Non solo Sciamani: Italo Americani diventati poi famosi

Italo Americani diventati famosi

 

Italo Americani (foro RJA1988 da Pixabay)

Italo Americani (foto RJA1988 da Pixabay)

In tempi di Sciamani, scopriamo come altre migliaia di Italo Americani prima di lui abbiano lasciato un ricordo, nel bene o nel male nella società americana nei primi due secoli di migrazione

Dopo l’inferno, le umiliazioni sopportate dalla prima generazione di emigranti in USA per farsi accettare da una società che offriva molto ma non a tutti, pian piano con le seconde, terze e quarte generazioni si è riusciti finalmente in questa impresa,  anche se il pregiudizio antitaliano è sempre stato dietro l’angolo.

I WASP

Una società, quella USA, che, all’epoca delle migrazioni, era in maggioranza puritana e protestante, e si riconosceva nell’acronimo WASP (Bianchi Anglo-Sassoni Protestanti), e che mal poteva tollerare una massa di individui poveri (la povertà è una colpa!), sporchi, analfabeti e papisti e che a giudizio, per esempio, di Henry James, ci avrebbero messo almeno cento anni per ritrovare le qualità che esprimevano in Italia. In questa scala di disvaslori gli Italiani si trovavano in buona compagnia con gli Irlandesi che, dalla parte loro, avevano comunque il vantaggio non secondario della conoscenza della lingua inglese.

I WASP discendenti dei Padri Fondatori, un gruppo chiuso detentore della ricchezza e dell’influenza in società, con un circuito di Università prestigiose, raggruppato nella Ivy League, che assicurava (e assicura ancora) loro il predominio dei posti di potere, con amicizie importanti cementate fin dalle scuole, cominciarono a perdere pian piano i privilegi solo a partire dal secondo dopoguerra.

Infatti anche queste Università, templi della cultura WASP, videro talvolta degli Italo Americani ai vertici: ad esempio A.Bartlett Giamatti, già professore di Inglese e Letteratura Comparata alla Yale University, ne divenne Presidente dal 1978 al 1986.

La criminalità organizzata

Yale University

Yale University

Non fu marginale a creare la cattiva fama che accompagnava i migranti italiani, lo sviluppo di una potente malavita organizzata con profondi legami con il paese di origine, crudele quanto impenetrabile agli estranei, in eterna lotta tra i vari gruppi emergenti, ovvero le famiglie mafiose che stavano ai vertici.

Contribuirono ad amplificare tale sinistra fama anche romanzi e film di successo tipo “Il Padrino” di Mario Pazo (1969), “Quei bravi ragazzi” (1990) di Martin Scorsese e altri.

Una seguitissima serie TV più recente, quella dei “Soprano” che ampliava i temi del film di Scorsese, con la storia quotidiana di una famiglia mafiosa del New Jersey e i rapporti con le “cinque famiglie” di New York, ha, in un certo qual modo, contribuito a “normalizzare” questo fenomeno.

La vita in America

Agli albori dell’emigrazione italiana in USA, dopo una vita di fame nelle campagne del sud Italia, un viaggio in nave che non prevedeva ritorno nella maggior parte dei casi, fatto in condizioni disumane, come ben lo descrive lo scrittore Edmondo De Amicis nel suo libro “Sull’Oceano”  (scritto sulla base dell’esperienza del suo viaggio da Genova a Buenos Aires), i migranti sbarcavano in una terra nuova, ostile, senza conoscere la lingua, in condizioni miserevoli, andavano ad abitare in tuguri fatiscenti e sovraffollati con la prospettiva di lavori faticosi, umili, sottopagati e accompagnati dall’emarginazione sociale.

De Amicis - Sull'Oceano

De Amicis Sull’Oceano

Da questa terribile realtà si svilupparono, in parte come autodifesa, le numerosissime “Little Italy” sparse per tutta l’America, a partire dalla più importante e iconica: quella di Manhattan, New York.

