capitelli corinzi (rimaste in 19), che poggiano su una base rotonda in tufo ed intorno una piattaforma marmorea con gradini (in origine 7) ed una porta di accesso sul lato est, quello che guarda l’Ara Massima di Ercole.

Il Tempio di Ercole Olivario: particolare dei capitelli

Particolare dei capitelli

Il Tempio di Ercole Olivario era già stato restaurato in tempi antichi, all’epoca di Tiberio, con la sostituzione di alcune colonne in marmo greco danneggiate (probabilmente in seguito ad un’alluvione), con altre in marmo di Luni.

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In corrispondenza del Tempio c’è lo sbocco della Cloaca Massima che passa sotto l’Arco di Giano, nel Tevere.

Il Tempio di Ercole Olivario:fondamenta dell'argine

Fondamenta dell’argine

All’esterno, sul muro di cinta, in basso, ci sono le pietre di tufo che formavano un argine verso le sponde del fiume.

Il Tempio di Ercole Olivario si è conservato in ottima forma fino ai nostri giorni, sfuggendo al destino della distruzione con la spoliazione dei suoi marmi, in quanto in epoca medioevale (1132) fu consacrato al rito cristiano e dedicato a S.Stefano delle Carrozze ed in seguito, nel XVII secolo a S.Maria del Sole per via dell’immagine sacra della Madonna ripescata nel Tevere.

All’epoca della sua trasformazione in Chiesa, lo spazio tra le colonne fu murato, come possiamo vedere anche in una incisione del Piranesi, dove il Tempio era ritenuto dedicato alla Dea Cibele.

Piranesi: Tempio di Cibele

Piranesi : Tempio di Cibele

Nel 1810 furono abbattuti questi muri tra le colonne, ripristinando lo stato originario del Tempio.

Il Tempio di Ercole Olivario: Madonna con il Bambino

Madonna con il Bambino

All’interno ci sono degli affreschi del XV secolo che raffigurano una Madonna ed i Santi e  sul pavimento una targa commemorativa in onore di Papa Sisto IV che aveva fatto fare alcuni restauri.

Il tetto è un rifacimento di epoca moderna, così come il rifacimento di alcuni capitelli mancanti o danneggiati.

Il Tempio di Ercole Olivario: Dedica al Papa Sisto IV

Dedica al Papa Sisto IV

Un importante restauro del Tempio fu operato da Giuseppe Valadier agli inizi del 1800 durante la dominazione francese.

La Chiesa è stata in seguito sconsacrata ed il Tempio di Ercole Olivario riportato alla funzione primitiva di monumento antico.

Un’alta cancellata metallica circonda e protegge il monumento da possibili vandalismi e furti.

L'Arco di Giano al Foro Boario: Tempio di Portuno

Tempio di Portuno

A pochi metri di distanza in direzione nord  si trova il Tempio della Fortuna Virile o più propriamente il Tempio di Portuno, il Dio dei porti e degli approdi. In questa zona infatti si trovava l’antico Porto Tiberino.

Lello

Bibliografia: F.Coarelli – Guide Archeologiche : Roma – Mondadori 2000

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