Parco degli Acquedotti

Parco degli Acquedotti

 

Il Parco degli Acquedotti deve il suo nome alla presenza sul suo territorio di ben sei acquedotti romani antichi più uno rinascimentale.

Il Parco si trova nella zona di Cinecittà, delimitato da Via del Quadraro, Via Lemonia, Via delle Capannelle e la ferrovia Roma-Napoli (Via Appia Nuova), si estende per ben 240 ettari e fa parte del più vasto Parco regionale dell’Appia Antica, istituito come tale nel 1988.

Il Parco, eliminati gli orti abusivi, gli insediamenti umani addossati agli archi dell’Acquedotto Felice, il ripristino arboreo e la sistemazione dei sentieri con la rimessa in funzione del Fosso dell’Acqua Mariana (2011), è stato restituito alla fruizione dei cittadini e amorevolmente curato da un gruppo di volontari della zona.

Parco degli acquedotti: la marana

Parco degli Acquedotti: la marana

Il Parco degli Acquedotti confina a Via del Quadraro con il Parco Torre del Fiscale anch’esso inserito nel più vasto Parco regionale dell’Appia Antica insieme anche al Parco della Caffarella.

Parco Torre del Fiscale

Acquedotto Felice e Torre del Fiscale

L’inserimento tra le aree protette ha salvaguardato queste zone da un destino di speculazione edilizia intensiva e selvaggia, costituendo un grosso polmone di verde che restituisce l’aspetto originario della campagna romana.

Il Parco degli Acquedotti, attrezzato con piste ciclabili e sentieri che si snodano tra i prati e il bellissimo fosso della acqua Mariana (o marrana ), con delle cascatelle e piante acquatiche, attraversato da piccoli ponticelli , con lo scenario del maestoso Acquedotto Claudio che svetta sull’orizzonte e i Colli Albani, restituisce un’atmosfera di tranquillità, disturbata a volte dal rumore creato dagli aerei che vanno ad atterrare nel vicino Aeroporto di Ciampino e dal passaggio dei treni sulla vicina ferrovia.

Acquedotto Claudio

Acquedotto Claudio

Le notizie sugli acquedotti, le loro sorgenti, loro caratteristiche, portata delle acque ed altro, le troviamo in una preziosa opera del 97 d.C., scritta da Frontino, che era il curator aquarum (responsabile delle acque)dell’epoca.

Gli acquedotti che attraversano il Parco, dove si trovavano le piscine limarie, che servivano a depurare le acque delle impurità più grossolane, sono il Claudio (il più antico acquedotto di Roma, 312 a.C.) e l’Anio Novus, che captavano l’acqua dalle sorgenti della Valle dell’Aniene, sovrapposti nelle stesse arcate (le più alte, quelle che si vedono sullo sfondo,vicine alla ferrovia).

Anco Marcio e la statua equestre sopra l’omonimo acquedotto.

L’acquedotto dell’Acqua Marcia (dal Pretore Quinto Marcio) che partiva sotterraneo alla sorgente e usciva in superficie nei pressi del Casale Roma Vecchia.

Purtroppo ne sono rimasti pochi resti visibili, in quanto distrutti in occasione della costruzione dell’Acquedotto Felice.

Acquedotto Felice e Claudio

Acquedotto Felice (a destra) e Acquedotto Claudio (a sinistra)

Qui, sovrapposti al condotto dell’Acqua Marcia, emergevano gli acquedotti dell’acqua Tepula (acque tiepide le cui sorgenti si trovavano nei Colli Albani) e dell’acqua Julia (dalle sorgenti vicino Grottaferrata).

Acquedotto Felice

Acquedotto Felice

C’era anche l’acquedotto Anius Vetus (costruito circa 40 anni dopo il Claudio), che captava le acque direttamente dall’Aniene e correva in gran parte sotterraneo parallelamente  all’Acqua Marcia, per finire, come gli altri, nella zona di Porta Maggiore (ad spem veterem) nei cui pressi si trovava un Castellum aquae che poi provvedeva a diramare le acque alle varie zone di Roma.

