Vicus Caprarius- La città dell’acqua

A pochi metri dalla Fontana di Trevi si trova il Vicus Caprarius – La Città dell’Acqua, un sito archeologico sotterraneo e riportato alla luce nel corso di una campagna di scavo iniziata nel 1999 per la ristrutturazione di un cinema.

Nel corso degli scavi si è trovato un complesso edilizio di epoca imperiale, con sovrapposizioni medioevali ed i resti di un serbatoio di acqua (castellun aquae) proveniente dall’Acquedotto Vergine che tuttora alimenta alcune fontane monumentali tra cui la Fontana di Trevi.

Acquedotto Vergine

L’Acquedotto Vergine, è l’unico tra gli antichi Acquedotti romani, ancora in funzione a Roma.

Esso fu terminato nel 19 a.C. dal generale e genero di Augusto, Marco Vipsanio Agrippa e costruito con l’intento primario di alimentare le sue Terme al Campo Marzio, dove costruì anche il Pantheon.

Agrippa aveva già costruito nel 33 a.C. l’Acquedotto dell’Acqua Julia che nascendo nel territorio di Grottaferrata, viaggiava in un condotto sotterraneo insieme all’Acqua Tepula che aveva le sue sorgenti a poca distanza, fino alla piscina limaria (vasca di decantazione) che si trovava nella zona delle Capannelle, per poi proseguire sfruttando le arcuazione dell’Acqua Marcia (vedi il post Parco degli Acquedotti e Parco Torre del Fiscale).

Porta Tiburtina

Porta Tiburtina

Le sorgenti dell’Acquedotto Vergine, nel bacino dell’Aniene, si trovano in località Salone (anticamente Solone) all’ottavo miglio della via Collatina, antica via che usciva dalle Mura Aureliane insieme alla via Tiburtina  dalla Porta Tiburtina e portava alla città di Collazia , proseguendo infine per la città di Gabi.

L’antica Via Collatina  di cui sono stati scoperti recentemente alcuni tratti nella località Ponte di Nona in occasione della costruzione di un Centro commerciale, si ricollegava alla Via Tiburtina attraversando l’Aniene attraverso il Ponte Lucano.

Fontana di Trevi

Fontana di Trevi: in alto a destra il rilievo con la fanciulla che indica la sorgente ai soldati

Sull’origine del nome dell’Acquedotto Vergine si sono fatte alcune ipotesi: la più suggestiva deriva da una leggenda, ricordata con un gruppo marmoreo anche sul frontale monumentale della Fontana di Trevi, secondo la quale una fanciulla avrebbe indicato ai soldati di Agrippa l’ubicazione delle sorgenti di cui fino ad allora era ignota l’esistenza.

Altra ipotesi è che l’acqua dell’Acquedotto Vergine sia stato così denominato in quanto le sue acque, a differenza da quelle degli altri Acquedotti romani, sono totalmente prive di calcare e quindi vergini, pure.

Proprio la mancanza di calcare ha contribuito a far conservare integro l’Acquedotto Vergine, fino ai nostri giorni.

Acquedotto Vergine a Via del Nazareno

L’Acquedotto Vergine aveva un percorso di circa 20 Km, per la quasi totalità interrato, salvo l’ultimo tratto urbano, di circa due Km, dove viaggiava all’aperto o su arcate fino ad arrivare nella zona del Pantheon dove andava ad alimentare le Terme di Agrippa.

LEGGI anche:  Basilica sotterranea di Porta Maggiore

L’Acquedotto Vergine grazie al suo percorso interrato, continuò a portare acqua in città anche dopo il 537, quando Vitige e i suoi Goti, accampatosi nel c.d. Campo Barbarico nel terreno trapezoidale formato dal doppio incrocio dell’ Acquedotto Claudio e quello dell’Acqua Marcia, Tepula e Julia, nella zona di Tor Fiscale tra il Quadraro e l’Appia Nuova , interrompono questi Acquedotti, assetando Roma.

