Arco di Dolabella e Silano

Arco di Dolabella

Arco di Dolabella e Silano

Arco di Dolabella e Silano

.LArco di Dolabella e Silano o Porta Celimontana si trova al Celio (anticamente conosciuto come Mons Querquetulanus, per i boschi di querce allora presenti) all’altezza del Largo della Sanità Militare (Ospedale Militare del Celio)., presso la Chiesa di S.Maria in Domnica ed è posto all’inizio di Via S. Paolo della Croce, che prosegue con l’antico Clivo di Scauro (dove si trovano le Case Romane del Celio), la salita di S.Gregorio per poi raggiungere la Porta Capena.

Arco di Dolabella

Arco di Dolabella

L’Arco di Dolabella è inserito nella struttura dell’Acquedotto Neroniano che si dirama dall’Acquedotto Claudio all’altezza di Porta Maggiore.

Arco di Dolabella: Resti dell'Acquedotto Neroniano

Resti dell’Acquedotto Neroniano

 

 

L’Acquedotto Neroniano era stato costruito per alimentare il grandioso ninfeo costruito sui resti del Tempio del Divo Claudio, come propaggine della Domus Aurea. In seguito questo acquedotto fu prolungato da Domiziano per raggiungere i Palazzi Imperiali sul Palatino.

Arco di Dolabella : Acquedotto Neroniano

Prolungamento al Palatino dell’Acquedotto Neroniano

Il Tempio del Divo Claudio di cui rimangono poche tracce se non dei muraglioni perimetrali con ampie nicchie dove probabilmente c’erano delle fontane, era stato fatto edificare dalla moglie Agrippina a partire dal 54, anno della morte del marito, l’Imperatore Claudio.

Arco di Dolabella: lato interno

Arco di Dolabella: lato interno

L’Imperatore Claudio morì per un avvelenamento di funghi, probabilmente orchestrato dalla moglie Agrippina minore, madre di Nerone, per accelerare la successione al trono al figlio.

Agrippina minore, madre di Nerone

Conosciamo l’esistenza ed in parte la forma del Tempio in quanto era inserito nella Forma Urbis, la monumentale pianta di Roma realizzata sotto Settimio Severo.

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La Forma Urbis Severiana è una pianta della città di Roma antica incisa su lastre di marmo, risalente all’epoca di Settimio Severo. La Pianta, era collocata in una delle aule del Tempio della Pace, presso l’area dei Fori Imperiali.

L’Arco di Dolabella è fatto con blocchi di travertino che nel 10 d.C. andarono a sostituire i primitivi blocchi di tufo che ancora possiamo vedere nella parte destra del muro.

Arco di Dolabella : particolare

Arco di Dolabella : particolare

Le misure dell’Arco di Dolabella, sono di m. 4 (apertura del fornice) per un’altezza originaria di m. 6,56 ma attualmente è molto interrato.

A partire da un successivo restauro fatto nel 211 (Caracalla), l’arco venne inglobato nelle arcate del Acquedotto Neroniano. L’Arco di Dolabella insieme all’Arco di Gallieno sono le uniche due porte superstiti dell’antiche Mura Serviane. Sull’attico dell’Arco possiamo leggere la scritta: “Publio Cornelio Dolabella figlio di Publio, e Gaio Giunio Silano, figlio di Gaio, flamine (sacerdote) di Marte, consoli, per decreto del Senato appaltarono (quest’opera) e la collaudarono“.

Publio Cornelio Dolabella il giovane, era figlio di primo letto del Console Publio Cornelio Dolabella ( Lentulo) della potente Gens Cornelia, che era stato anche genero di Cicerone (aveva sposato in seconde nozze la figlia di questi, Tullia), e che, da sostenitore di Giulio Cesare, dopo la uccisione di costui, era passato dalla parte dei regicidi facendo abbattere l’ Ara di Cesare (dove Cesare era stato cremato) e una colonna eretta in suo onore al Foro Romano.

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L’Arco di Dolabella è stato per lungo tempo scambiato con l’antica Porta Querquetulana che si apriva anch’essa nelle antiche Mura Serviane insieme alla Porta Caelimontana.

Oggi si ritiene che l’Arco di Dolabella sia in effetti l’antica Porta Caelimontana mentre la Porta Querquetulana di cui si hanno pochissime notizie, probabilmente si trovava alla confluenza di Via dei Santi Quattro Coronati e Via S.Stefano Rotondo.

Da questa Porta nasceva l’antica Via Caelimontana che attraversava tutto il Celio e giungeva fino a Porta Maggiore seguendo in pratica lo stesso percorso dell’Acquedotto Neroniano.

Una notevole parte dell’Acquedotto Neroniano (ben trentasei arcate) è tuttora visibile nei giardini della Villa Wolkonsky all’Esquilino, oggi Sede dell’Ambasciatore Britannico.

Sopra l’Arco di Dolabella, ricavata da un pilone dell’Acquedotto Neroniano, esiste una camera (a cui si accede da una scala a chiocciola) che, secondo la tradizione, fu la dimora di S.Giovanni de Matha, che vi abitò dal 1209 fino alla fine del 1213 anno della sua morte.

Questa cella, trasformata in oratorio, appartiene all’Ordine dei Trinitari che gestiscono anche l’adiacente Chiesa S.Tommaso in formis.

Curiosamente, nel seicento, le spoglie di questo Santo, furono trafugate e portate a Madrid (Spagna) dove tuttora riposano.

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Bibliografia:

F.Coarelli – Guida Archeologica di Roma – Mondadori 2000

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