Auditorium di Mecenate

Auditorium di Mecenate

                    Auditorium di Mecenate

 

A pochi passi da Piazza Vittorio Emanuele II sul Colle Esquilino, a Largo Leopardi (Via Merulana), c’è il sito archeologico conosciuto come Auditorium di Mecenate dal nome del proprietario dell’area al tempo dei Romani, Gaio Cilnio Mecenate,  amico e fidato consigliere di Augusto.

Auditorium di Mecenate

Auditorium di Mecenate

In questa zona si estendevano i grandi Horti Maecenatis creati su un’area dove a partire dalla protostoria, c’era una necropoli  conosciuta come Campus Esquilinus, adibita a luogo di sepoltura per povera gente, criminali, prostitute, in fosse comuni (puticoli) ma anche semplici tombe a cappuccina.

Moltissimi ritrovamenti di tombe ci sono stati in occasione dell’apertura della Via Giovanni Lanza e nella zona tra la Chiesa di S.Eusebio, Via Napoleone III°, l’Arco di S.Vito (Arco di Gallieno), al tempo della sistemazione di tutta l’area per costruirci Piazza Vittorio con i palazzi umbertini e la costruzione della moderna Via Merulana e , in generale di tutta la viabilità moderna negli anni immediatamente successivi al 1870.

Arco di Gallieno (Porta Esquilina)

Arco di Gallieno (Porta Esquilina)

Mecenate proprietario di questa vasta zona, nacque ad Arezzo da antica e ricca famiglia di origine etrusche, nel 68 a.C. e morì nell’ 8 a.C.

Fu amico e consigliere di Augusto per il quale svolse molteplici e delicate missioni diplomatiche.

Mecenate si circondò di scrittori e poeti di talento, sovvenzionandoli e ospitandoli, tra cui Virgilio, Orazio, Properzio, da qui il termine mecenatismo come sinonimo di protezione e finanziamento degli artisti.

Secondo Svetonio, sembra che da una costruzione in quest’area, la Torre Maecenatiana (non più esistente), l’imperatore Nerone tornato in tutta fretta dalla sua villa di Anzio, assistesse all’incendio di Roma del 64 d.C..

Da una credenza popolare sembra che la Torre Maecenatiana sia stata inglobata nella costruzione del Palazzo Field (noto come Palazzo Brancaccio), ultimo palazzo nobiliare costruito a Roma tra il 1886 ed il 1912 da una ricca ereditiera americana, Mary Elizabeth Hackson-Field, moglie del Principe Salvatore Brancaccio.

Auditorium di Mecenate: Palazzo Brancaccio

Palazzo Brancaccio

In questa zona c’erano anche le proprietà dei poeti Virgilio e Orazio, protetti di Mecenate.

Nell’angolo orientale della Piazza Vittorio, prospiciente all’antica Via Labicana, (oggi in corrispondenza di Via Principe Amedeo), c’era la cosiddetta Casa Tonda, un mausoleo di forma circolare, di 20 m. di diametro, posto su fondamenta quadrate, identificato come la probabile tomba di Mecenate.

Il mausoleo fu distrutto nel 1886, tra grandi polemiche, per procedere alla costruzione di Piazza Vittorio. Rimangono i resti delle fondamenta, ora reinterrate ma ritrovate durante lo scavo per la costruzione della linea A della Metropolitana.

Vicino a questa tomba, secondo le fonti letterarie (Svetonio) doveva esserci anche la tomba del poeta Orazio, vicino di casa e protetto di Mecenate.auditorium di mecenate

L’Auditorium di Mecenate, e le altre proprietà, dopo la morte del proprietario nell’8 a.C., passarono al demanio imperiale ed in seguito concesse in uso a Tiberio che vi abitò per molti anni al ritorno del suo esilio volontario da Rodi.

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In questa fase furono fatti vari rimaneggiamenti come vedremo in seguito.

Successivamente, nel II secolo d.C. la proprietà degli Horti Maecenatis passò a Marco Cornelio Frontone, maestro di retorica, come dimostra il ritrovamento di una fistula aquaria a poca distanza dall’Auditorium.

L’Auditorium di Mecenate fu scoperto durante gli scavi dell’area nel 1874.

L’edificio, parte della villa suburbana di Mecenate, fu edificato nel 30 a.C. circa, distruggendo un tratto delle Mura Serviane a cui si era addossato.

In seguito venne colmato il terrapieno che correva lungo le mura (l’Agger), per permettere la comunicazione tra gli ambienti della villa.

Auditorium di Mecenate: Mura Serviane

Mura Serviane

Il c.d. Auditorium di Mecenate è un’aula rettangolare semi ipogea di grandi dimensioni (m 24,10 x 10,60, e altezza m. 7,40 fino all’imposta della volta) e con l’abside sul lato corto a nord.

Il tetto, a botte, non esiste più ma a protezione dell’aula, fu predisposto un tetto moderno che copre tutta la struttura.

L’ingresso all’aula avviene tramite una rampa laterale in discesa con i muri in opera reticolata con un pavimento di piccoli listelli posti di taglio a lisca di pesce (opus spicatum).

