Il Colombario di Pomponio Hylas

Il Colombario di Pomponio Hylas

Ci troviamo nel Parco degli Scipioni così chiamato in quanto vi si trova il Sepolcro degli Scipioni il primo e il più noto dei sepolcri costruiti in questa zona, a pochi passi da Porta Latina e a ridosso delle Mura Aureliane.

Il Parco degli Scipioni si trova a cavallo tra le antiche Via Latina e la Via Appia , nelle propaggini meridionali del Celio.

Nelle immediate vicinanze dell’ingresso al Parco si trova una costruzione ottagonale nota come San Giovanni in Oleo, costruita agli inizi del XVI secolo ed attribuita a Donato Bramante o ad Antonio da Sangallo il Giovane, ed è una Chiesa dedicata a San Giovanni Evangelista, nel luogo dove secondo la tradizione subì il martirio.

San Giovannj in Oleo

Dopo aver attraversato il cancello d’ingresso del Parco, che si trova in Via di Porta Latina n.10, a pochi passi dall’omonima Porta, a sinistra troviamo una piccola costruzione in muratura,dall’aspetto aninimo, costruita dal Valadier,  che nasconde questo Sepolcro conosciuto con il nome di Colombario di Pomponio Hylas.

Costruzione che protegge l’ingresso al Colombario deturpata da vandali ignoranti

Il nome “colombario” che si usa per questo tipo di sepolcri, non è dal latino ma deriva  dagli eruditi del ‘700 per indicare una costruzione che assomigliava alle casette per allevare i piccioni.

Questo monumento funerario fu scoperto nel 1831 dal Marchese Giovanni Pietro Campana, famoso collezionista d’arte dell’epoca, e membro di una ricca famiglia affidataria del Monte di Pietà, in cerca di altre tombe nelle vicinanze del Sepolcro degli Scipioni.

Ingresso al Sepolcro degli Scipioni

Una gran parte della sua enorme collezione artistica andò successivamente a finire nei Musei esteri (S.Pietroburgo, Museo del Louvre a Parigi) dopo la sua caduta in disgrazia con l’accusa di malversazione di fondi

Il Colombario di Pompomio Hylas è costruito in opera cementizia poi ricoperta da mattoni ed è datato ai primi anni imperiali, tra Tiberio e Claudio. per continuare ad essere utilizzato fino al II secolo d.C.,quando la costruzione delle Mura Aureliane, allargando il perimetro della città, mise fuori uso tutti i sepolcri che precedentemente si allineavano sulle strade consolari in uscita da Roma a partire dalle antiche Mura Serviane che circondavano il recinto sacro del Pomerio.

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La datazione piuttosto precisa del Colombario, è data, tra le altre cose, da due epigrafi, una delle quali dedicata ad un tale Celadius, servo di Tiberio e l’altra a due servi di Claudia Ottavia, figlia di Claudio e Messalina e prima moglie di Nerone.

Porta Maggiore

Questo tipo di sepolcri di tipo intensivo erano diffusi nel mondo romano a partire dalla seconda metà del I sec. a.C. e il I sec. d.C. ed erano di tipo ipogeo o semi ipogeo (scavati in profondità).

I colombari erano costruiti e gestiti da “collegi funeratizi” o da imprenditori che dopo averli costruiti ne vendevano i loculi.

I Colombari erano in uso ai liberti, gli schiavi affrancati e poi liberati dai padroni e potevano contenere da qualche decina  a molte centinaia di loculi, delle nicchie semicircolari per la deposizione delle olle contenenti le ceneri del defunto come ad esempio il Colombario degli Statili, a Porta Maggiore, con oltre 700 loculi.

Nei Colombari c’era una grossa omogeneità sociale, non si faceva distinzioni di classe, ma questo Colombario si differenzia dagli altri della zona (Colombari di Vigna Codini), ritrovati dallo stesso Campana, per una serie sepolcri più elaborati rispetto alle nicchie con le olle di terracotta murate all’interno e all’esterno una targhetta di marmo o dipinta con il nome del defunto.

Molte targhette (tituli) con il nome dei defunti mancano in quanto depredate al momento della scoperta del sepolcro. In quell’epoca non esistevano leggi a tutela del patrimonio culturale ed archeologico e fioriva un enorme mercato di reperti.

Mosaico della tomba dei coniugi Hylas

Il nome attribuito arbitrariamente a questo colombario è quello del liberto Pomponio Hylas di cui leggiamo il nome (insieme alla moglie) su un mosaico di paste vitree inquadrato da una serie di conchiglie alla maniera dei Ninfei come ad esempio quello di Via degli Annibaldi, che ci appare in immediata evidenza mentre si scendono le (ripide) scale (originali dell’epoca) per accedere al Sepolcro.

