Area sacra di S.Omobono

Area sacra di S.Omobono

Area sacra di S.Omobono

Area sacra di S.Omobono

Si trova lungo il Vico Jugario, l’antica strada dei “costruttori di gioghi” che univa il Foro repubblicano al più antico porto fluviale di Roma (Porto Tiberino) e al Foro Olitorio, cioè il mercato della frutta e della verdura distinto e contrapposto al Foro Boario, il mercato degli animali situato nei pressi dell’Arco di Giano, le cui stalle si trovavano sotto l’ex Palazzo Pantanella dove si trova anche il Mitreo del Circo Massimo.

Chiesa di S.Omobono
Chiesa di S.Omobono

Quest’area archeologica è detta di S.Omobono dal nome della piccola Chiesa omonima che insiste sul sito, ricostruita sui resti della precedente chiesetta oratorio annessa all’ospedale di S.Maria in Portico e conosciuta come San Salvatore in Porticu.

La Chiesa, ad una sola navata, fu ceduta all’Università dei Sartori e dedicata nel 1575 a S.Omobono, santo originario di Cremona, patrono dei mercanti e dei cenciaioli.

La Chiesa ha utilizzato i resti del tempio arcaico sottostante dedicato alla Mater Matuta.

Tutta la c.d. area sacra di S.Omobono vanta una frequentazione molto antica, che data a partire dai sec. XIV-XIII a.C. come testimoniato da frammenti di ceramiche rinvenute nello strato più profondo degli scavi, provenienti probabilmente da un vicino antico villaggio situato nei pressi del Campidoglio.

Area sacra di S.Omobono
Retro di S.Omobono

Gli scavi nell’Area Sacra di S.Omobono risalgono al 1936 quando, si pose mano alla distruzione del quartiere medioevale tardo antico addossato alla rocca del Campidoglio. Si voleva infatti costruire in quel punto un nuovo edificio per il Governatorato, costruzione non più portata a termine dopo le importanti quanto fortuite scoperte.

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Questo santuario antichissimo è fatto risalire ai tempi del re Servio Tullio ( a cui viene attribuita anche la costruzione delle Mura Serviane) e attraversa nel tempo varie fasi costruttive di cui si sono trovate le tracce durante gli scavi.

L’Area Sacra di S.Omobono, era attraversata da una strada che collegava il Vico Jugario alla zona del Velabro, e ai margini della quale sono stati trovati resti di tabernae di varie epoche. Questa strada ad andamento NS, veniva poi intersecata da un’altra strada ad angolo retto, con andamento EO oggi individuabile in via Bucimazza.

Alcune delle tabernae  trovate lungo queste strade erano ambienti di produzione come testimoniano ritrovamenti di fornaci adibite alla lavorazione di metalli ma anche di pietre dure.

I Templi

Area sacra di S.Omobono: zona degli scavi
Area degli scavi

Un primo unico tempio arcaico probabilmente dedicato ad Ercole come attestato da alcune terrecotte rinvenute negli scavi, si trovava nell’area, con dimensioni ridotte rispetto ai templi successivi e orientamento diverso rispetto a questi.

Il culto di Ercole era ampiamente diffuso tra la comunità greca di mercanti insediata nella zona già all’epoca della fondazione di Roma come testimoniato dai ritrovamenti dell’Ara Maxima di Ercole sotto la Chiesa di S.Maria in Cosmedin e dal Tempio di Ercole Olivario.

La prima costruzione dei due templi gemelli (Fortuna e Mater Matuta), risale alla metà del VI secolo a.C., mentre la loro distruzione volontaria risale alla fine dello stesso secolo con l’avvento della Repubblica e la cacciata dei re etruschi.

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Tempio di Portuno
Tempio di Portuno e sullo sfondo quello di Ercole Olivario
Area sacra di S.Omobono
Scavi della fondazione del Tempio di Fortuna

I Templi vennero poi ricostruiti nel 396 a.C. da Marco Furio Camillo, censore e poi dittatore, inviato dal Senato romano contro i Veienti che si erano ribellati a Roma, ai quali inflisse una durissima sconfitta ricavandone un ingente bottino.

Un grande terrapieno andò a colmare i resti dei Templi primitivi distrutti, innalzando il livello del terreno di circa sei metri, sopra cui venne posta una pavimentazione in cappellaccio e la base dei due nuovi templi.

Sopra il grande podio posto a nord dell’area vennero costruiti i due templi gemelli caratterizzati ognuno da una unica cella con un frontale costituito da quattro colonne a cui si accedeva tramite dei gradini sul lato frontale.

Area sacra di S.Omobono: Donario
Donario circolare

Dopo questa fase ne seguì un’altra nel III sec. a.C., caratterizzata da una nuova pavimentazione in tufo e la ricostruzione (ennesima) dei due templi ad opera del console Marco Fulvio Flacco che conquistò, nel 264 a.C., Volsinii (attuale Bolsena), antica città etrusca da dove asportò circa 2000 statue in bronzo, forse sottratte a un vicino santuario etrusco.

In questa fase fu costruita una base circolare posta davanti ai due templi per le offerte votive e i sacrifici, dove erano poste alcune delle statuette di bronzo e ai lati, in corrispondenza dei templi, due altari.

S.Nicola in carcere
S.Nicola in carcere

Dopo l’incendio del 213 a.C. che distrusse il Foro Boario e anche i Templi dell’ Area Sacra di S.Omobono, Livio scrive che furono elette due commissioni di triumviri, la seconda delle quali per ricostruire il tempio della dea Fortuna e quello della Mater Matuta, al di qua della Porta Carmentale, oltre al Tempio della Speranza al di là della stessa porta, templi che l’anno precedente erano stati distrutti da un incendio.

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Del Tempio della Speranza rimangono sei colonne con architrave inglobate nel fianco sinistro della chiesa di San Nicola in Carcere.

Area sacra di S.Omobono: Tempio di Fortuna
Area del Tempio di Fortuna

Il Santuario dell’area sacra di S.Omobono, era dedicato, come detto, a due antiche divinità, Fortuna e Mater Matuta, due templi gemelli dove si praticava anche la prostituzione sacra.

Mater Matuta era la Dea della luce del mattino, quella stella (all’epoca era ritenuta tale) Lucifero che aiutava i marinai nella navigazione fino al sorgere del sole.

Tempio di Portuno
Tempio di Portuno

Nella zona c’era anche il Tempio di Portuno, altra divinità a protezione dei marinai, in quanto era il dio dei Porti, costruito sulle rive del Tevere nelle immediate vicinanze del Porto Tiberino, il più antico di Roma.

Davanti ai due templi sono state trovate tracce di due archi quadrifronti, forse quella Porta Triumphalis,  che si apriva tra la Porta Carmentalis e la Porta Flumentana, dove in occasioni solenni particolari, la processione proveniente dal Circo Flaminio si incolonnava per raggiungere il Velabro e il Foro Boario.

Per approfondire:

http://www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/roma_antica/aree_archeologiche/area_sacra_di_s_omobono

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