Il pregiudizio antitaliano dell’epoca arrivò anche ad episodi cruenti come il linciaggio di New Orleans del 1891 che portò quasi ad una guerra con l’Italia o anche la vicenda di Sacco e Vanzetti del 1927, immortalata in una famosa canzone di Joan BaezThe ballad of Sacco & Vanzetti” , per parlare dei casi più conosciuti, ma con purtroppo tanti altri episodi simili, puntualmente descritti in un libro di Patrizia Salvetti: “Corda e Sapone” – Donzelli Editore.

Patrizia Salvetti - Corda e sapone - Donzelli Ed.

Patrizia Salvetti – Corda e Sapone – Donzelli Editore

Dopo l’arrivo in USA molti migranti italiani cercarono di mimetizzarsi in quei tempi non facili, anglicizzando il loro nome, come ad esempio fece il nostro John Martin, trombettiere di Custer, unico superstite della battaglia di Little Bighorn, anche se poi la sua famiglia riprese il cognome Martini. Tra i numerosi altri italo americani famosi che cambiarono il loro nome troviamo anche ad esempio Dean Martin (Dino Crocetti) con i genitori italiani di Montesilvano.

Pasquale Petrocelli: John Martin

John Martin

 

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Alcuni emigrati non  dissimularono la loro origine, ma non la gradirono mai eccessivamente come ad esempio il famoso regista Frank Capra, nato in Sicilia ed emigrato con i suoi in USA all’età di sei anni.

Purtroppo per anni un pregiudizio ha solitamente accompagnato la comunità degli italo americani: l’abbinamento macchiettistico di italiani uguale mafia, pizza, spaghetti (o macaroni se si preferisce) e mandolino.

In seguito, per fortuna, si è assistito, da una parte, alla graduale ma crescente perdita di potere della criminalità organizzata di origine italiana.

Questa criminalità fu combattuta fin dall’inizio dagli stessi italiani, come dimostra la vicenda di Joe Petrosino, per finire poi decimata dall’ FBI, e sostituita da altre mafie di altre etnie ben più crudeli e pervasive.

Inoltre, con l’apprezzamento generalizzato per la “pizza” e gli “spaghetti”, e, in generale per la cucina, la moda, il cinema e la musica italiana, la situazione per gli immigrati di origine italiana è cambiata radicalmente.

La comunità italiana è ormai parte integrante della società americana a pieno titolo e conta importanti esponenti tra politici dei due schieramenti, tra i Democratici e i Repubblicani, giudici, professori universitari, architetti, letterati, scienziati, medici, militari ai posti di comando, artisti, ristoratori, musicisti e cantanti, attori, e manager di grandi industrie oltre che polizia e vigili del fuoco.

Proprio fra queste ultime due categorie la comunità italo americana ha dato un grande tributo di sangue con le tante vittime eroiche nella tragedia delle Torri Gemelle a New York.

Un’ altra categoria che ha versato il proprio sangue per la nuova Patria è stata quella dei i soldati che, a partire dalla Seconda GM, hanno partecipato alle varie guerre combattute dagli USA negli anni successivi.

Il segno dell’odierna accresciuta importanza degli italo americani nella società USA, lo aveva in precedenza “certificato” una emblematica copertina del New York Times Magazine del 1983, in cui apparivano i ritratti di dodici personaggi di origine italiana diventati famosi in vari settori della vita americana.

I loro nomi: Martin Scorsese, regista; Mario M. Cuomo, governatore democratico dello stato di New York; Salvador E. Luria, premio Nobel per la medicina; Eleanor Cutri Smeal, leader del movimento femminista americano; Lee A. Iacocca, Amministratore Delegato della Chrisler; Joseph V. Vittoria, Amministratore Delegato della Avis; Geraldine A.Ferraro, politica Democratica, avvocato e candidata alla Vicepresidenza degli Stati Uniti; Robert Venturi, famoso architetto; Card. Joseph Bernardin, Cardinale; A.Bartlett Giamatti, Presidente della Yale University; Sen. Pete V. Domenici, Partito Repubblicano del New Messico; Sen. Alfonse M. D’Amato, Partito Repubblicano di New York.