Auditorium di Mecenate: rampa d'accesso

Auditorium di Mecenate: rampa d’accesso

Questa rampa che comprendeva anche una seconda rampa oggi non più esistente, ha fatto capire agli studiosi come questa costruzione fosse stato già in origine costruita in parte sotto il livello del terreno, per assicurare un ambiente fresco e gradevole destinato all’otium del proprietario e dei suoi amici.

Nella rampa di accesso ci sono tracce del pavimento originale costituito con un mosaico con piccole pietre bianche decorato con delle fasce rosse, che ritroviamo anche sulla parte sinistra dell’abside prima del muro avanti ai gradini . Qui c’è anche traccia del pavimento di marmo a losanghe bicolori chiare e grigie che venne a ricoprire quello primitivo,

Auditorium di Mecenate: pavimento originale con le strisce rosse

Pavimento originale con le strisce rosse

Chiariamo intanto che il c.d. Auditorium di Mecenate, era in realtà un Ninfeo, che, erroneamente all’atto del ritrovamento fu scambiato per auditorium dati i sette gradini semicircolari disposti nell’abside a formare una sorta di cavea teatrale.

Auditorium di Mecenate: Abside

Abside

 

Questi gradini, in origine ricoperti in marmo (si vedono benissimo i fori per le grappe dei marmi), erano però molto stretti per potersi sedere con comodo, da qui l’equivoco.

Ad un esame più approfondito, sono stati ritrovati in alto i fori (ora murati) per il passaggio dell’acqua.

Al momento dello scavo furono trovati altri ambienti (stanze e corridoi) che collegavano il Ninfeo al resto della lussuosa Villa.

Auditorium di Mecenate: una delle nicchie dell'abside

Una delle nicchie dell’abside

C’erano altri due ingressi all’aula, uno di fronte a quello odierno e l’altro sul lato corto che come gli altri ambienti collegati, sono stati murati e ricoperti.

In una seconda fase fu aggiunto anche il muretto che si trova ai piedi dei gradini del Ninfeo.

Auditorium di Mecenate: nicchie decorate alle pareti

Nicchie decorate alle pareti

L’aula è caratterizzata da sei grandi nicchie (decorate all’interno) per lato lungo le pareti laterali dipinte di rosso e cinque più piccole e meno profonde inserite nella parete curva di fondo, affrescate internamente come se fossero delle finestre che si aprono su un grande giardino con alberi, vasche e piccoli animali da ammirare sullo sfondo come fosse un grande bovindo.

Auditorium di Mecenate: le nicchie superiori

Nicchie superiori e il muretto avanti alle gradinate

Gli affreschi , vista l’estrema somiglianza a quelli della Villa di Livia a Prima Porta (Livia Drusilla sposa di Ottaviano Augusto), possiamo datarli alla fine del I Secolo a.C..

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Alla base delle nicchie inserite nella parete semicircolare dell’abside, corre un lungo fregio nero con scene dionisiache e giardini in miniatura dipinti in colore chiaro.

 

Auditorium di Mecenate: parte del fregio nero alla base delle nicchie superiori, decorato con scene dionisiache in miniatura.

Fregio nero alla base delle nicchie superiori, decorato con scene dionisiache in miniatura

Sull’intonaco dietro l’abside, non più visibile ormai, erano incisi dei versi di un’epigramma del poeta ellenistico Callimaco che alludono agli effetti del vino e dell’amore, che costituiscono un’allusione dell’utilizzo della sala come un triclinio estivo, cenacolo di intellettuali.

Sulla parete di fronte all’attuale ingresso sono esposti dei reperti marmorei trovati durante gli scavi.

Il tutto è abbastanza ben conservato e la collocazione parzialmente sotterranea consente di isolarsi in un gradevole silenzio a dispetto del traffico automobilistico della via Merulana.

Purtroppo, a mio avviso, l’illuminazione uniforme consente poco agevolmente di penetrare le ombre che coprono parzialmente le profonde nicchie per poterne ammirare i magnifici affreschi.

L’Auditorium di Mecenate è una piccola (e, per fortuna, ben conservata) parte della ricchissima Villa di Mecenate e si trova a pochissima distanza dalle grandiose Terme di Traiano con le relative Cisterne di Via delle Sette Sale, costruite da Apollodoro di Damasco (che aveva costruite nello stesso periodo anche il Foro di Traiano ed i c.d. Mercati di Traiano).

Auditorium di Mecenate: Subura

Subura

L’area degli Horti Maecenatis era indubbiamente una zona di gran pregio vista l’altura che permetteva di dominare Roma, con vista sulla Sabina, la difendeva dai numerosi incendi della vicina e turbolenta Subura e aveva il pregio dell’estrema vicinanza alla Domus Aurea di Nerone.

A poca distanza, in occasione degli scavi, in via Merulana, fu ritrovata un’altra villa con terme private.

Poco oltre, prendendo a destra per via Pasquale Villari arriviamo in Piazza Iside dove vi sono le rovine del Tempio di Iside.