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Il mosaico recita: Cn(aei) Pomponi Hylae Pomponiae Cn (aei) L Vitalinis, e rappresenta due grifoni di fronte ad una cetra e risale all’epoca flavia, pertanto ad un successivo rifacimento del sepolcro.

La tomba era stata fatta fare dalla vedova di Pomponio come indica la v (vivit)  sopra la lettera iniziale del nome della donna.

La nicchia di fronte alle scale che doveva contenere le urne dei coniugi Hylas, è vuota in quanto il sepolcro doveva essere stato violato nel periodo del Medioevo.

Nel timpano: Dioniso con la Cista Mystica

Recentemente l’urna con i nomi dei coniugi è stata ritrovata e riconosciuta nel Duomo di Ravello, sulla Costiera Amalfitana.

Discesa al Colombario

Scendendo le scale ci troviamo in un ambiente rettangolare di circa 12 mq con la volta tutta decorata e sulla parete destra un abside decorato con una edicola inquadrata da due colonne con un fregio e un timpano decorato con la figura di Dioniso con una pelle di cervo sulle spalle che regge con le mano un oggetto cilindrico(la cista mystica) con dei nastri che pendono, evidentemente irato per il sacrilegio commesso da Orfeo. Ai lati di Dioniso ci sono due tritoni che suonano la lira.

Sull’architrave dell’abside c’è una decorazione attribuita all’episodio di Orfeo tra i Traci.

Arco dell’abside

Orfeo aveva incautamente rivelato i misteri dionisiaci provocando la collera del Dio che spinse le Menadi (donne invasate seguaci del Dio) a farlo a pezzi.

Nell’edicola centrale sulla parete di fondo , sono raffigurati un uomo togato sulla parte sinistra e una donna con un mantello a destra che reggono nelle mani un rotolo, mentre al centro si trova la cista mystica che conteneva i serpenti necessari per il culto dionisiaco.

Cista Mystica

Questa è certamente la tomba dei fondatori del sepolcro i cui nomi leggiamo nella targa marmorea in basso: Granius Nestor e Vinileia Hedone.

Tomba dei fondatori del Sepolcro

L’intera volta e l’abside sono decorate in maniera leggermente differente ma nell’insieme danno un’impressione di leggerezza e spazialità che fanno dimenticare la bassa volta e l’ambiente ristretto del Colombario.

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La volta ha una decorazione con girali di tralci di vite con figure di uccelli ed eroti (amorini) vestiti con un mantello turchino mentre reggono tra le mani una pergamena.

Nel catino absidale, i girali sono di melograno in cui si librano alcune cavallette e tre figure femminili identificate come le Vittorie (Nikai).

Decorazione dell’Abside con le tre Vittorie

Tutte le decorazioni del Colombario di Pomponio Hylas sembrano riferirsi ai destini delle anime dei defunti: ai buoni sono destinati i Campi Elisi, ai cattivi spetta il Tartaro.

Chirone ed Achille

Al centro della parete di fronte alle scale c’è una grande edicola con un timpano con la decorazione a stucco che raffigura il centauro Chirone ed Achille e,, nel fregio il supplizio di Ocno.

Ocno era un personaggio mitologico greco condannato per l’eternità ad intrecciare (inutilmente) una corda di canapa che veniva via via mangiata da un’asina.

Sulla parete sinistra ci sono due edicole con timpano triangolare decorate con stucchi.

All’apertura del Colombario di Pomponio Hylas nel 1831, sotto la grata sul pavimento al lato della scala, fu trovato il corpo di una donna elegantemente vestita e ingioiellata inumata in un sarcofago di terracotta, che si decompose al contatto con l’aria.

Sarcofago sotto le scale d’ingresso

Nel vano sotto la scala d’ingresso c’era un altro sarcofago in terracotta ricoperto da tegole. Altre ossa sono state ritrovate sotto una lastra quadrata nel pavimento del Colombario.

Nella volta del colombario si nota anche una grande apertura che aveva lo scopo di fare entrare la luce solare e da cui nel medioevo sono penetrati i violatori di tombe alla ricerca di oggetti preziosi.

Lello

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Bibliografia:

F.Coarelli – Guide Archeologiche: Roma – Mondadori 2000

Danila Mancioli – Il Colombario di Pomponius Hylas – Forma Urbis 1997

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