Il ritorno di Eurisace

Dopo un lungo restauro da parte della Sovrintendenza capitolina, un nuovo allestimento alla Centrale Montemartini, mostra al pubblico, a partire dal primo marzo 2019, il rilievo dei coniugi Eurisace e l’amata moglie Atistia.

Epigrafe di Atistia

Insieme al grande gruppo marmoreo dei             coniugi, viene esposta una epigrafe con la           dedica di Eurisace alla moglie e, ai piedi   è         collocata  una cesta con il pane prodotto               nel forno.

Pane

D

Di fronte al gruppo marmoreo viene esposta la ricostruzione in gesso dell’intero monumento funebre come doveva apparire all’epoca.

Marco Virgilio Eurysace (o Eurisace) era il “fornaio” di cui ancora oggi ammiriamo il curioso  sepolcro addossato a Porta Maggiore.

Frontale del sepolcro

Questo imprenditore di origine greca del I* secolo a.C., partito da una condizione di schiavitù,  si era elevato con il suo lavoro a facoltoso liberto fino a potersi permettere il grandioso sepolcro che avrebbe ospitato le sue spoglie insieme a quelle della moglie, ricordandoli ai posteri di passaggio in quel crocevia a pochi passi dalla sua bottega.

Il gruppo marmoreo

Eurisace e Atistia

Il rilievo, di grandi dimensioni, era posto sulla parte frontale superiore del lato orientale del sepolcro, quella parte semi diroccata in alto e dove ancora oggi si vede in basso la porticina d’ingresso.

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La tomba viene fatta risalire al 30 a.C. circa e testimonia di un’attività imprenditoriale di successo sviluppatasi nel periodo delle guerre civili.

Il gruppo scultoreo è tratto da un unico blocco marmoreo dei ben  due tonnellate e mezzo da cui emerge plasticamente con grande rilievo (quasi a tutto tondo) la figura solenne dei due coniugi.

Il rilievo sorgeva originariamente sulla facciata orientale del sepolcro e mostra i due coniugi in posizione frontale ma con il capo rivolto l’un verso l’altra.

L’uomo, dai tratti scavati con crudo realismo, indossa una toga drappeggiata alla maniera in uso all’epoca, mentre la donna, invece, è avvolta in un ampio mantello portato sulla tunica e i capelli legati a formare una crocchia sulla sommità del capo.

La testa di Atistia è stata ricostruita in gesso e posta in posizione coerente con il corpo in quanto l’originale era stata trafugata nel 1934, in quanto in quegli anni il rilievo era esposto all’aperto addossato alle mura lungo Porta Maggiore.

Fortunatamente esistevano numerose  fotografie del gruppo che hanno consentito di effettuare un accurato restauro.

L’epigrafe di Atistia

Ai piedi del gruppo marmoreo esposto alla Centrale Montemartini  è stata collocata una grande epigrafe prima custodita presso il Museo Nazionale Romano dove il fornaio Eurisace ricorda l’amata moglie le cui ceneri erano contenute in un’urna a forma di cesta per il pane (panarium)..

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L’epigrafe porta la scritta :”Fuit Atistia uxor mihei, femina opituma ueixsit, quoius corporis reliquiæ quod  superant sunt in hoc panario“, ovvero: Atistia è stata mia moglie, donna meravigliosa. le cui ceneri sono riposte in quest’urna a forma di cesta per il pane.File:Funeral stele Atistia Terme.jpg

L’epigrafe di Atistia di cm72 x 110, come già detto,  si trovava precedentemente in mostra al Museo Nazionale Romano.

Plastico del Sepolcro di Eurisace

A completare l’esposizione il plastico del monumento in gesso patinato, proveniente dal Museo della Civiltà Romana.

Il sepolcro di Marco Virgilio Eurisace venne risparmiato dalla spoliazione e dalla distruzione in quanto venne inglobato in una torre difensiva in occasione della ristrutturazione delle Mura Aureliane condotta da Onorio agli inizi del V secolo.

In seguito, nel 1838, per volere del Papa Gregorio XVI furono abbattute tutte le costruzioni posticce che si erano addossate nei secoli alla Porta Magiore, compresi i rifacimenti onoriani e venne così alla luce per intero il sepolcro di Eurisace.

Lello

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Bibliografia:

F.Coarelli – Guide Archeologiche: Roma – Mondadori 2000

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