Forma Urbis Severiana ovvero l’antica mappa di Roma

Forma Urbis SeverianaForma Urbis

La Forma Urbis Severiana o Forma Urbis Romae è la più antica mappa degli edifici pubblici e privati di Roma.

Tempio della Pace

Tempio della Pace: ricostruzione delle sette colonne del portico occidentale

Questa grande e dettagliata mappa di  Roma, non proprio portatile, era infatti incisa su marmo, venne realizzata  tra il 203 e il 211 d.C., all’epoca di Settimio Severo e collocata su una parete del Tempio della Pace (poi, dal IV secolo conosciuto come Foro della Pace, in consonanza con i vicini Fori Imperiali).

La data di realizzazione della mappa è compresa in un intervallo che comprende la data di inaugurazione del Settizionio (203) raffigurato nella mappa e la morte di Settimio Severo avvenuta nel 211.

CEntrale Montemartini: Settimio Severo

Settimio Severo

Questa Forma Urbis era una rielaborazione di incredibile accuratezza, della vecchia mappa catastale dell’epoca dei Flavi, andata distrutta in un incendio (nel 192) che coinvolse anche l’edificio del Catasto Urbano.

La Forma Urbis Romae sviluppava una dimensione di 13 x 18 m e venne realizzata su 150 lastre di marmo in scala 1/246 per una superficie totale di 235 mq.

Si trattava di 11 file di lastre disposte alternativamente per il lato lungo e per il lato corto su cui poi venne incisa la mappa della città.

Le lastre di marmo vennero affisse con grappe di metallo alla parete settentrionale della biblioteca annessa al Tempio della Pace costruito da Vespasiano tra il 71 e il 75 a ricordo della grande vittoria sugli Ebrei con la caduta di Gerusalemme,  dove fu collocato il Catasto Edilizio.

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Nel Tempio della Pace venivano custoditi i trofei di guerra, il famoso candelabro d’oro a sette bracci (Menorah), le trombe d’oro e d’argento, portati a Roma da Tito, come testimoniato nei rilievi dell’Arco di Tito.

La Menorah portata da Tito a Roma, ha una storia alquanto avventurosa e misteriosa.

Secondo una versione, essa sarebbe rimasta custodita nel Tempio della Pace fino fino al 455, quando in occasione del Sacco di Roma ad opera dei Vandali di Genserico, scomparve e fu portata a Costantinopoli dove se ne persero le tracce.

Un’altra versione narra che la Menorah portata a Roma da Tito non fosse quella originale ma una copia falsa fatta in previsione della sua probabile confisca da parte dei Romani.

SS. Cosma e Damiano

Parete esterna della Basilica dei SS. Cosma e Damiano (CC BY-SA 4.0)

La parete dove era esposta la Forma Urbis è ancora oggi visibile, o perlomeno sono visibili i fori delle grappe di bronzo che reggevano le lastre di marmo: si tratta della parete laterale all’ingresso della Basilica dei SS. Cosma e Damiano al Foro Romano.

L’angolo meridionale del Tempio della Pace infatti era stato trasformato nella Basilica dei SS. Cosma e Damiano negli anni 526-530. L’atrio circolare d’ingresso dalla parte del Foro Romano pare fosse dedicato da Massenzio al figlio Romolo morto prematuramente (Tempio del divo Romolo).

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I frammenti della Forma Urbis furono ritrovati a partire dal 1562 ma la gran parte è andata dispersa nei secoli per i motivi più vari che vanno dal riutilizzo delle lastre in nuove costruzioni, alla loro distruzione nelle calcare medioevali per ricavarne calce alla semplice dispersione.Forma Urbis Piranesi

L’ultimo eccezionale ritrovamento di un frammento della Forma Urbis risale al vicino 2014 quando, durante i lavori a Palazzo Maffei Marescotti in via della Pigna (proprietà del Vaticano), è stata rinvenuta la lastra 31, che rappresenta parte del Circo Flaminio, edificato nel 220 a.c., nella zona dove ora si trova il Ghetto ebraico ed il Teatro di Marcello.

Il totale dei frammenti ad oggi conservati ammonta a 1186 e ricopre il 10-15% circa del totale.

Per chi avesse voglia di vedere alcuni di questi frammenti o l’intera pianta ricostruita in base ad essi, può andare sul sito della Stanford University della California dove dal 2002 sono catalogati tutti i frammenti disponibili.

In fondo al post trovate un link al sito della Stanford e al loro programma per la ricostruzione digitale della Forma Urbis.

Altra possibilità per vedere la mappa di Roma, sarebbe quella di andare di persona al Museo della Civiltà Romana dove esiste un plastico. Peccato che per motivi di messa in sicurezza, il Museo è chiuso da molto tempo.

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Un aiuto formidabile alla ricostruzione della mappa di Roma e dei suoi edifici, malgrado la mancanza di gran parte delle lastre marmoree ci viene dalle monete romane che in maniera molto dettagliata ci mostrano i particolari dei monumenti.

Le monete erano infatti il veicolo di propaganda più potente e immediato diffuse in tutto l’Impero, per illustrare le politiche degli imperatori a favore del loro popolo.

Oltretutto tramite le monete si può risalire anche alle decorazioni del monumento raffigurato che, invece, sulla Forma Urbis, veniva rappresentato in pianta.

Lello

Bibliografia:

Filippo Coarelli- Guide Archeologiche: Roma – Mondadori

Per approfondire:

Database dei frammenti: http://formaurbis.stanford.edu

Basilica dei Santi Cosma e Damiano: http://cosmadamiano.com

Museo della Civiltà Romana: http://museociviltaromana.it

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