Trofei di Mario ovvero Il Ninfeo di Alessandro Severo

Trofei di Mario nella ricostruzione del Gatteschi

Trofei di Mario nella ricostruzione di Gatteschi

I Trofei di Mario

. Trofei di Mario è il nome con cui fin dai tempi medioevali era conosciuto questo monumento sito in Piazza Vittorio Emanuele II a Roma,  per via di due grandi gruppi marmorei inseriti in due archi sulla facciata, raffiguranti dei trofei celebranti le vittorie del Console Gaio Mario.

Piazza Vittorio: Trofei di Mario

Piazza Vittorio: Trofei di Mario

In realtà, ad un più accurato esame, questi trofei sono invece riferibili all’imperatore Domiziano vincitore nella guerra contro i Daci nell’89 d.C.. Una vittoria interlocutoria in una guerra che fu poi definitivamente vinta solo 15 anni dopo dall’imperatore Traiano, come viene rievocato mirabilmente nei rilievi della Colonna Traiana ai Fori Imperiali.

Queste due statue risalenti all’anno 89 d.C., furono spostate da qualche monumento dell’epoca,

uno dei c.d. Trofei di Mario

Uno dei c.d. Trofei di Mario

per decorare il nuovo Ninfeo costruito nel 226 d.C. e, di nuovo, nel 1590, per volere di Papa Sisto V, furono tolte e spostate al Campidoglio

Campidoglio

Campidoglio

dove ancora oggi fanno bella mostra di se insieme ai Dioscuri , sulla balaustra che sovrasta la “cordonata“, ovvero l’imponente scala di accesso alla Piazza.

Questa colossale fontana in laterizio (ricoperta in marmo all’origine (come testimoniano nei muri i numerosi fori delle grappe ), ha in pianta una forma trapezoidale in quanto si trovava all’incrocio tra le vie TiburtinaLabicana che dalla Porta Esquilina, uscivano verso fuori Roma.

Arco di Gallieno (Porta Esquilina)

Arco di Gallieno (Porta Esquilina)

La fontana è alta tre piani e assolveva anche al compito di castellum aquae, dove l’acqua proveniente dall’Acquedotto Claudio o dall’Anio Novus (che viaggiavano sovrapposti e di cui troviamo delle tracce nella vicina Via Turati, nei pressi del Mercato coperto) ad una notevole altezza, oltre ad alimentare i giochi d’acqua della fontana, veniva poi distribuita alle zone basse di Roma.

I piloni dell’acquedotto che arrivavano nella Piazza per alimentare il Ninfeo, furono distrutti durante gli scavi per la costruzione del quartiere Esquilino.

Trofei di Mario: speco dell'ingresso dell'acqua

Speco dell’ingresso dell’acqua(in alto a sinistra)

Nel Ninfeo, nella parte posteriore, i primi due piani da terra, erano riservati al funzionamento dello stesso con dei pozzi di dissipazione, paratie, saracinesche, e varie canalizzazioni necessarie per distribuire l’acqua a due vasche esterne regolandone la forte pressione e consentendo un salto di circa 8 metri  dal livello più alto a quello più basso, senza danni alle strutture.

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L’acqua dall’esterno portata dall’Acquedotto Claudio/Anius Novus entrava nel Ninfeo da uno speco posto nella parte destra posteriore.

Dall’esame di alcune monete coniate al tempo di Alessandro Severo (nel 226 d.C.), è possibile ricostruire l’aspetto esterno della fontana.

Il livello più alto era sovrastato da una grande quadriga con ai lati due gruppi di statue.

Trofei di Mario: facciata anteriore

Trofei di Mario: facciata anteriore

Al di sotto, si trovava un grande facciata leggermente concava con una grande nicchia semicircolare con al centro un arco (che portava al torrino posteriore, con all’interno una scala che saliva alla quadriga) e due nicchie cieche, e, ai lati due grandi archi aperti.

Alessandro Severo

Questo piano aveva una funzione meramente decorativa, così nella nicchia centrale c’erano due statue (forse di Alessandro Severo e di sua madre Giulia Mamea)., mentre i due archi laterali aperti ospitavano i due c.d. Trofei di Mario.

Più in basso un grande bacino d’acqua che seguiva l’andamento ricurvo del muro, sovrastato da una statua del Dio Oceano sdraiato che (forse) reggeva una cornucopia da cui sgorgava l’acqua.

Al di sotto, una fascia di laterizio con una serie di nicchie decorative con colonnine ai lati e timpano superiore che forse contenevano statue.

Al piano inferiore una grande vasca esterna che seguiva l’andamento del monumento, veniva alimentata da nove condotti con bocche di bronzo inserite anche queste in piccole nicchie con colonnine e e tetto a cappuccina.

Per quanto riguarda il funzionamento del tutto, molto schematicamente (il sistema è molto complesso): una parte dell’acqua convogliata dall’acquedotto, portava  l’acqua alla vasca di Oceano; da qui, l’acqua di colmo scendeva dal retro ai piani inferiori per andare ad alimentare la grande vasca esterna.

