Il fanciullo che studiò troppo

Monumento a Quinto Sulpicio Massimo

Monumento funebre a Quinto Sulpicio Massimo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non è consigliabile girare per la nostra caotica (nel senso di traffico) città con il naso per aria, ma alle volte, guardando intorno con attenzione potremmo imbatterci in tracce dei tempi antichi che ci ricordano storie e situazioni inaspettate e curiose se solo volessimo approfondirle.

Via Sulpicio Massimo

Via Sulpicio Massimo

E’ vero che la vicenda di questo bambino ai nostri giorni molto difficilmente potrebbe verificarsi di nuovo ma è comunque una storia molto curiosa ed edificante anche se non a lieto fine.

Durante i lavori di sistemazione urbanistica dell’area intorno alla Porta Salaria (ora Piazza Fiume) che portò all’abbattimento della stessa con i due torrioni, vennero alla luce numerosi sepolcri che la costruzione delle Mura Aureliane avevano coperto e/o incorporato, come era successo anche in altre zone della città, vedi la Posterula Ardeatina.

La zona faceva parte del vasto sepolcreto salario, scavato tra il 1700 e il 1900. Il sepolcreto si estendeva tra la Porta Pinciana e la Porta Salaria all’esterno delle Mura Aureliane, ai lati della Via Salaria vecchia e la nuova, come prescrivevano le leggi.

Nel corso degli scavi furono trovate molte tombe abbastanza modeste ed alcuni piccoli colombari a due piani. Una tomba a tumulo è ancora visibile a poca distanza, in Via Salaria all’altezza della Facoltà di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza: il Mausoleo di Lucilio Peto.

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Durante gli scavi del 1871 per abbattere, come detto, la Porta Salaria, seriamente danneggiata durante la battaglia per la conquista di Roma per l’annessione al Regno d’Italia, venne trovato un sepolcro quadrato inserito in parte nella torre destra della Porta, che lo stile e la veste poco appariscente lo fecero datare ai tempi repubblicani e un cippo rovesciato di epoca imperiale che originariamente doveva stare in cima al basamento.

Mura Aureliane a Piazza Fiume

Mura Aureliane a Piazza Fiume, sulla destra il monumento a Sulpicio Massimo

I due ritrovamenti si possono vedere ai piedi dei resti delle Mura Aureliane, a Via Piave angolo con via Sulpicio Massimo.

La targa stradale della via, recita infatti: Sulpicio Massimo  Giovinetto Romano Poeta e Oratore del I* Sec.

Il monumento

Il cippo marmoreo è alto m. 1,15 e largo m. 0,87, profondo m.0,70 e nella parte superiore un altorilievo che all’interno di una nicchia raffigura un fanciulletto togato con in mano un volumen con delle iscrizioni in greco e, tutt’intorno la nicchia delle scritte in greco, il carme declamato con il mito di Fetonte.

Monumento a Sulpicio Massimo

Monumento a Sulpicio Massimo

La parte superiore del monumento, con  l’altorilievo posto nella nicchia è una copia ben fatta dell’originale conservato alla Centrale Montemartini.

Il volto del bambino è parzialmente deturpato in quanto il monumento era caduto in avanti scheggiandosi nelle parti sporgenti.

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In un riquadro sottostante alla base della nicchia , una scritta in latino ci ricorda come Quinto Sulpicio Massimo, partecipando alla terza gara (certamen) di poesia e componimento greco estemporaneo, il famoso Agone Capitolino , istituito da Tito Flavio Domiziano, fosse arrivato terzo tra ben cinquantadue concorrenti suscitando l’ammirazione di tutti, e come per lo sforzo si fosse successivamente ammalato per poi morire a soli undici anni, cinque mesi e dodici giorni di età.

Centrale Montemartini : Ritratto di Domiziano

Ritratto di Domiziano

Sotto la scritta latina, ci sono due epigrammi in greco composti dal bambino, incisi affiancati che riempiono tutto il riquadro fino al piedistallo.

La lapide era stata dedicata a questo figlio prodigio ma sfortunato dai due genitori affranti: Quintus Sulpicius Eugramos e Licinia Ianuaria, dei liberti appartenenti alla tribù Claudia.Immagine correlata

La gara a cui Quinto Sulpicio Massimo aveva partecipato, era l’Agone Capitolino che si svolgeva ogni cinque anni nei mesi estivi e contemplava tre discipline: la musica (compreso il canto e la recitazione di componimenti poetici), le corse con le quadrighe e le prove ginniche, come apprendiamo da Svetonio.

Il bambino aveva preso parte al 3* Agone, pertanto ci troviamo nel 94 d.C. sempre sotto l’Imperatore Domiziano che probabilmente lo aveva incoronato personalmente (una corona con fronde di quercia), visto che venivano premiati i primi tre vincitori di ogni gara.

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Forse, se avesse dedicato più tempo al gioco con i coetanei, non sarebbe diventato famoso ma ne avrebbe enormemente giovato la sua salute.

Lello

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