Felicissimus ovvero la rivolta dei monetieri

CC BY-SA 2.0vedi termini File:Muenzschlaeger 228364963.jpg Creato: 12 agosto 2006

Felicissimus, chi era costui? A parte una omonimia con un Pater di un Mitreo di Ostia Antica, questo signore, forse uno schiavo, capeggiò a Roma una pericolosa rivolta che finì nel sangue, sotto l’Imperatore Aureliano.

E’ un episodio poco noto, tramandatoci dalla Historia Augusta e da Zosimo nella Storia Nuova.

Felicissimus era il capo (rationalis) della Zecca di Roma (con le sue officine), sotto l’Imperatore Aureliano.

Secondo le parole sprezzanti di Aureliano, Felicissimus era l’ultimo dei suoi schiavi, ma sembra difficile credere a questo letteralmente: la responsabilità affidatagli infatti era enorme.

La produzione monetaria era importantissima per la sopravvivenza dell’Impero. Risorse enormi servivano a pagare i mercenari al soldo di Roma allo scopo di proteggerne i vastissimi confini.

Molto probabilmente alle spalle di Felicissimus c’era gran parte del Senato in opposizione a questo Imperatore rude soldato di carriera, acclamato e imposto dai suoi soldati ma estraneo ai riti romani.

Lucio Domizio Aureliano era infatti nato in Pannonia inferiore (odierna Serbia) nel 214 d.C., figlio di una umile famiglia di coloni al servizio di un senatore di nome Aurelio.

Le madre Aurelia era una sacerdotessa del Sol Invictus, ovvero il Dio Mitra, il cui culto era diffusissimo tra i militari e che lui impose nell’Impero Romano dopo aver assunto la carica di Imperatore (maggio 270).

S.Stefano Rotondo - Tauroctonia

S.Stefano Rotondi: La Tauroctonia

Infatti a partire dal 273 d.C., dopo la conquista di Palmira, regno della ribelle regina Zenobia, avvenuta nel 272, per sciogliere un voto fatto in quell’occasione, Aureliano fece costruire a Roma un grandioso Tempio del Sole, localizzato da alcuni archeologi nell’odierna Piazza S.Silvestro, vicina alla via Lata (via del Corso), da altri invece, sulle vicine propaggini del colle Quirinale a cui si accedeva dal Campo Marzio tramite una sontuosa scalinata in marmo.

Tornando alla vicenda di Felicissimus, egli, insieme agli altri funzionari della zecca, portava avanti da qualche tempo una grossa truffa nella coniazione delle monete con un enorme danno per le casse erariali.

In pratica, una volta coniate e pesate le monete, prima della loro distribuzione, venivano limate ai bordi in quantità minime, per ricavarne del metallo a sua volta usato per coniare altre monete non ufficiali.

Denario di Giulia Mamea

Denario eccentrico di Giulia Mamea

La pratica della tosatura delle monete era facilitata dal fatto che le stesse, molto spesso, in quanto prodotte a mano, venivano fuori con i margini decentrati e, una leggera limatura dell’eccentricità, non era percepibile dal comune cittadino a meno di non pesare la moneta.

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Altra truffa spesso posta in essere a volte dallo stesso Stato era quello di rivestire una lega di basso valore con una sottile lamina di metallo pregiato (oro o argento) e poi coniata. In questo caso si parla di moneta subereata o suberata.

Si vedono spesso monete romane  dentellate già all’epoca forse per  “saggiarle”, probabilmente per garantirne a priori la loro autenticità, forse per “tosarle”. Qui parliamo invece di monete serrate.

Scoperta la vasta truffa, Felicissimus convinse i lavoratori della zecca romana alla rivolta contro questo nuovo imperatore per evitare di essere puniti.

Avuto notizia dell’avvenimento, Aureliano si diresse con grande velocità verso il colle Celio dove si erano asserragliati i ribelli nei pressi della Zecca.

Basilica di San Clemente

Basilica di San Clemente: Ingresso

La Zecca di Roma, aveva infatti la sua sede principale sotto l’attuale Basilica di S.Clemente a poca distanza dal Colosseo.

Questa fu la seconda sede della Zecca che, fino al grande incendio di Roma all’epoca di Nerone, si trovava vicino alla Basilica di S.Maria in Aracoeli sul Campidoglio, nelle vicinanze del Tempio di Giunone Moneta (ovvero : ammonitrice).

Chiesa di S. Maria in Aracoeli

Chiesa di S.Maria in Aracoeli

Da questo attributo, dato alla Dea dall’epoca dell’assedio al Campidoglio da parte dei Galli di Brenno (396 a.C.), con il famoso episodio delle oche (care alla Dea) che con il loro starnazzare avevano avvertito gli assediati, si passò in seguito ad indicare la stessa Zecca e l’oggetto della sua produzione: la moneta.

A breve distanza dalla Zecca si trovava il Tempio di Saturno, sede del Tesoro dello Stato, da dove venivano prelevati i metalli per la produzione monetaria

Il tempio di Giunone e la vicina Zecca, furono distrutti durante il grande incendio di Roma  del 18 luglio del 64, quello (forse) falsamente attribuito a Nerone.