Dopo questo traumatico episodio, la città si andò drammaticamente spopolando per la mancanza d’acqua che rendeva la vita difficile specialmente nei rioni sopraelevati dove era impossibile rifornirsi finanche dell’acqua del Tevere che probabilmente era inquinata anche a quei tempi anche se non come oggi.

In poco tempo la popolazione di Roma passò da oltre 1 milione di individui a poco più di 50.000 persone.

Attualmente, a causa delle infiltrazioni unitamente al degrado ambientale (discariche abusive) ed anche dell’urbanizzazione selvaggia che ha compromesso e inquinato le falde acquifere dove attinge l’Acquedotto Vergine, la sua acqua, non più potabile, viene usata solo per usi agricoli o per alimentare alcune fontane monumentali di Roma come attualmente la Fontana della Barcaccia a Piazza di Spagna, la Fontana dei Quattro Fiumi a Piazza Navona e, appunto, la Fontana di Trevi.

Acquedotto Vergine: Fontana di Trevi

Fontana di Trevi

Nella vicina Via del Nazareno, al civico 14, sono visibili da un cancello tre arcate dell’Acquedotto Vergine con una dedica all’Imperatore Claudio che tra il  45 e il 46 aveva provveduto al suo restauro.

Ingresso alla conduttura sotterranea

L’iscrizione ricorda come Tiberio Claudio figlio di Druso, Cesare Augusto Germanico, pontefice massimo,abbia restaurato dalle fondamenta gli archi dell’Acquedotto dell’Acqua Vergine, danneggiati da Gaio Cesare (Caligola), probabilmente per la costruzione di un anfiteatro, mai portato a termine, in quella zona.

Di fronte al cancello, dall’altra parte della strada c’è una porticina che conduce al percorso sotterraneo dell’acqua per eventuali ispezioni, così come a Trinità dei Monti, nell’adiacente Villa Medici, una scala a chiocciola consente, ancora oggi, di calarsi fino al condotto sotterraneo delle acque.

LEGGI anche:  Arco di Dolabella e Silano

 

Il Vicus Caprarius

Gli scavi , svolti tra il 1999 e il 2001 per la ristrutturazione del Cinema Trevi, hanno consentito di scoprire due edifici, affiancati,  lungo il vicus Caprarius. Il nome Caprario derivava forse da un luogo di culto presente nella zona in antichità, dedicato alla Dea Giunone Caprotina, protettrice del sesso e della fecondità e raffigurata con indosso una pelle di capra.

Sito di Vicus Caprarius

Sito di Vicus Caprarius

Il vicus Caprarius era un prolungamento della via Salaria vetus che in questa zona, insieme alla via Lata (odierna Via del Corso) dava origine ad un trivio dove venne edificata la Fontana di Trevi.

L’area archeologica sotterranea del Vicus Caprarius – La Città dell’Acqua, si trova al numero 25 del Vicolo del Puttarello, a pochi passi dalla Fontana di Trevi .

Vicus Caprarius: il tesoretto

Il tesoretto

Scesi alcuni scalini si entra nell’area archeologica vera e propria dove, camminando su delle passerelle metalliche sospese sugli scavi si possono ammirare da molto vicino e da diversi punti di vista queste strutture millenarie portate recentemente alla luce.

Vicus Caprarius: suppellettili in ceramica

Vicus Caprarius: suppellettili in ceramica

Vicus Caprarius: Alessandro Helios

Alessandro Helios

Alcune vetrine mettono in mostra parte del ricco materiale ritrovato tra cui la testa di Alessandro Helios, frammenti ceramici, monete varie compreso un tesoretto con alcune centinaia di monete di bronzo del IV e V secolo appartenuto con molte probabilità ad uno schiavo o un piccolo artigiano o commerciante visto il valore infimo delle stesse, lucerne, anfore che servivano a trasportare olio e prodotti a base di pesce dal nord Africa, vino dalle regioni del Mediterraneo orientale e dalla Sicilia.

Da uno studio degli scavi emergono due aree distinte di cui una è la casa di abitazione a nord, l’altra invece è con tutta evidenza il Castellum aquae dell’Acquedotto Vergine.