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Esistevano a Roma molte di queste stazioni di distribuzione (247) da cui poi l’acqua veniva tripartita per le esigenze imperiali (ville,giardini,ninfei dell’Imperatore), per i privati (domus importanti che potevano sostenere la spesa della diramazione) e per gli usi pubblici (castra militari, terme, horrea, palestre, teatri) e ben 591 fontanelle distribuite nei quartieri di Roma.

Piranesi-Castello dell'acqua Giulia

Piranesi- Castello dell’acqua Giulia

L’acqua terminava in fontane monumentali di cui ne è rimasta solo una: i cosiddetti Trofei di Mario o Ninfeo di Alessandro Severo, nei giardini di Piazza Vittorio Em. II°.

Anio Vetus tra Via Giolitti e Via Turati

Anio Vetus tra Via Giolitti e Via Turati

Dal Claudio, nella zona di Porta Maggiore, si diramava l’acquedotto Neroniano che passando lungo la Via Caelimontana (odierna Via Statilia), la Villa Wolkonski, S.Giovanni in Laterano,  andava ad alimentare i Ninfei della Domus Aurea e, successivamente, anche i Palazzi Imperiali al Palatino.

Acquedotto Neroniano a Via Statilia

Acquedotto Neroniano a Via Statilia

Ultimo per data di costruzione è l’Acquedotto Felice , costruito per volere del Papa Sisto V ( al secolo Felice Peretti), negli anni 1585-1587, vista l’obsolescenza dei vecchi acquedotti. L’acquedotto sotterraneo nella parte iniziale, usciva in superficie vicino al Casale Roma Vecchia dove si sovrapponeva per lunghi tratti a quello dell’Acqua Marcia.

La sua costruzione determinò la distruzione in alcune parti degli antichi acquedotti Marcio, Tepula e Julia.

L’Acquedotto Felice aveva la sua mostra terminale nella Fontana del Mosè a Piazza San Bernardo (tra Piazza della Repubblica e Via XX Settembre).

Fontana del Mosè

Fontana del Mosè

Quest’acquedotto serviva anche ad alimentare l’immensa proprietà papale di Villa Montalto che si estendeva anche nella parte oggi occupata dalla Stazione Termini.

Intorno alla Fontana del Mosè ci fu una grande polemica che denigrava la statua di questo Mosè in confronto al capolavoro di Michelangelo a S.Pietro in Vincoli.

Un Mosè di Prospero da Brescia non particolarmente riuscito e del tutto sproporzionato rispetto alla fontana che a sua volta risulta disarmonica nelle proporzioni.

Sulla cima delle arcate c’era una cavità (speco) dove scorreva l’acqua. Questa cavità era impermeabile, rifinita in cocciopesto ed era costruita ad altezza uomo per permetterne l’ispezione e , in un tratto (interrotto) dell’acquedotto Claudio, essa è ben visibile.

Acquedotto Claudio con lo speco in cima ben visibile

Acquedotto Claudio con lo speco in cima ben visibile

Per visitare il Parco degli Acquedotti, entriamo da Via Lemonia a fianco della Chiesa di S.Policarpo e, dirigendoci su uno dei sentieri a destra, vediamo subito i resti di una grande villa imperiale romana detta Villa delle Vignacce, il cui periodo di costruzione risale ai secoli II-IV.

Un diverticolo la collegava all’antica via Latina di cui troviamo le tracce poco oltre vicino al casale di Roma Vecchia.

Villa delle Vignacce

Villa delle Vignacce

Costruita probabilmente da Q.Servilio Pudente come risulta dai bolli di alcuni laterizi e fistule di piombo, rinvenute negli scavi.

Servilio Pudente era un costruttore di laterizi ed i suoi I mattoni vennero usati anche per la costruzione della Villa Adriana a Tivoli.

Si intravedono i resti delle terme e alcuni ambienti di servizio, mentre altri ambienti,con mosaici e pitture parietali, scoperti durante gli scavi archeologici del 2006/2009, sono stati reinterrati, così come altri resti romane in altre zone del Parco scavate.