Tempio di Iside

Tempio di Iside

Durante i grandi sbancamenti di terreno fatti per la costruzione della Piazza Vittorio Emanuele II  con i suoi nove grandi palazzi con i portici, destinati ad accogliere i funzionari statali provenienti da Firenze (precedente Capitale) e sopratutto da Torino, vennero

Piazza Vittorio: uno dei tipici palazzi con i portici

Piazza Vittorio: uno dei palazzi con i portici caratteristici

alla luce la grande necropoli arcaica e tutta una serie di costruzioni successive come appunto questo c.d. Auditorium, e, negli ultimi anni del secolo scorso (2006-2009) anche una splendida e lussuosa villa appartenuta al Console Lucio Elio Lamia (ci troviamo al confine degli Horti Maecenatis) amico di Traiano e proprietario degli Horti Lamiani e Maiani, e, alla sua morte, passata in uso all’Imperatore Caligola.

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Questi ultimi scavi sono stati condotti a Piazza Vittorio nel corso della ricostruzione di un palazzo abbattuto alcuni anni prima in quanto pericolante. Il palazzo ospita attualmente la sede dell’EMPAM.

Piazza Dante: Casse di Risparmio Postali, lato posteriore

Casse di Risparmio Postali : vista posteriore

Scavi ancora in corso sotto il Palazzo delle Casse di Risparmio Postali, a Piazza Dante, hanno permesso di ritrovare altri ambienti (terrazzati, vista la conformazione del terreno, in discesa verso S.Giovanni e Via Merulana) della stessa Villa del Console Lamia.

Gruppo del Laocoonte

Gruppo del Laocoonte

Durante gli scavi nella zona del Colle Oppio (nella zona delle Terme di Traiano), fu ritrovato il famoso Gruppo del Laocoonte, (copia di un originale greco in bronzo), che Plinio il vecchio testimoniava aver visto in casa dell’Imperatore Tito.

La dimora di Tito, insieme alle sue Terme, si trovava molto vicino al Colosseo (vedi mappa sopra) e si pensa contenesse anche un Mitreo.

Piranesi: Veduta delle Terme di Tito

Piranesi: Veduta delle Terme di Tito

Per maggiori particolari su questo Mitreo leggi il mio articolo “Il Mitraismo a Roma“.

Il Gruppo del Laocoonte che risalirebbe ad un periodo tra la prima metà del II Secolo e la prima metà del I Secolo a.C., è ora conservato ai Musei Vaticani.

 testa di amazzone

Testa di amazzone

Venere Esquilina

Venere Esquilina

Un gran numero di statue di ottima fattura, tra cui: la Venere Esquilina, la statua di Igea, mosaico con Oreste ed Ifigenia, Testa di Amazzone, Statua di Eros tipo Centocelle, Il Toro Brancaccio, Statua di Marsia , Ritratto di Faustina maggiore (moglie di Antonino Pio), il Discobolo Lancellotti (ora al Palazzo Massimo) e molte altre furono ritrovate in quest’area e ora sono conservate nell’aula dedicata agli Orti di Mecenate ai Musei Capitolini.

PiazzaVittorio Emanuele II: Palazzo ENPAM

Palazzo ENPAM

Molte statue in frammenti, erano state usate in antichità incorporandole nei muri come materiale di costruzione. Ci sono molti esempi di questa tecnica costruttiva osservata qui all’Esquilino.

In alcuni casi, recuperando i frammenti è stato possibile fortunatamente ricomporre l’opera originale.

Auditorium di Mecenate: Ritratto di Faustina maggiore

Ritratto di Faustina maggiore

Alcune statue, nella zona di Piazza Dante, furono ritrovate ammucchiate e coperte tutte nello stesso posto, come se si fosse cercato di proteggerle da furti e/o spoliazioni future. Tra le statue trovate in questa zona (Horti Lamiani) c’è una testa di Priapo di età augustea.

Centrale Montemartini: Testa di Priapo

Testa di Priapo

Purtroppo gli scavi e i ritrovamenti nella zona dell’Esquilino, avvennero in maniera poco “scientifica”, pressati dall’urgenza della costruzione del nuovo grande quartiere e moltissime cose ritenute di secondaria importanza, furono solamente accatastate nei depositi comunali, senza schede, o con schede ormai illeggibili cosi che oggi non è possibile stabilire da dove esattamente provenissero i reperti. Altre emergenze furono semplicemente sotterrate o distrutte.

Lello

Bibliografia:

F.Coarelli: Guide Archeologiche Roma – Mondadori, 2000

Info:

www.sovraintendenzaroma.it

 

 Note: Ho effettuato la visita all’Auditorium di Mecenate con l’Associazione culturale Rome4u & Roma e Lazio x te con l’Archeologa D.ssa Ilaria Manzione, persona molto preparata che, alla fine della visita, ci ha accompagnati per un fuori programma nella vicinissima Piazza Vittorio per ammirare anche il grande ninfeo di Alessandro Severo c.d. Trofei di Mario.

http://romaelazioperte.blogspot.it

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