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NB: Molti di questi personaggi sono ormai morti e le cariche occupate sono quelle indicate all’epoca sulla copertina del Times.

Questa presa di coscienza dell’opinione pubblica americana ovviamente inorgoglì enormemente la comunità italiana, fino ad allora sempre snobbata o anche sottovalutata e derisa.

Nello stesso tempo non si può tacere dell’opera meritoria effettuata a partire dal 1975 dalla NIAF (www.niaf.org) per la promozione della lingua e della cultura italiana in USA oltre che sempre vigile a combattere eventuali perduranti odiose discriminazioni.

Ma come dimenticarsi di chi era venuto prima di loro e aveva dato lustro alla Comunità?

Italo Americani: Suor Blandina

Suor Blandina

Da Suor Francesca Saverio Cabrini (ora Santa) che lavorò a stretto contatto con i primi immigrati italiani in USA, a Suor Blandina, Dal divo del cinema Rodolfo Valentino al Sindaco di New York Fiorello La Guardia, al poliziotto Joe Petrosino da Padula, da campioni dello sport come il fuoriclasse del baseball Joe DiMaggio (Giuseppe Di Maggio), il pugile Rocky Marciano (Rocco Marchegiano) o Primo Carnera, fino al banchiere Amedeo Giannini, fondatore della Bank of Italy (poi Bank of America).

Le Little Italy

Queste “enclaves” sorte in alcune grandi città USA agli inizi delle migrazioni di massa, furono, come detto, una forma di autodifesa e di aggregazione tra immigrati italiani che sentivano il conforto di una lingua comune (o quasi…) tra compatrioti.

Questo autoisolamento rappresentò nello stesso tempo un bene e, insieme, un male per il progredire dell’integrazione dei nuovi immigrati nella società USA.

Oggi il panorama è molto diverso, le “Little Italy” esistono ormai solo come attrazione turistiche dove recarsi per mangiare o acquistare gadget e celebrare Feste.

Iconica la Little Italy  di New York principale porto di sbarco dei migranti, con il suo dedalo di strade, da Mulberry Street ad Elizabeth Street a Grand e a Mott Street, in origine affollate da migranti uniti in gruppi che, nelle diverse strade, ricalcavano le loro provenienze regionali e perpetuavano i loro dialetti.

Oggi, la Little Italy di New York, svuotata dagli Italiani, accerchiata dalla Chinatown, si è ridotta in pratica ad una piccola  frazione di quella originaria, dove è possibile trovare ancora locali che trattano specialità italiane come il famoso Cafè Ferrara (dal 1892), il caffè Palermo, il ristorante Angelo’s , prodotti alimentari Di Palo e altri ancora.

Italo Americani: i libri

Italo Americani : libri per approfondire

In seguito, con il miglioramento delle condizioni di vita, o per sottrarsi agli affitti elevati richiesti per dei malsani “tuguri”, gli immigrati italiani si sparsero al di fuori di questa piccola enclave per andare a popolare interi quartieri periferici come, nel caso di New York,  la zona di Belmont nel Bronx (Arthur Avenue), Corona nel Queens, o a Brooklyn, a Carrol Gardens, a Bensonhurst, o nel vicino Stato del New Jersey.

Altre “Little Italy” simili si formarono a Boston, nel North End ed anche a San Francisco a North Beach, o in Pennsylvania, a Norristown, o Baltimore nel Maryland, etc.

Tutte queste “isole” italiane avevano la comune caratteristica della vita in strada nella bella stagione, tipica dei paesi del nostro sud, con frotte di bambini a giocare, i mercati all’aperto, i negozi alimentari, i panni stesi alle finestre. Il tutto a ricreare un microcosmo che ricordava l’Italia che avevano dovuto lasciare a malincuore.