Centrale Montemartini: Marsia appeso

Marsia appeso

Nel corso di quegli scavi, tra le altre cose è stata ritrovata una bellissima statua di Marsia appeso, originaria dell’Asia Minore e conservata alla  Centrale Montemartini.

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Qui per la prima volta viene usata la tecnica costruttiva di inserire delle parti di anfore (pignatte) nelle volte per alleggerirne il peso, Troveremo questa tecnica successivamente anche in altre costruzioni romane come ad esempio nel mausoleo di Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, sulla odierna Via Casilina (corrispondente al III° miglio dell’antica Via Labicana) , conosciuta anticamente come “torre delle pignatte”, da cui il nome del quartiere: Torpignattara.

Elena

La villa delle Vignacce, era servita da una grande cisterna a due piani, ancora visibile, addossata all’acquedotto.

Durante gli scavi precedenti,furono rinvenute alcune statue oggi conservate nei Musei Vaticani.

Durante il VI° secolo, la villa fu oggetto di alcune trasformazioni che ne accentuarono la capacità difensiva, forse a causa della guerra contro i Goti di Vitige, accampati nel vicino “campo barbarico”

(nel Parco Torre del Fiscale).

Parco degli Acquedotti:Torretta su cisterna romana

Torretta su cisterna romana

Passando sotto gli archi dell’Acquedotto Felice, percorriamo un sentiero che volta a sinistra e dopo un  centinaio di metri vediamo una piccola torre di avvistamento (XIII° Sec.)  costruita sopra una cisterna romana,e, nelle vicinanze, incrociamo la marrana con una bellissima cascata.

Parco degli Acquedotti

Cascata della marrana

 

Ci dirigiamo verso gli archi dell’Acquedotto Claudio alla nostra destra e, dopo averli oltrepassati, in direzione della ferrovia, troviamo un grande basamento quadrato con una botola di ferro a chiusura di una tomba detta dei “cento scalini” in quanto bisogna scendere circa 70 scalini di tufo per accedere a degli ambienti con sarcofagi in marmo e alcuni cunicoli.

Parco degli Acquedotti: Ingresso della Tomba dei 100 scalini

Ingresso della Tomba dei 100 scalini

La tomba fu chiusa agli inizi degli anni novanta del secolo scorso per evitare ulteriori vandalismi rispetto a quelli già subiti negli anni ’50 e ’60.

Torniamo indietro (la tomba non è visitabile) e imbocchiamo il sentiero che ci porta al Casale di Roma Vecchia, una costruzione che risale al XIII secolo con funzione di controllo e difesa degli acquedotti, poi trasformata in tenuta agricola.

La casa fu costruita su una preesistente costruzione romana e, all’interno ha una grande corte dove ci sono murati, molti reperti romani ritrovati durante gli scavi condotti nel ‘700, all’epoca dei Torlonia, proprietari dell’ intera area.

Casale Roma Vecchia

Casale Roma Vecchia

Il nome Roma Vecchia deriva dal fatto che insieme alla Villa dei Sette Bassi, molto estesa, poco distante, la Villa dei Quintili, anch’essa poco distante, e numerosi altri monumenti rinvenuti nella zona, fecero pensare all’esistenza di una città più antica di Roma.

Nella tenuta Roma Vecchia, nel secolo scorso, ci sono stati altri ritrovamenti archeologici, alcuni scoperti casualmente.

Nel 1927, a poca distanza da Via Tuscolana, nel corso dell’aratura del terreno della Tenuta, venne scoperta una tomba a camera, con volta e, all’interno un sarcofago di marmo. Nel  1931, in un casale della zona, fu rinvenuta una stele marmorea con timpano e ai lati due pilastrini con capitello corinzio e una dedica.

Ci troviamo ai lati dell’antica Via Latina che, come si vede nel poco distante Parco archeologico di Via Latina, era costellato di tombe, come nelle altre vie consolari, vista la proibizione di seppellire i defunti all’interno delle mura Aureliane.

