I sotterranei di San Martino ai Monti

SS. Silvestro e Martino ai Monti

Ci troviamo sulle pendici settentrionali del colle Oppio che, insieme al Cispius e al Fagutal compongono il Colle Esquilino, il più alto ed esteso dei sette colli di Roma.

La basilica dei SS. Silvestro e Martino ai Monti che si trova a pochi metri dalle imponenti rovine delle Terme di Traiano (e, per questo motivo, sui libri antichi conosciuta come “in thermis“), cela nei suoi sotterranei un.ampia struttura romana che viene fatta risalire al III secolo d.C..

Tutta questa zona, con l’Esquilino, era una zona di sepolture fin dai tempi più antichi e anteriori alla fondazione di Roma.

Durante gli sconvolgimenti urbanistici del quartiere che ebbero luogo a partire dagli anni 1870 e seguenti, seguiti alla proclamazione di Roma  Capitale d’Italia e la conseguente necessità di costruzioni abitative intensive per ospitare i futuri impiegati dei Ministeri con la contemporanea esigenza di apertura di nuove ampie strade, gli scavi per l’apertura di via Giovanni Lanza, che si trova alle spalle della Basilica, portarono alla luce una grande quantità di sepolcri di varie epoche e tipologie, come era successo in tutta la parte settentrionale di Piazza Vittorio Emanuele II.

A pochi metri dal retro della basilica, in via Giovanni Lanza, all’altezza del civico 130, nel 1885 fu scoperta una domus romana che faceva parte di un’insula, che conserva ancora all’interno un piccolo Mitreo (Mitreo di via Giovanni Lanza) e un Larario che, viste le piccole dimensioni era probabilmente dedicato al solo uso privato della famiglia.

Qualche anno più tardi, nella parte opposta della strada, in via di San Martino ai Monti, al n.8, venne alla luce un’Ara di marmo posta su un podio con base di blocchi di tufo rivestiti in marmo (in origine) che doveva sostenere evidentemente una statua dedicata ad Augusto, come testimonia una scritta alla base, e posta in quel crocevia, com’era d’uso anche in altre parti della città.

In questa zona, tra il clivus suburanus (odierna via in Selci) e la via delle Sette Sale, si trovava la Porticus Liviae, documentata nella Forma Urbis, la pianta marmorea della città di epoca severiana, collocata nel Tempio della Pace.

La Porticus Liviae,(da non confondere con il Macellum Liviae, un mercato alimentare che si trovava nella zona della Porta Esquilina, tra la chiesa di S.Vito e Modesto e Santa Maria Maggiore), era formata da una grande superficie rettangolare circondata da un doppio portico, con al centro un monumento simile all’Ara Pacis e, ai quattro lati della piazza delle fontanelle, e così chiamata in quanto dedicata a Livia Drusilla Claudia, moglie di Augusto.

Torre dei Capocci

Dalla Porticus Liviae , di cui non sono rimaste tracce archeologiche, una grande scala conduceva al clivus suburanus (che si trova in basso), come anche oggi si può notare percorrendo la via Equizia, sul lato orientale della basilica per andare alla Piazza di S.Martino ai Monti.

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In questa zona si trovava anche il lacus Orphei, una grande fontana con (probabilmente) una statua di Orfeo, oggi ci sono le torri medioevali dei Capocci e dei Graziani.

 Il clivus suburanus (Via in Selci), come dice il nome, conduceva alla Suburra, popolare e popoloso quartiere della Roma antica, provenendo dalla Porta Esquilina (Arco di Gallieno).

La basilica dei SS. Silvestro e Martino

La chiesa odierna, con annesso monastero, affidata all’Ordine dei Carmelitani, è sostanzialmente quella edificata da Papa Sergio II nel IX secolo (e poi il successore Leone IV), sulle rovine della precedente costruita nel VI secolo da Papa Simmaco sopra e accanto a una serie di edifici risalenti al III secolo, collocati a circa 9 m di profondità, ai quali è possibile accedervi passando per la cripta.

Ingresso posteriore

Nel VI secolo, con Papa Simmaco venne ricostruita la chiesa sopra l’antico oratorio e venne dedicata a San Martino di Tours.

La prima chiesa fu fondata da papa Silvestro I sul terreno concessogli dal presbitero Equizio (titulus Equitius).

Papa Silvestro I , 33° vescovo di Roma, secondo la tradizione riuscì a convertire al Cristianesimo l’Imperatore Costantino il Grande.

Follis di Costantino I

Costantino si convertì probabilmente in punto di morte in quanto, precedentemente era stato seguace di culti orientali di tipo misterico come ben testimoniano i circa venti anni di monetazione con la dedica al Sol Invictus.

Osservando il lato esterno orientale della Basilica (sulla via Equizia) si nota la cortina laterizia di tipo ondulato tipico dell’epoca del IX secolo.

Notiamo anche che le pareti poggiano su una piattaforma di blocchi di tufo del tipo detto di Grotta Oscura, blocchi di reimpiego tratti dalle Mura Serviane (ormai in rovina) che correvano a poca distanza, nel colle Oppio per dirigersi verso il Celio e le porte Querquetulana (nella zona dei Santi Quattro Coronati) e la Porta Celimontana (oggi Arco di Dolabella e Silano), unica porta superstite insieme alla Porta Esquilina dell’originario circuito murario.

S.Martino ai Monti: parete esterna orientale

La Basilica è divisa in tre navate da due colonnati formati da 12 colonne con capitelli corinzi. Le colonne, di reimpiego, probabilmente provenivano dalle vicine Terme di Traiano.