Lato nord

L’edificio situato a nord era probabilmente un caseggiato (insula) di almeno tre piani con botteghe al pianterreno. Le insule erano delle abitazioni in affitto di tipo intensivo con il pianterreno riservato alle botteghe, il primo piano riservato a ceti più abbienti e i piani superiori a famiglie di ceto modesto.

Edifici di questo genere erano molto diffusi a Roma e, tra gli altri, un esempio di questa tipologia, molto ben conservata, la possiamo vedere al Campidoglio con l’Insula dell’Aracoeli, o più diffusamente a Ostia Antica.

La costruzione dell’Insula risalirebbe all’età neroniana, dopo l’incendio del 64 d.C.

Vicus Caprarius: anfore

Anfore

Una serie di ristrutturazioni seguì nei secoli successivi sino alla metà del IV sec., quando la costruzione viene trasformata in una lussuosa domus, di cui ci rimangono resti di pavimenti in marmo policromo e rivestimenti in marmo alle pareti e sulle scale che conducevano al pianterreno dove vennero ubicati i servizi igienici.

Vicus Caprarius: scala con resti marmorei

Scala con resti marmorei

Attualmente il pavimento abbellito da un mosaico è ricoperto dalla acqua corrente dell’Acquedotto Vergine che sgorga da una parete.

LEGGI anche:  Porta Tiburtina o S.Lorenzo

A metà del V Secolo, un incendio ( di cui sono state trovate tracce) distrusse il pianterreno della domus.

Lato sud

La parte sud della costruzione mostra dei grandi ambienti con volta a botte.

Vicus Caprarius: cisterna

Cisterna

Nel secondo secolo d.C., alcuni ambienti vengono trasformati in una cisterna d’acqua (castellum  aquae) dell’Acquedotto Vergine.

Le pareti delle cisterne e gli spechi degli acquedotti venivano impermeabilizzati con una miscela di laterizi e calce (cocciopesto) che anche in questo caso ricoprono i resti.

Gli Acquedotti romani per funzionare avevano bisogno di costruzioni lungo il percorso da adibire a castellum aquae per regolare il flusso dell’acqua e provvedere alla sua distribuzione a varie utenze.

L’Acquedotto Vergine aveva ben 18 di queste cisterne lungo il suo intero percorso.

Terme di Traiano a Roma: Cisterna delle sette sale

Cisterna delle sette sale

Le cisterne, necessarie nei pressi dell’utilizzo finale , fossero Terme o Fontane, servivano a raccogliere l’acqua e  limitarne o regolarne la forza ed erano costruite da una serie di ambienti con aperture sfalsate tra di loro per evitare gorghi.

Una grande cisterna giunta fino a noi che mostra questo tipo di realizzazione è quella conosciuta come Cisterna delle Sette Sale al Colle Oppio, che alimentava le grandi Terme di Traiano.

I resti di un’altra cisterna che alimentava le Terme Eleniane, li possiamo ammirare in via Eleniana, a Santa Croce in Gerusalemme.

Con il taglio degli acquedotti di Roma ad opera dei Goti di Vitige nel 537 d.C., la cisterna del Vicus Caprarius (come tutte le altre presenti a Roma) andò in disuso.
In epoca medievale, il piano di calpestio dell’area fu innalzato  di circa 5 metri su cui si innestarono due abitazioni costruite con materiali di riutilizzo delle antiche abitazioni.

Scavi sotto La Rinascente

In questi ultimi anni, recenti lavori di rifacimento di un grande palazzo risalente agli anni cinquanta del secolo scorso, posto tra via del Tritone e via dei Due Macelli

Acquedotto Vergine

Acquedotto Vergine

( a pochi passi dalla Fontana di Trevi ), ora sede dei grandi magazzini della Rinascente, hanno portato alla scoperta tra le altre cose anche di ben 15 arcate dell’Acquedotto Vergine, che si vanno a saldare con quelle, note,  di via del Nazareno.

Lello

Bibliografia:

Filippo Coarelli: Guida Archeologica di Roma – Mondadori 2000

Se avete apprezzato l’articolo Vi chiedo di condividerlo sui social con un like. Grazie

 

 

Share This: