Tempio di Iside

 

Tempio di Iside

Il Tempio di Iside

A qualche centinaio di metri dalla Chiesa di S.Clemente in direzione di Via Merulana, sulla sinistra si apre un largo chiamato Piazza Iside dove si possono vedere degli imponenti resti antichi di quello che era il Tempio di Iside.

Tempio di Iside

Tempio di Iside

Per alcuni anni si ritenne che i questi resti appartenessero al complesso del Ludus Magnus, una delle scuole (la più importante) per gladiatori fatte costruire da Domiziano, al servizio dell’antico Anfiteatro Flavio.

Ludus Magnus

Ludus Magnus

 

Il vero Ludus Magnus fu poi scoperto nel 1937 nelle vicinanze dell’Anfiteatro tra la via Labicana e via di S. Giovanni in Laterano.

Centrale Montemartini : Ritratto di Domiziano

Ritratto di Domiziano

 

 

Il Tempio di Iside si trovava all’interno delle Mura Serviane che dagli Horti Maecenatis scendevano dal Colle Oppio per risalire sul Celio dove si trovava la Porta Querquetulana alla confluenza dell’odierna Via dei Santi Quattro (via Tusculana) con la via Santo Stefano Rotondo e la successiva Porta Caelimontana.

Il Tempio di Iside ospitava un culto importato dall’Egitto e diffuso in tutto il Mediterraneo ed era così importante da dare il nome a tutto il quartiere, che era la Regio III Isis et Serapis.

Mappa del Lanciani

Mappa del Lanciani

Si trattava di un  grande santuario  costruito sulle pendici del Colle Oppio, terrazzato con varie scalinate di raccordo, tra vasche e fontane con giochi d’acqua, data la forte pendenza di questo lato del Colle e fu probabilmente incorporato nella vicina Domus Aurea.

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Il modello di riferimento del santuario fu probabilmente il Tempio della Fortuna Primigenia nella città di Praeneste, oggi Palestrina (RM).

I resti attuali del Tempio di Iside si estendono tra Piazza Iside e via Pasquale Villari e sono inclusi nella proprietà odierna dell’Istituto Suore del Buono e Perpetuo Soccorso, con ingresso da Via Merulana.

Tempio di Iside (resti)

Tempio di Iside (resti)

Questo Tempio di Iside non era l’unico esistente a di Roma,un altro (Isis patricia) si trovava sempre all’Esquilino, nella zona del c.d. Tempio della Minerva Medica, negli Horti Liciniani dove si trovava la dimora dell’Imperatore Gallieno, il Palatium Licinium.

Tempio della Minerva Medica (Foto P.Petrocelli)

Tempio della Minerva Medica

Altri santuari erano: quello dedicato ad Iside e Serapide (Iseo Campense) nella zona del Pantheon, al Campo Marzio e quello ad Iside, detto Phrygianum nella zona del Vaticano. Un’altro, antichissimo si trovava sul Campidoglio (Arx).

L’Iseo Campense fu distrutto da dall’Imperatore Tiberio nel 19 d.C. a causa di un grave scandalo che coinvolse alcuni sacerdoti del Tempio. In seguito venne restaurato da Caligola ed in seguito successivamente anche dall’Imperatore Domiziano dopo un incendio che devastò il Campo Marzio nell’ 80 d.C.

Tracce di un Iseo risalente al II secolo si trovano nei sotterranei della Basilica Paleocristiana di Santa Sabina all’Aventino ed inoltre c’è la cosiddetta Aula Isiaca, sotto la Domus Flavia al Palatino.

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Un altro grande Tempio dedicato a Serapide, altra divinità greco-egiziana, in seguito collegata con Iside, si trovava invece nella zona tra Piazza della Pilotta e Piazza del Quirinale con resti ancora visibili tra Palazzo Colonna e la Pontificia Università Gregoriana e a cui si accedeva con una grandiosa scalinata.

Le rovine del Tempio di Iside di Via Labicana mostrano una facciata con due  nicchie absidate che probabilmente facevano parte di un grande Ninfeo con vasche terrazzate che raccordavano il Colle con un grande Tempio (che ormai contemplava anche il culto di Serapide) di forma rettangolare circondato da portici, che si estendeva fino alla Chiesa di San Clemente.

L’Isium Metellinum

Centrale Montemartini: Ritratto di Cleopatra

Ritratto di Cleopatra

L’Isium Metellinum, citato nell’Historia Augusta,  fu probabilmente il primo santuario dedicato ad Iside, fatto costruire in epoca repubblicana (I secolo a.C.) da Quinto Cecilio Metello Pio, generale che parteggiava per Silla durante la guerra civile contro Mario, e nominato nell’83 da Silla per la sua fedeltà Pontifex Maximus a dispetto della sua balbuzie.

Tempio di Iside

Tempio di Iside (resti)

Il Tempio di Iside di via Labicana fu abbandonato in occasione dei Decreti di Teodosio (tra il 391 e il 392 d.C.) contro le religioni pagane e demolito e spogliato dei marmi e delle decorazioni poi reimpiegati per altre costruzioni.

Nel 1653 fu ritrovate le tracce di un tempio egizio presso la vicina Chiesa dei Santi Marcellino e Pietro a Via Merulana.

Tempio di Iside

Tempio di Iside e alle spalle l’Istituto delle suore.

Altri resti del Tempio furono ritrovati incorporati nelle fondazioni di edifici del VII-VIII sec. al momento dello scavo per gettare le fondamenta di nuovi palazzi alla fine dell’800 e nella prima parte del 1900 come ci ricorda l’archeologo Rodolfo Lanciani.

Centrale Montemartini: Fanciulla con il peplo

Fanciulla con il peplo

Molte sculture relative a questo tempio furono ritrovate nei pressi, come il ritratto di Cleopatra , la testa di divinità tipo Hera nella zona della Chiesa dei Santi Pietro e Marcellino, e la Fanciulla con peplo e l’Afrodite tipo Arles nella zona della sovrastante via Ruggiero Bonghi esposte alla Centrale Montemartini.

TEmpio di Iside: fontana

Tempio di Iside: fontana

Negli ultimi anni c’è stato un radicale intervento di riqualificazione della Piazza Iside con il rifacimento della pavimentazione in sampietrini e un’area di rispetto intorno al monumento con pavimento in selci e creazione di un giardinetto con panchine e piccoli alberi per una migliore fruizione del monumento e alcuni lampioni di foggia simile a quelli posti in via Labicana.

Tempio di Iside

Tempio di Iside visto da via Villari

Il monumento è stato ripulito dalle erbacce, sono stati fatti degli scavi esplorativi con il rinvenimento di edifici di varie epoche, c’è stata la ricollocazione di una fontana in travertino rimossa negli anni ’60 del secolo scorso e ora ripristinata, una cancellata di protezione in ferro e alcuni cartelli esplicativi con molte foto a cura della Sovraintendenza Archeologica.

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Lello

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