Trofei di Mario: lato posteriore

Trofei di Mario: lato posteriore

L’acqua, tramite due canalizzazioni sul retro del Ninfeo, serviva, come detto, ulteriori utenze, mentre l’acqua delle vasche anteriori in eccesso veniva smaltita in fogna.

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La costruzione di questa fontana risale al 226 d.C., come possiamo vedere sulle monete coniate all’epoca di Alessandro Severo . Alessandro era stato adottato dall’imperatore Elagabalo (o Eliogabalo), suo cugino, su consiglio della nonna Giulia Mesa (sorella di Giulia Domna, imperatrice moglie di Settimio Severo), che vedeva il malcontento che suscitavano i costumi degenerati del nipote, inviso ai Romani, che invece apprezzavano Alessandro per la sua rettitudine.

Settimio Severo

Settimio Severo

Elagabalo, di origine Siriana, che era anche sacerdote del Sol Invictus, pentitosi poi della  scelta, cercò di far uccidere il rivale nel 222 d.C., ma i pretoriani inviati a compiere l’assassinio, si ribellarono e uccisero lui e sua madre.

Centrale Montemartini : Ritratto di Alessandro Severo in anni giovanili

Ritratto di Alessandro Severo in anni giovanili

Su Elagabalo calò la scure della damnatio memoriae, come era avvenuto precedentemente anche per Geta, fratello di Caracalla (figlio di Giulia Domna e Settimio Severo), suo zio.

Curiosamente anche il successore Alessandro Severo e la madre Giulia Mamea vennero uccisi insieme a Magonza nel 235 in seguito ad un ammutinamento dei soldati e il monumento funebre edificato in loro onore successivamente a Roma è quello costruito al Quadraro e conosciuto come “Monte del Grano“.

Gli sterri per la sistemazione della Piazza Vittorio, portarono ad un importante e generale abbassamento del piano di campagna, mettendo così a nudo gran parte delle fondamenta del monumento ed anche la vicina Chiesa di S.Eusebio che dovette essere dotata di una scalinata a doppia rampa per consentire l’accesso ai fedeli.

La parte superiore del muro di tufo che rappresenta le fondamenta dell’antico portico, dove è stata posizionata la Porta Magica con le statue del Dio Bes, un monumento del Seicento (1680) che ornava un muro di cinta della Villa Palombara (costruita sui più antichi Horti Maecenatis), segna l’antico livello del piano di calpestio della Piazza.

Il tempo e l’azione deleteria dell’inquinamento, stanno rendendo sempre meno leggibili le numerose scritte misteriche poste sulla soglia e gli stipiti di travertino della Porta che avrebbe bisogno di un restauro.

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Numerose opere di ristrutturazione, anche recenti, hanno cercato di ovviare all’esposizione delle fondamenta del Ninfeo che potevano creare rischi per la stabilità del monumento.

Piranesi-Castello dell'acqua Giulia

Piranesi- Castello dell’acqua Giulia

In epoca medioevale, quando il Ninfeo era già in rovina, alcune costruzioni abusive si addossarono alle sue strutture come vediamo in alcuni disegni d’epoca (vedi di fianco, l’incisione di Piranesi di metà del 700). La stessa cosa successe per la vicina Casa Tonda monumento funebre a forma circolare, probabile tomba di Mecenate (non più esistente in quanto distrutta alla fine dell’800 per costruire Piazza Vittorio).

La facciata dei Trofei di Mario era rivolta verso la Porta Esquilina, ovvero l’Arco di Gallieno, e, imponente com’era (30 m. circa di altezza) e sul colle più alto, era certamente visibile da quasi tutta Roma.

I Trofei di Mario rappresentano un’ardita opera di ingegneria idraulica, settore in cui i Romani erano maestri come possiamo ancora oggi vedere dalle costruzioni dei numerosi Acquedotti che portavano l’acqua a Roma, alcuni dei quali ancora oggi funzionanti (Acqua Vergine).

I Trofei di Mario fronteggiavano un ingresso della Villa Palombara che si trovava all’altro lato della Strada Felice che era quel rettilineo che partiva da Trinità dei Monti, passando per la Basilica di Santa Maria Maggiore per finire alla Basilica di S.Croce in Gerusalemme.

Questo Nymphaeum Alexandri, citato nei Cataloghi Regionari del quarto secolo d.C. è l’unico superstite di 15 Ninfei monumentali di Roma.

Piazza Vittorio: Monumento ai Caduti della II° G.M.

Monumento ai caduti della II° G.M.

Addossato al Ninfeo c’è un monumento in onore ai caduti della prima Guerra Mondiale del quartiere Esquilino, Viminale, Macao, disegnato dall’arch. Caraffa, posto in questa posizione nel 1925.

 

Lello

 

NB: I diritti della ricostruzione grafica de “I Trofei di Mario” ad opera di G.Gatteschi, sono dell’Archivio storico Capitolino.

Info:

www.archiviocapitolinorisorsedigitali.it

www.sovraintendenzaroma.it

Bibliografia:

F.Coarelli – Guida Archeologica di Roma – Mondadori 2000

Giuseppina Pisani Sartorio – I Trofei di Mario, Mostra dell’Acqua Claudia-Anio Novus: il percorso dell’acqua.

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