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Questo casale e, l’intero Parco degli Acquedotti, hanno fatto da sfondo a numerosi film, tra cui “La grande bellezza” di Sorrentino, “La dolce vita” (scena iniziale del volo dell’elicottero sugli archi dell’acquedotto), “Mamma Roma“, e numerosi altri.

Il Casale Roma Vecchia si trova lungo il vecchio tracciato della Via Latina di cui scorgiamo poco lontano un tratto dell’antico tracciato con i basoliti originali, prosecuzione di quella già vista al Parco Archeologico di Via Latina a pochi chilometri di distanza.

Parco degli Acquedotti : Via Latina

Via Latina

La Via Latina era una via antichissima, preesistente ai Romani, su sentieri che il popolo etrusco usava per recarsi in Campania per assoggettare quella regione.

Vicino al Casale il vecchio fosso dell’antica  marrana , fatta costruire da Papa Callisto II nel 1122 per riportare l’acqua (tepula e iulia) nell’agro romano ed alimentare i numerosi mulini lungo il suo percorso. Sul vecchio fosso c’è ora un ponticello ricostruito in maniera simile al preesistente dei primi del 900.

Parco degli Acquedotti: Antico ponticello sulla marrana

Antico ponticello sulla marrana

Il percorso originario passava parallelamente alla Via Latina, costeggiando le Mura Aureliane all’altezza della Porta Asinaria (Fosso delle Tre Madonne) ed entrava in città dalla Porta Metronia, alimentava un paio di mulini nella zona dove si trova il semenzaio comunale, continuava per la Valle delle Camene e passando per il Circo Massimo andava poi a confluire nel Tevere.

Agli inizi del ‘900, il fosso della marrana nei pressi di S.Giovanni, venne interrato.

Dietro il  casale, dall’Acquedotto Felice sgorga l’acqua che va ad alimentare un laghetto con piante acquatiche che sfocia nella marrana (ripristinata nel 2011) che, percorrendo il Parco degli Acquedotti per tutta la sua estensione, va poi a confluire tramite il Fosso del Calice (deviazione operata negli anni sessanta del secolo scorso), nel Fiume Almone (fiume sacro ai Romani) che scorre lungo il Parco della Caffarella, per poi raggiungere (deviandone il percorso originario) il depuratore di Roma sud (sulla Via Ostiense a Tor di Valle).

Papa Pio IX

Papa Pio IX 1867

Percorrendo la Via di Roma Vecchia troviamo alla nostra destra una costruzione quadrata , la Stazione idrica dell’Acea, recintata, con delle panchine per la sosta e, poco dopo alla nostra sinistra il Casale del Sellaretto, che risale alla metà del 1800, quando rappresentava una Casa cantoniera della ferrovia Roma-Frascati, fatta costruire dal Papa Pio IX, e inaugurata  il 7 luglio 1856.

Centrale idrica Acea

Centrale idrica Acea

Le carrozze originali del treno di Pio IX, restaurate alla perfezione, sono oggi esposte al Museo della Centrale Montemartini, sulla Via Ostiense.

Treno di Pio IX: Carrozza con Cappella

Carrozza con Cappella

 

 

La visita termina qui: dal Casale del Sellaretto possiamo, girando a sinistra, raggiungere la Via Tuscolana o proseguendo lungo la Via di Roma Vecchia, raggiungere Via delle Capannelle, superando la quale possiamo ammirare gli imponenti resti della Villa dei Sette Bassi.

Casale del Sellaretto

Casale del Sellaretto

Se vogliamo tornare indietro verso Via Lemonia, percorriamo il viale rettilineo alla nostra destra, dopo il Casale.

Per maggiori informazioni, potete visitare il sito dei volontari per la tutela e la conservazione del Parco: www.parcoacquedotti.it/

Admin

Info: www.parcoacquedotti.it

Bibliografia:

F.Coarelli – Guida archeologica di Roma – Mondadori 2000

Note:

Il Parco degli Acquedotti è raggiungibile facilmente anche con i mezzi pubblici tra cui la metropolitana linea A con le fermate Lucio Sestio, Giulio Agricola e Subaugusta.

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