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In seguito a questi avvenimenti la Zecca fu spostata da Domiziano dall’Arx capitolina al Celio dove rimase fino alla fine del III secolo quando, in seguito alla rivolta di Felicissimus, essa rimase chiusa per circa tre anni.

 A Roma i responsabili della produzione delle monete erano tre magistrati chiamati tresviri monetales, ossia magistrati monetari.

Esistevano anche delle persone, di solito schiavi o liberti, addetti al controllo qualità, come diremmo oggi.

Questi personaggi, in seguito di nomina imperiale, erano detti nummulari e la loro presenza era obbligatoria: peccato che anche tra essi esistessero i corrotti, come leggiamo da alcune cronache dell’epoca.

La vicenda

I soldati di Aureliano repressero la rivolta a stento e con enormi perdite. Lo stesso Aureliano in una lettera parla di 7.000 vittime tra i soldati, probabilmente una cifra eccessiva o forse tramandata male dai biografi dell’epoca.

Felicissimus:: Mura Serviane all'Aventino

Mura Serviane all’Aventino

Bisogna comunque cercare di immaginarsi i numerosi lavoratori della zecca (monetari o monetali) asserragliati tra i vicoli angusti e tortuosi del Celio, a pochi passi dal Colosseo e dalla Porta Querquetulana (Mura Serviane) in una zona impervia.

Monetari di stazza robusta immaginiamo, visto il faticoso mestiere, e pesantemente armati delle loro mazze, misero in non poca difficoltà soldati appesantiti dalle armature e abituati a combattere in spazi aperti.

Felicissimus morì nella rivolta, come era da immaginarsi, mentre i suoi occulti mandanti, numerosi senatori contrari al nuovo Imperatore, rimasero tra le quinte senza compromettersi.

Un riassunto della vicenda tramandata dagli storici tra cui Sesto Aurelio Vittore nelle sue opere (Historia romana), la Historia Augusta e la “storia nuova” di Zosimo ci consente di datare al 271 l’epoca della rivolta.

Aureliano aureo

Aureliano Aureo

Sappiamo come dati certi, infatti, del blocco dell’operatività della zecca per tre anni circa e la riforma monetaria introdotta in seguito nel 274 da Aureliano probabilmente anche in seguito alla rivolta di Felicissimus.

La gente aveva ormai perso la fiducia nello Stato vista l’enorme quantità di monete false in circolazione con conseguente altissima inflazione, per cui, la necessità di una profonda riforma monetaria, era ineludibile..

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Nelle monete dell’epoca, il valore del metallo sottostante era ormai una frazione di quello previsto dalle leggi e ancora usato dalle zecche provinciali.

Alcuni secoli dopo, in questa identica zona si immagina siano avvenute le drammatiche vicende della Papessa Giovanna che vi trovò la morte.

Epilogo

La crisi economica dell’Impero  veniva da lontano, già dalla dinastia dei Severi e con l’espansione dell’Impero si aggravò sempre di più.

Felicissimus: Settimio Severo

Settimio Severo

Mura Aureliane

Mura Aureliane

La difficile agibilità delle miniere d’argento daciche data la ribellione delle tribù barbare, aggravò di molto il problema.

Roma infatti non possedeva miniere d’argento entro i confini italici.

Aureliano con la sua riforma monetaria fu costretto a riordinare le emissioni e ad emettere nuovi tipi di monete con altre caratteristiche che andassero a sostituire le vecchie.

Aureliano aveva ereditato un Impero praticamente diviso in tre parti, assediato dai barbari, squassato da epidemie e in preda ad una profonda crisi economica.

Con molto pragmatismo e risolutezza in soli cinque anni quest’uomo ormai anziano per i canoni dell’epoca, dalle origini quasi barbare, riportò le province ribelli sotto il dominio di Roma riunificando in pratica un Impero che si era disgregato sotto Gallieno.

Denario di Gallieno

Gallieno

Egli seppe ricondurre all’Impero il regno ribelle di Palmira con la regina Zenobia e la Gallia dopo la sconfitta di Tetrico.

Il miglioramento della vita delle classi indigenti, l’avvio della ostruzione della nuova possente cerchia di mura (le Mura Aureliane) per difendersi dalle invasioni barbariche e sostituire le ormai ampiamente sorpassate Mura Serviane, la riforma monetaria.

Queste notevoli imprese condotte da Aureliano in soli cinque anni furono purtroppo interrotte dallo stesso esercito che lo aveva portato al potere.

Lelloblog: Dracma Sasanide

Dracma Sasanide

In occasione di una nuova campagna militare contro il popolo dei Sasanidi (Impero Persiano), mentre si trovava a Bisanzio, in attesa di attraversare il Bosforo, venne ucciso in una congiura della guardia personale, organizzata dal suo segretario, sembra per motivi personali, nel 275.

Lello

Per approfondire:

museonazionaleromano.beniculturali.it/palazzo-massimo/medagliere/

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