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Il soffitto a cassettoni sopra la navata centrale e le pitture del catino absidale risalgono al XIX secolo andando a sostituire quello donato da S.Carlo Borromeo e andato distrutto per un incendio.

Particolare del soffitto

In Sacrestia viene conservata una antica lampada votiva fatta con lamine di argento che la tradizione vuole tratte dalla Tiara di San Silvestro.

Sotto l’altare principale si trovano le reliquie dei santi Artemio, Paolina e Sisinnio, traslate qui dalle Catacombe di Priscilla che si trovano nella via Salaria a Roma. Ai lati delle scale per la discesa nella cripta, ci sono due lapidi che ricordano i corpi dei martiri ivi sepolti.

Dipinto raffigurante l’interno della Basilica di S.Giovanni in Laterano

Sulla parete della navata sinistra è raffigurato l’interno della Basilica di S.Giovanni in Laterano (dipinto da Gaspard Dughet, 1635-1640) e della Basilica di San Pietro (di Filippo Gagliardi).

Una importante ristrutturazione del XVII secolo portò ad aggiungere alla vecchia Basilica, delle ricche decorazioni barocche e, in tale occasione, il pavimento della Basilica fu abbassato di 60 cm come si può vedere dai piedistalli aggiunti alla base delle colonne.

La Cripta

Fu anche costruita una nuova cripta in sostituzione di quella originaria del IX secolo e creata la facciata attuale, con lesene e grande timpano, rialzata rispetto alla precedente e aggiungendo pertanto una breve scalinata d’accesso. Ai lati del portale d’ingresso vi sono due bassorilievi con le figure di S.Silvestro e S.Martino.

S.Martino ai Monti: l’abside e il campanile a vela

Fu anche aggiunta una scalinata che, dalla retrostante piazza di S.Martino ai Monti, conduce all’ingresso posteriore, e la  campanaria a vela sopra l’abside .

Osservando la facciata posteriore della chiesa da Piazza S.Martino ai Monti si nota sulla parete del Monastero adiacente (XIII secolo) una stretta torretta che nasconde al suo interno una scala a chiocciola che porta ai piani superiori e, in basso, delle aperture che appartengono all’edificio antico a cui si accede dalla cripta.

Torretta posteriore

Il primitivo titulus Equitius non è stato ritrovato ma potrebbe trovarsi spostato sotto all’attuale Basilica dove, per ovvi motivi, non è possibile fare delle prospezioni.

Il titulus Equitius è il luogo di culto che precedette la costruzione della chiesa, l’aula dove si riuniva la comunità cristiana della zona.

I Sotterranei di San Martino ai Monti

Al lato dell’altare principale c’è una scala che porta alla Cripta barocca sottostante da dove si scende alla parte più antica dell’edificio romano fatto risalire al III secolo.

Ingresso ai sotterranei

Alcuni muri moderni in mattoni aggiunti nel XIX secolo falsano l’aspetto che doveva avere la costruzione all’origine.

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C’e un’ampia sala di m 17,20 x 14,20 divisa in sei vani da pilastri, con volta a crociera che originariamente costituiva un salone unico senza suddivisioni.

Nei muri perimetrali si scorgono le tracce di numerose aperture (porte e finestre) ora tamponate che davano all’esterno.

Pianta dei sotterranei (Krautheimer)

L’ingresso principale alla costruzione avveniva nel vano D tramite un vestibolo di aspetto cuneiforme parzialmente visibile solo dall’esterno.

Il pavimento della sala era costituito da un mosaico in bianco e nero a scacchi ancora oggi parzialmente visibile.

Alla grande sala si aggiungeva un ambiente (C) a cui si accedeva da (F).

Dall’ambiente (C) si accedeva ad un cortile (A-B) chiuso da una parete curva oltre la quale si trovavano le scale che conducevano ad ambienti sotterranei.

Esistevano anche due piani superiori, il primo dei quali ricalcava quello inferiore mentre di un altro piano esisteva solo un muro superstite. Queste strutture furono abbattute in quanto pericolanti.

Assonometria dei sotterranei (Veilliard 1931)

Questi sotterranei nel III secolo probabilmente facevano parte di una grande domus, secondo alcune interpretazioni, mentre per altri, viste le decorazioni non di particolare pregio per una casa lussuosa, apparterrebbero ad una struttura di tipo commerciale, una sorta di porticato coperto adibito a mercato.

Una trasformazione tra la fine del V ed il VI secolo portò a delle modifiche che dimostrano un sopravvenuto uso religioso della struttura con una serie di decorazioni a soggetto cristiano.

Vano F. Parete sud

Come vediamo nel vano F , dove fu aperta una nicchia semicircolare con un mosaico che rappresenta un santo e sopra la Madonna e un pontefice di piccole dimensioni.

Sulla parete est del vano K si vede una decorazione con il Cristo fiancheggiato da quattro santi.

A partire dal XIII secolo, questi sotterranei vennero rinforzati per sostenere il peso dei piani superiori adibiti a Monastero e vennero probabilmente non più usati per il culto ed adibiti a semplici magazzini.

Altri interventi di rinforzo vennero fatti nel 1879 quando le volte dei vani A-B-D ed E crollarono e successivamente negli anni trenta del secolo scorso in occasione della ristrutturazione dell’edificio.

Lello

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Bibliografia:

F.Coarelli – Guide Archeologiche: Roma – Mondadori 2000

F.Pizzino – Il Complesso dei SS. Silvestro e Martino ai Monti – Forma Urbis 1998

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