Altro tratto distintivo dei quartieri italiani erano le gelaterie come ancora oggi ad esempio troviamo nel quartiere di Corona (Queens), nella piazza con il campetto di bocce frequentato dai pensionati oriundi che ancora ricordano qualche parola italiana, la famosa Lemon Ice King.

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Anche qui ormai di Italo Americani, ne sono rimasti pochissimi, per la quasi totalità sostituiti da immigrati di origine messicana o altri Ispanico Americani del centro e sud America.

Oggi

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando si richiuse la ferita dell’Italia fascista alleata della Germania nazista, e l’entrata italiana nella Nato, i rapporti con gli USA tornarono ottimi, anche per la naturale posizione geostrategica italiana nel Mediterraneo in piena “Guerra Fredda”.

Dagli anni cinquanta non è stato più possibile emigrare liberamente in USA o usufruire di “Atti di Richiamo” da parte di familiari già residenti in America se non inseriti in quote annuali (al pari di altre etnie) e con rapporti familiari abbastanza stretti.

L’emigrazione in USA ancora possibile è generalmente quella di alto livello (giornalisti inviati di testate italiane accreditate della carta stampata o tv, medici, dirigenti di multinazionali, personale dei Consolati, insegnanti, etc.) o per categorie specifiche di cui gli USA hanno bisogno o magari per chi voglia impiantare un’Azienda.

L’altra possibilità di avere un permesso di soggiorno permanente, è quello di partecipare alla Lotteria annuale (o quasi) dei Visti, previa verifica dei requisiti, con quote riservate ad ogni etnia, tra cui  l’Italia.

La lotteria, elettronica, è totalmente gratuita e il link per chi fosse interessato è: https://www.dvlottery.state.gov/

I nuovi immigrati italiani di oggi hanno pochissimo da spartire con i discendenti della prima generazione e difficilmente vanno a vivere nei quartieri italiani ancora esistenti.

Allon Schoener: Italo Americani

Allon Schoener: Italo Americani – Rizzoli

Ma anche le terze e quarte generazioni di immigrati che non conoscono più la lingua italiana hanno pochi momenti unificanti se non tradizioni folcloristiche perpetuate come la Festa di San Gennaro a metà Settembre a Mulberry Street e contemporaneamente anche nella “Little Italy” del Bronx, con le bancarelle che vendono le zeppole e le processioni religiose con la banda.

Questa Festa appartiene alla tradizione del sud Italia (Napoli) ma ormai attrae tutti gli Italo Americani e non solo.

Altra grande occasione di orgoglio, forse la principale è il Columbus Day che si celebra circa un mese dopo la Festa di S.Gennaro (ovvero nel secondo lunedì di Ottobre) per commemorare la scoperta dell’America, con una enorme partecipazione di gente e una grandiosa parata sulla Quinta Avenue a New York.

In una scena di un film romantico del 2008, “La ragazza del mio migliore amico” (My Best Friend’s Girl) ambientato a Boston, due protagonisti del film, all’uscita da una pizzeria, si ritrovano in strada circondati dalla folla in una di queste feste italiane con la banda musicale.

Un movimento revisionista nato recentemente, dopo le violenze contro gli afroamericani, sta mettendo in discussione la figura del navigatore italiano negli USA, ritenuto schiavista e responsabile del genocidio dei nativi americani, con il conseguente abbattimento delle numerose statue a lui dedicate in varie città americane.

Le terze e quarte generazioni di Italo Americani, non vivono più ormai come una vergogna la loro ascendenza italiana, non cercano di proteggersi ma, al contrario, cercano con orgoglio di ritrovare e valorizzare queste radici.

Lello

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Bibliografia:

Allon Schoener: Gli Italo Americani – Rizzoli 1988

Regina Soria; Fratelli Lontani – Liguori Editore 1997

Enrico Franzina – Italiani al nuovo mondo – Mondadori

Patrizia Salvetti: Corda e sapone – Donzelli Editore 2003

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