Locusta la prima avvelenatrice seriale

Locusta la prima avvelenatrice seriale

Locusta, la prima avvelenatrice seriale

.Lucusta o Locusta. Questo era il nome con cui era conosciuta a Roma questa donna massima esperta in veleni all’epoca della Gens Iulia. Locusta era una donna schiava di origine gallica portata a Roma al seguito dell’esercito reduce dalle Gallie. Secondo altri era invece la collaboratrice di un medico di origine orientale.

Come che sia, Locusta era una grande esperta di veleni ricavati da piante e radici che aveva provato in minime dosi non letali anche su se stessa, per ricavarne una sorta di immunizzazione ai veleni.

Ma, a differenza delle streghe Canidia e Sàgana che nelle notti di luna piena si aggiravano per l’Esquilino alla ricerca di erbe e radici cresciute tra le tombe del Campus Esquilinus, per confezionare dei  filtri d’amore tesi alla riconquista degli amanti perduti, Locusta usava le sue particolari conoscenze per commettere uccisioni a pagamento.

Locusta aveva negli anni raffinato le sue particolari conoscenze conducendo i suoi esperimenti oltre che su se stessa, anche su animali e su schiavi anziani e malati.

Silla

Silla

Si dice che avesse anche aperto una bottega sul colle Palatino, meta di donne e uomini desiderosi di liberarsi definitivamente di amanti e, o consorti non più graditi, ma in modi che non destassero sospetti ma facessero pensare a improvvisi malanni  dall’esito letale.

LEGGI anche:  Acquedotto Vergine

Gli avvelenamenti, le pozioni magiche non erano una pratica infrequente a Roma per eliminare avversari ma, ad un certo punto, la cosa era sfuggita di mano e il fenomeno si era talmente ingigantito da costringere il dittatore Silla ad emettere nell’ 81 a.C., un decreto ad hoc: “lex Cornelia Sullæ de sicariis et veneficis”.

Morte di Claudio

La fama raggiunta da Locusta nel particolare campo degli avvelenamenti, giunse anche alle orecchie dell’Imperatrice Agrippina minore moglie di Claudio di cui voleva liberarsi per favorire l’ascesa al trono di suo figlio Nerone.

Agrippina minore

Agrippina Minore

Agrippina minore, alla nascita Giulia Agrippina, dapprima sposa di Gneo Domizio Enobarbo, da cui ebbe un figlio: Nerone, e successivamente, divenuta vedova anche del ricco Gaio Passieno Crispo, sposò Claudio che era anche suo zio.

Volendo liberarsi del vecchio Claudio per favorire l’ascesa al trono di suo figlio Nerone, Agrippina pensò di liberarsene con il veleno come si dice avesse fatto anche con il secondo marito Passieno Crispo.

Agrippina Minore

Agrippina Minore

A questo punto, Agrippina minore fece liberare Locusta dalla prigione dove nel frattempo era stata rinchiusa a causa di queste sue attività non proprio legali, con la promessa di grandi benefici se si fosse incaricata dell’omicidio.

La vicenda ci viene narrata con tutti i particolari da Tacito, negli Annales.

Dopo aver avvelenato un piatto di funghi di cui Claudio era un grande goloso, Locusta, con la complicità del medico Senofonte, aveva provveduto ad avvelenare anche la piuma di cui l’Imperatore si serviva per procurarsi il vomito durante i banchetti.

Imperatore Claudio

Imperatore Claudio

Quest’ultimo espediente causò effettivamente la morte dell’Imperatore dopo che grazie ad una provvidenziale diarrea  era riuscito ad espellere i funghi velenosi nel frattempo ingeriti.

LEGGI anche:  Scavi sotto la Rinascente

Dei particolari servigi di Locusta ebbe successivamente a servirsene lo stesso Nerone che voleva liberarsi del fratellastro Britannico, figlio di Claudio ed erede legittimo al trono.

Dopo un primo tentativo andato a vuoto durante un banchetto, Locusta riuscì nell’intento in un secondo banchetto, quando il povero Britannico ebbe degli spasmi di agonia scambiati per attacchi epilettici, di cui soffriva.

Nerone

Nerone

Un ultimo servizio per Nerone fu quando gli procurò il veleno necessario a suicidarsi nel 68, nella villa di uno dei suoi liberti, braccato dai nemici.

Fine dei giochi

Galba, il successore di Nerone, deciso a moralizzare la vita pubblica romana, tra le altre cose, fece imprigionare e mettere a morte la famigerata Locusta, il 9 gennaio 69, ponendo fine alla sua carriera di sicario.

L’esecuzione pubblica di Locusta fu, stando ad alcune ricostruzioni, particolarmente atroce, con il suo stupro da parte di una giraffa ammaestrata ed il corpo dato in pasto alle belve feroci.

Probabilmente la sua morte fu più prosaicamente dovuta allo strangolamento in carcere con il corpo dato alle fiamme, come d’uso all’epoca.

Lello

Bibliografia:

Tacito – Annales – Bur Rizzoli

I.Beltramme – Forse non tutti sanno che a Roma… – Newton Compton

Se avete apprezzato l’articolo Vi chiedo di condividerlo sui social con un like. Grazie

LEGGI anche:  Il Colombario di Pomponio Hylas

Nota di redazione: non è stato possibile risalire ai crediti di alcune immagini, chiunque riconoscesse un’immagine di cui detiene la proprietà intellettuale può comunicarcelo e provvederemo ad inserire al più presto il credito.

Share This: